Home Attualità Il penultimatum di Conte sulle armi e il suicidio dei cinquestelle

Il penultimatum di Conte sulle armi e il suicidio dei cinquestelle

by Romano Franco

La commedia a cinquestelle non pare finita e, dopo l’escalation di toni avuta tra Conte e Di Maio, dall’organo del Movimento non arriva alcun nuovo ordine.

Non ci sarà nessuna espulsione per Luigi Di Maio che secondo Riccarco Ricciardi, vicepresidente dei cinquestelle, “da capo politico ha espulso persone per cose molto meno gravi”.

Ma l’espulsione di Di Maio può attendere e sul tema armi la retromarcia di Conte, professionista di penultimatum, è quasi ultimata.

Il ministro grillino aveva fatto intendere che il tema delle armi avrebbe potuto provocare una scissione all’interno del Movimento e Conte, in maniera pavida, dopo tanto folklore e tanta aria fritta, si appresta a fare una sgommata per ritornare alla posizione iniziale. Armi a volontà.

“Non c’è un partito che ha una risoluzione”, il testo “si scrive a maggioranza. In questo Consiglio Ue non si parla di inviare o no le armi. Non c’è, non è previsto un ulteriore invio di armi dall’Italia. Si tratteranno (nella risoluzione) gli argomenti del Consiglio Ue. Come linea politica, chiediamo che l’Italia si impegni in prima linea per una de-escalation militare e un coinvolgimento del Parlamento nelle scelte che si faranno d’ora in poi”, ha spiegato Conte, pochi minuti prima dell’inizio del Consiglio M5S.

”Se questo è essere filo-putin anche il Papa lo è. Draghi stesso ha detto tornando dal viaggio in Ucraina che Zelensky non ha posto una questione di armi”.

Ma le parole di Conte vengono smentite dallo stesso Zelensky che, dopo la visita del premier italiano con Macron e Scholz a Kiev, ha parlato espressamente della necessità per l’Ucraina di avere “armi pesanti e moderne”.

Ma gaffe a parte, Conte si è detto “dispiaciuto” per l’accusa rivolta al Movimento da parte di Di Maio che lo ha definito poco democratico.

La caduta dei cinquestelle

Il Movimento, nato come un gruppo “rivoluzionario”, ha perso il suo smalto e gran parte del suo coraggio che fino al 2018 gli aveva fatto guadagnare un grande consenso.

Nati per molestare e mettere in ordine la politica italiana hanno finito per adagiarsi al sistema e venir corrotti dallo stesso potere che condannavano.

E’ proprio questa la contraddizione con cui il Movimento combatte ogni giorno e se un domani volesse ritornare a riconquistare qualche voto dovrà scongiurare le forti contraddizioni di cui oggi è vittima, una di queste si chiama Luigi Di Maio.

Il ministro degli Esteri è diventato l’antitesi del pensiero che ristagnava nei cinquestelle agli albori e, nato come un Masaniello, è diventato oramai parte del sistema che ai tempi lo stesso ministro voleva combattere: quello dei poteri forti che assoggettava e corrompeva la politica per andare contro gli interessi degli italiani favorendo le lobby; in questo caso di armi.

Inoltre il Movimento non conta nulla e, nonostante abbia il partito più numeroso, non viene ascoltato minimamente dalla sua maggioranza, infatti, le richieste di Conte hanno la stessa rilevanza dei volantini pubblicitari per Palazzo Chigi che, non solo, non prende in considerazione lo stop di invio di armi a Kiev, ma, non accetta neanche di mettere al vaglio del Parlamento tutte le decisioni del governo su temi così delicati.

Continuano ad essere giorni tristi per la democrazia e per il Parlamento e anche chi si improvvisa William Wallace finisce per essere rimesso a cuccia senza troppi fronzoli.

E’ finito da un pezzo il periodo dei cuori impavidi e il coraggio di fare la scelta giusta è stato inghiottito dalla bramosia del singolo di fare carriera e soldi.

Pensare che Conte potesse optare per la soluzione più giusta e ambita dagli italiani è stata un’illusione che vale ai cinquestelle la caduta nell’oblio e se l’ex premier continua a prendere queste decisioni poco coraggiose e contraddittorie non servono gli avversari per ammazzare il MoVimento poiché il seppuku praticato dai grillini è quasi ultimato.

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