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Bruxelles frena sull’uso dei risparmi legati al Pnrr per coprire l’abolizione del bollo auto: la misura sarà esaminata nel quadro del prossimo Semestre europeo. Roma risponde rivendicando la piena disponibilità delle somme e la loro natura nazionale.
La posizione della Commissione
«Prendiamo atto della nuova misura adottata dal Consiglio dei ministri», ha dichiarato all’ANSA un portavoce della Commissione europea, interpellato sull’eliminazione del bollo per alcune categorie di veicoli. I servizi di Bruxelles valuteranno l’intervento alla luce della Relazione per Paese 2026 e delle Raccomandazioni specifiche per Paese 2026, inserendolo nel contesto del Semestre europeo 2027.
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La Commissione ha inoltre ricordato che il dispositivo per la ripresa e la resilienza è uno strumento «basato sui risultati» e che i pagamenti agli Stati membri si effettuano in funzione degli obiettivi raggiunti. Da questo principio deriva la necessità di un’analisi formale prima di pronunciarsi sulla presunta rimodulazione delle risorse Pnrr.
La replica di Roma
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha risposto a margine dell’Eurogruppo. Secondo il titolare del Tesoro, i risparmi sui prestiti contratti nell’ambito del Pnrr «sono soldi nazionali, non risorse europee».
Giorgetti ha precisato che si tratta di risorse del bilancio dello Stato e che «il governo e soprattutto il Parlamento ne dispongono come meglio ritengono». Parole che segnalano la volontà dell’esecutivo di difendere l’operazione finanziaria che sostiene l’esenzione dal bollo.
Quanto vale l’intervento
Il decreto approvato esenta dal bollo, per il 2027, le autovetture di media-piccola cilindrata e le motociclette. La copertura economica del provvedimento arriva in gran parte da poste già accertate sul Pnrr: secondo il testo, sono stanziati 1,698 miliardi a fronte di un costo complessivo di circa 2,3 miliardi.

La ripartizione indicata nella tabella allegata al decreto prevede 200 milioni per l’anno in corso, 1,460 miliardi per il 2027 e 38 milioni per il 2028. L’articolo 7 del decreto disciplina poi l’utilizzo e la rimodulazione di numerose voci ministeriali in modo frazionato per coprire il resto dell’onere.
Altri interventi e micro-poste
Oltre alle risorse collegate al Pnrr, il decreto mobilita diverse micro-fonti per completare la copertura finanziaria. Tra queste figurano 24,3 milioni per il 2027 ottenuti con maggiori entrate e minori spese legate alle accise, e voci che riducono stanziamenti interni del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
In dettaglio, vengono usati 67,8 milioni per il 2026 e 309 milioni per il 2027 mediante una corrispondente riduzione del programma «Fondi da assegnare» della missione «Fondi da ripartire» (23.1). Altri 20 milioni per il 2026 provengono dal programma «Fondi di riserva e speciali» (23.2) dello stesso Ministero.
Il decreto prevede inoltre 100 milioni per ciascuno degli anni 2026 e 2027 dal Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente, 70 milioni per il 2027 dal Fondo per esigenze indifferibili e ulteriori riduzioni del Fondo interventi strutturali di politica economica (125,9 milioni per il 2026 e 270 milioni per il 2027).
Tagli ministero per ministero
Per reperire le somme residue l’intervento opera su un ampio spettro di capitoli ministeriali. L’articolo elenca accantonamenti specifici per ciascun dicastero, con importi distinti per il 2026 e il 2027.
Tra i principali tagli indicati figurano: il Ministero dell’Economia e delle Finanze (25,654 milioni per il 2026 e 41,573 milioni per il 2027); il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (7 milioni e 8,967 milioni); il Ministero dell’Università e della Ricerca (12,2 milioni e 11,34 milioni); il Ministero della Difesa (8,5 milioni e 12,486 milioni).
Altri accantonamenti toccano il lavoro (8,165 milioni per il 2026 e 6 milioni per il 2027), gli affari esteri (6 milioni e 7,139 milioni), l’ambiente e la sicurezza energetica (6,2 milioni e 7,02 milioni), la salute (6,415 milioni e 8,784 milioni), e la cultura (4,853 milioni e 6,5 milioni).
Tagli di minore entità sono previsti per agricoltura, giustizia, istruzione, interni, infrastrutture e turismo. L’elenco riportato dall’articolo indica anche cifre molto ridotte per alcune voci, come 21.000 euro per la giustizia nel 2026 e 111.000 euro per l’agricoltura nel 2027.
Cosa succede adesso
Non è prevista una presa di posizione immediata da parte di Bruxelles: la misura passerà attraverso le verifiche ordinarie del Semestre europeo e dei documenti di valutazione paese. Questo processo determinerà se e come l’uso delle poste legate al Pnrr può essere considerato compatibile con le regole del dispositivo per la ripresa e la resilienza.
Nel frattempo, Roma considera chiusa la questione sulla titolarità delle somme. Restano aperti i confronti tecnici tra le autorità italiane e la Commissione, che dovranno chiarire aspetti procedurali e contabili prima di una valutazione finale.











