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Il professor Tito Boeri, economista della Bocconi ed ex presidente dell’Inps, giudica debole e contraddittoria la scelta del governo di abolire il bollo auto finanziandola con risorse del Pnrr. Secondo Boeri, la misura da circa 2,3 miliardi rischia di creare debito, penalizzare le Regioni e andare in contrasto con gli obiettivi ambientali del Piano.
Perché il Pnrr non è la risposta
Boeri mette in dubbio la possibilità di usare fondi del Pnrr per coprire una riduzione di tasse. Quelle risorse, spiega, sono pensate principalmente per investimenti in conto capitale e non per spese correnti o trasferimenti permanenti.

In aggiunta, il Pnrr non è costituito soltanto da sovvenzioni: «oltre 120 miliardi sono prestiti». Se i 2,3 miliardi citati dal governo fossero in gran parte prestiti, osserva Boeri, significherebbe semplicemente accrescere l’indebitamento pubblico per una misura che il governo definisce però «strutturale».
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Contraddizione sulla natura della misura
Secondo l’economista, la presentazione della cancellazione del bollo come intervento permanente è incongruente rispetto all’uso di risorse una tantum del Pnrr. Anche se il governo prevede di finanziarla con il Pnrr per il 2027 e poi di inserire la spesa nelle leggi di bilancio successive, Boeri avverte che così si scaricano gli oneri sui governi futuri.
«Se non si trovano coperture strutturali, la misura non è strutturale», sintetizza. E aggiunge che affidare oggi la continuità alla buona volontà dei successori politici pregiudica la sostenibilità della scelta.
Il nodo delle Regioni e il rischio fiscale
Un effetto concreto, secondo Boeri, è la perdita di gettito per le amministrazioni regionali. Il governo prevede una compensazione per l’anno in corso, ma dal 2028 questa protezione potrebbe venire a mancare.
Il risultato probabile: le Regioni cercheranno di recuperare risorse aumentando l’addizionale Irpef. Questo tipo di maggiorazione colpirebbe soprattutto pensionati e lavoratori, che insieme rappresentano la quasi totalità delle entrate Irpef.
Dove spendere quei 2,3 miliardi
Boeri indica una priorità diversa: la sanità territoriale. Se ci fossero effettivamente risorse aggiuntive, preferirebbe destinarle a campagne di vaccinazione, assunzioni di personale infermieristico e al funzionamento reale delle case di comunità, molte delle quali esistono ancora solo sulla carta.

Un impiego del genere, sottolinea, risulterebbe anche più coerente con lo spirito degli investimenti previsti dal Pnrr, che mirano a rafforzare servizi e infrastrutture.
Ambiente, auto inquinanti e distribuzione dei benefici
Boeri segnala un paradosso: la misura potrebbe favorire proprietari di veicoli più inquinanti. La cancellazione del bollo non è legata al reddito del beneficiario, né alla classe di emissioni dell’auto. Di conseguenza, famiglie abbienti con più automobili — anche con modelli d’élite — potrebbero avvantaggiarsi tanto quanto i cittadini a basso reddito.
Questo contrasta con gli obiettivi «green» del Pnrr, poiché le tasse più alte gravano in genere sui veicoli più inquinanti.
Tempistica politica e combustibili
La decisione arriva a breve distanza dalle elezioni politiche, e Boeri la paragona a scelte simili in campagna elettorale del passato. Ritiene che la mossa abbia una forte componente politica.
Collegata a questa operazione, secondo Boeri, c’è la gestione delle accise sui carburanti. Il governo ha dovuto rinunciare a un taglio continuativo perché insostenibile e ora rischia di apparire responsabile anche per l’imminente rincaro di benzina e gasolio, fenomeno legato più al mercato internazionale che a scelte nazionali.
Un provvedimento poco mirato
Infine, Boeri definisce l’intervento politicamente rischioso e meno efficace di alternative più selettive. Un pacchetto mirato, sostiene, avrebbe potuto concentrare aiuti sulle categorie più bisognose e su chi realmente dipende dall’uso di carburanti per lavoro o mobilità quotidiana.
«Non sono un sondaggista», conclude Boeri, ma ritiene che la scelta possa rivelarsi un «autogol» politico e una soluzione poco sostenibile sul piano economico e fiscale.











