Home In evidenza Eutanasia: “La mia vita appartiene a me”. Cappato e Welby vengono assolti

Eutanasia: “La mia vita appartiene a me”. Cappato e Welby vengono assolti

by Romano Franco

La sentenza della Corte di Appello di Genova ha assolto Marco Cappato e Mina Welby in merito alla vicenda di Davide Trentini, il 53enne malato di sclerosi multipla, portato in una clinica svizzera nel 2017 per mettere fine alle sue sofferenze.

La sentenza della Corte d’Appello recita: “Il lapidario divieto di aiutare taluno a procurarsi la morte, contenuto nella norma coniata in un periodo storico risalente in cui lo scopo unico era tutelare ad ogni costo la vita intesa come bene sociale, va coniugato col diritto ad una vita dignitosa e col diritto al rifiuto di trattamenti terapeutici a fronte di una malattia che abbia esito certamente infausto, a conclusione di un percorso altrettanto certo di dolore acutissimo e senza fine”.

Nel testo si evidenzia chiaramente la libertà personale che risulta un diritto inviolabile, per quanto concerne la dignità di Davide Trentini. E’ perciò inaudito che venga messa in dubbio questa libertà personale solo perché alcune persone non lo concepiscono, o per ristrettezza di vedute o a causa dei propri dogmi religiosi.

Ma queste cose già si sanno dal 25 settembre 2019 quando la Corte Costituzionale, con la sentenza storica sul caso di Dj Fabo, ha ritenuto che non è perseguibile “chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.

Per tanto, al tempo, la Consulta accusò fortemente la politica di non essere riuscita a sostenere un “indispensabile intervento del legislatore”, subordinando “la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua e alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del Ssn”.

Una battaglia civile che, secondo Cappato, nonostante “nessuna adesione tra i principali partiti, l’ostruzionismo in molti comuni che non collaborano negando strade e piazze” e soprattutto il governo che rinvia in modo “estenuante la decisione sul tema della sottoscrizione telematica via Spid e firma digitale”, viaggia a vele spedite. Sono già 100mila le firme raccolte, in quello che viene definito “un piccolo miracolo laico” da parte dei promotori, che puntano a raggiungere le 500mila sottoscrizioni entro il 30 settembre prossimo.

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