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E se fosse tutto inutile?

by Nico Dente Gattola

I partiti, dopo la decisione di Mattarella di sciogliere le camere, stanno cominciando ad avviare la macchina del voto, per una delle campagne elettorali più strane della storia repubblicana, anzi senza mezza termini, quella più strana di tutte.

E si perché votare in settembre, con una propaganda da condurre nel mese di agosto, non è retorica sotto l’ombrellone è una cosa che non si era mai vista.

Il voto in estate non è una novità, viste le ultime regionali, ma è differente, in quanto in quell’occasione il voto è stato posposto per l’emergenza covid, altrimenti si sarebbe svolto prima.

Questa volta è differente, poiché la data è stata scelta deliberatamente, essendo opportuno avere un governo nel pieno dei suoi poteri, all’atto di varare la legge di stabilità.

Del resto il Presidente Mattarella, visti gli ultimi accadimenti, non aveva molte scelte, essendo venuta meno la maggioranza che sosteneva l’esecutivo Draghi; maggioranza che anche se fosse sopravvissuta a questo momento difficilmente avrebbe assicurato una navigazione serena al governo.

Questo perché composta da forze politiche troppo eterogenee tra loro, quindi impossibilitate, pena la perdita di consenso, a cercare una coesione.

Per la verità la mancanza di coesione tra le forze di maggioranza è stata una costante della legislatura, che ci stiamo lasciando alle spalle, con l’impossibilità di avere una maggioranza realmente tale, ovvero con i numeri per governare, in base ai risultati delle urne.

Tutti i governi che si sono succeduti, sono stato frutto di alchimie politiche, veri e propri obbrobri politici, si può dire esperimenti “contro natura” che sono naufragati in poco tempo, dopo interminabili agonie.

Questo vale per i due esecutivi a guida Conte, in cui siamo passati da una coalizione 5 stelle – lega ad una coalizione PD – 5 stelle (solo per parlare degli azionisti principali), con i pentastellati che si sono alleati nel giro di poco più di un anno con forze politiche tra di loro in antitesi.

Per tacere del governo Draghi, in cui addirittura abbiamo assistito addirittura all’alleanza tra la lega e il partito democratico.

Insomma, il clima politico è alquanto difficile e non assicura assolutamente la stabilità, con un quadro in cui latitano personalità in grado di farsi carico di condurre il gioco.

Una grande responsabilità della situazione che stiamo vivendo è anche da attribuirsi alla pessima legge elettorale, il Rosatellum, che rende praticamente impossibile la formazione di maggioranze chiare, favorendo la nascita di coalizioni fragili.

Le stesse coalizioni appaiono sempre più in contraddizione al loro interno, sia a destra che a sinistra, tanto è vero che per il momento Letta dal lato centro sinistra, non avanza esplicitamente pretese di leadership della coalizione e a destra vige il caos più assoluto: lo prova il fatto che Salvini, Meloni e Berlusconi accennano alla questione con nervosismo sempre maggiore.

A questo punto, viste le premesse è legittimo domandarsi se sia stato realmente utile, sciogliere le camere, vigente questa legge elettorale.

Chiaro, la governabilità del paese, esige una legge elettorale nettamente migliore, sia essa proporzionale o maggioritaria, perché solo in questo modo si favorirà, una reale stabilità e quindi l’avvio di una nuova stagione.

In assenza di ciò, dando per scontato che il senso di responsabilità dei partiti non cambierà è abbastanza ragionevole ritenere che all’indomani delle prossime elezioni, ci troveremo davanti ad un parlamento fotocopia di quello attuale, almeno nella frammentazione.

Di conseguenza l’ingovernabilità sarebbe garantita e sarebbe gioco forza ricorrere alle medesime alleanze attuali, se non in versione ancora più ardita. Per dire, ci si potrebbe benissimo trovare davanti all’innaturale alleanza tra il PD e FDI.

Può non piacere, ma questa è la realtà che produrrebbe inevitabilmente esecutivi deboli, incapaci di poter incidere con le proprie scelte e perennemente paralizzati dai veti incrociati.

Ecco perché, sarebbe stato opportuno che all’indomani della nascita del governo Draghi si fosse messa in agenda anche la legge elettorale, senza correre il rischio di relegare l’Italia ad una nuova instabilità.

A quel punto sarebbe stato tutto inutile, anche questa crisi, che avrebbe solo spianato la strada ad un esecutivo ancora più debole.

La verità è che il nostro paese attraversa una crisi di sistema che a furia di rendere inutile l’esito elettorale, potrebbe portare alla fine della democrazia.

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