Home Attualità Giorgia Meloni si dissocia su due referendum promossi da Salvini e dai Radicali

Giorgia Meloni si dissocia su due referendum promossi da Salvini e dai Radicali

by Rosario Sorace

Al contrario di Matteo Salvini, che non vede l’ora di apparire sotto i riflettori della scena politica dando tutto il suo endorsement sul referendum, Giorgia Meloni riflette distanziandosi dal leader della Lega e dichiarando che non firma sulla custodia cautelare e per la legge Severino.

In tal modo la segretaria di Fdi segna una differenza marcata con Salvini su alcuni temi: “Sicurezza e lotta alla corruzione sono valori non negoziabili” , spiega la leader di Fratelli d’Italia, affermando che i quesiti sono “figli più della legittima cultura radicale che quella della destra nazionale”.

Quindi ha segnato in modo chiaro e netto un contrasto con la Lega che avrà naturalmente ripercussioni anche in un eventuale futuro governo di centro destra.

Nelle parole della Meloni si è voluta sottolineare l’incoerenza della posizione del leghista e, quindi, la leader di Fratelli d’Italia ha annunciato il sostegno ai referendum promossi dalla Lega e dal Partito Radicale con questa distinzione e precisazione: “Per la destra italiana, da sempre, sicurezza e lotta alla corruzione sono valori non negoziabili”.

Anzi, adesso, fa sapere pubblicamente le differenze che la dividono da Salvini sfidandolo e spiegando che Fratelli d’Italia raccoglierà le firme, ma non per tutti i sei quesiti depositati: “Faranno eccezione, nei nostri gazebo, quello sulle misure cautelari e quello sulla legge Severino, figli più della legittima cultura radicale che quella della destra nazionale. La proposta referendaria sulla carcerazione preventiva impedirebbe di arrestare spacciatori e delinquenti comuni che vivono dei proventi dei loro crimini. Noi vogliamo fermare la criminalità senza se e senza ma”.

E poi aggiunge anche che, abrogare la legge che sancisce l’incandidabilità per i condannati definitivi, sarebbe “un passo indietro nella lotta alla corruzione e rischierebbe di dare il potere ad alcuni magistrati di scegliere quali politici condannati far ricandidare e quali interdire dai pubblici uffici”.

Oggi la Meloni secondo i sondaggi è il primo partito e si permette di dettare la linea di orientamento della coalizione, divisa quasi da sempre dall’inizio della legislatura. La Meloni invita, altresì, i propri elettori e sostenitori per firmare i quattro quesiti sulla magistratura che prevedono in sintesi: niente più firme per candidarsi al Csm, responsabilità diretta, diritto di voto agli avvocati nei Consigli giudiziari e separazione delle carriere.

Mentre non si dichiara d’accordo per gli altri due “diritto sostanziale”, che intendono allargare le possibilità di abolire penalmente la custodia cautelare per la maggior parte dei reati e lo stop all’incandidabilità per i politici condannati. E la Meloni, criticabile per quanto si vuole, non può essere ritenuta come una politica incoerente, e, infatti, si è tirata fuori da questi due punti di vista connotati da sempre come essenziali dai radicali che confliggono con la visione di destra che invece è securitaria.

Su questa tema è intervenuto anche Piercamillo Davigo che ha fatto notare la posizione incoerente di Salvini in quanto “la Lega si qualifica come partito di destra e – in tutto il mondo, ma evidentemente non in Italia – la destra vuole legge e ordine”.

Allora è facile fare il termine di paragone per esempio quando da una parte Salvini è sostenitore della legittima difesa domiciliare, punto essenziale e battaglia prioritaria del Carroccio, e dall’altra, invece , si fa promotore di un referendum che impedirebbe di mantenere in carcere persino un ladro che viene colto in flagrante.

Sono quindi domande legittime che gli osservatori politici e i partiti si pongono e che mettono in serio imbarazzo il leader leghista anche nei confronti della propria tradizionale e storica base elettorale. Intanto, sui social si susseguono i post di dissociazione di sostenitori leghisti a questa campagna referendaria che rischiano ancora una volta di consentire a Giorgia Meloni di intercettare gli umori dell’elettorato leghista in uscita, stanco delle giravolte di Salvini.

Anche se qualcuno naturalmente giustifica la nuova collocazione di Salvini su questi temi come un altro tentativo di avvicinamento verso le posizioni garantiste di Forza Italia che servirebbero per cementare meglio la proposta di una federazione con i berlusconiani e che potrebbe rafforzare questo nuovo polo moderato proteso ad acquisire consensi in un elettorato di destra legalitaria, tentando di frenare l’ascesa impetuosa di Fratelli d’Italia che nei sondaggi appare inarrestabile.

Nel frattempo i promotori del referendum hanno fatto sapere di aver superato, alle 17 di domenica, le 100mila firme raccolte su 500mila da raggiungere entro il 30 settembre, che sono i numeri utili per poter tenere il referendum nella primavera 2022.

Salvini segnala il successo della campagna: “Una risposta popolare incredibile, supereremo il milione”, e sulla norme relative alla Severino dice che la legge “impedisce la candidatura di sindaci anche senza una condanna in via definitiva. Invece io il sindaco lo voglio tutelare dal punto di vista economico e giuridico. Ne ho visti troppi decaduti, indagati, arrestati e poi assolti e senza che nessuno abbia pagato”.

Bisogna segnalare che i personaggi pubblici che si sono recati ai gazebo fanno parte di un’area diversa e spesso in contrasto tra cui Vittorio Feltri, Roberto Giachetti, Hoara Borselli, David Parenzo e persino Luca Palamara, che sembra sempre più filare d’amore e d’accordo con la Lega.

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