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Mentre i prezzi alla pompa continuano a salire, il governo ha prorogato per pochi giorni il taglio sulle accise solo per il diesel, rinviando a un intervento «selettivo» basato sul reddito una misura più ampia. La decisione porta liquidità immediata alle casse pubbliche, ma non incide sugli extra‑profitti delle compagnie energetiche e scatena critiche da consumatori e opposizioni.
Cosa ha deciso l’esecutivo
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Il Consiglio dei ministri ha esteso fino al 5 settembre lo sconto sulle accise pari a 14 centesimi al litro (circa 17 centesimi con l’Iva), applicato però soltanto al gasolio. Per la benzina non è stato disposto alcun intervento. Accanto alla proroga è stato confermato il rinnovo del credito d’imposta per le imprese di autotrasporto.
Il costo della misura è stimato attorno ai 130 milioni e si aggiunge ai oltre 2,5 miliardi spesi finora, secondo quanto riferito dal governo.
Come vengono trovate le risorse
Il finanziamento proviene da anticipi versati da grandi società energetiche: una sorta di prestito temporaneo concordato con i gruppi coinvolti. Le imprese con ricavi superiori a 20 miliardi di euro che distribuiscono dividendi — in pratica Eni ed Enel — verseranno un acconto all’erario. Quello versato sarà contabilizzato come un credito d’imposta utilizzabile in seguito.
La mossa garantisce liquidità immediata alle casse pubbliche, ma non rappresenta una tassazione degli extra‑profitti conseguiti dalle compagnie.
Le reazioni delle associazioni dei consumatori
Per l’Unione Nazionale Consumatori si tratta di una risposta insufficiente: il presidente Massimiliano Dona parla di una «mezza pezza per il gasolio e nulla per la benzina» e chiede provvedimenti strutturali per evitare rendite straordinarie a favore delle società petrolifere.

Federconsumatori, che aveva sollecitato sconti più generosi (almeno 20 centesimi sulla benzina e 25 sul diesel), definisce l’intervento limitato e insiste sulla necessità di controlli più rigorosi contro possibili fenomeni speculativi. Anche il Codacons propone di destinare una quota degli extraprofitti a misure volte a ridurre i prezzi alla pompa.
Confesercenti giudica utile una ulteriore proroga, ma avverte che il caro carburanti non si risolve con misure temporanee: servono interventi fiscali mirati e strutturali per evitare che gli aumenti si trasferiscano su imprese, famiglie e consumi.
Diviso il quadro politico
La maggioranza appare spaccata sul tema degli extraprofitti, con Forza Italia apertamente contraria alla loro tassazione. Sul tavolo resta l’idea di ricorrere a soluzioni concordate a livello europeo, proposta che però non convince le associazioni dei consumatori.
Le critiche politiche sono nette: il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha definito la misura una «dimostrazione di pavidità», accusando il governo di non avere il coraggio di misure più incisive. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ricorda una proposta di tassare chi si è arricchito durante la crisi per sostenere famiglie e imprese e attacca l’esecutivo per la scelta di non intervenire.
Prezzi in aumento e picchi locali
I dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit mostrano quotazioni in crescita: il prezzo medio self‑service sulla rete stradale è di 2,017 euro al litro per la benzina e di 2,137 euro per il gasolio. Sulla rete autostradale la media sale a 2,092 euro per la benzina e 2,208 euro per il gasolio.

Tuttavia i valori variano molto a livello locale: sulla A21 Torino‑Piacenza il diesel servito è arrivato a 2,729 euro/litro, mentre su alcune isole minori — per esempio Pantelleria — il gasolio è stato rilevato a 2,799 euro/litro.
Quanto pesa l’aumento sui bilanci delle famiglie
Secondo Confesercenti fare il pieno in questa estate è costato agli italiani fino a 1,8 miliardi di euro in più rispetto a luglio e agosto dello scorso anno. Il sovrapprezzo ha inciso sulla mobilità estiva e sui consumi turistici.
Le stime dell’Osservatorio nazionale di Federconsumatori indicano che i prezzi praticati supererebbero i livelli attesi di circa 26 centesimi al litro per la benzina e 19 centesimi per il gasolio, nonostante il taglio delle accise. Per una famiglia ciò si tradurrebbe in costi aggiuntivi significativi: oltre 272 euro annui solo per i pieni, più circa 247,50 euro annui di rincari indiretti su beni di largo consumo trasportati su gomma.











