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La crescita economica della Cina ha rallentato nettamente tra aprile e giugno: il Pil del secondo trimestre è salito del 4,3%, meno delle attese e sotto l’obiettivo annuale. Si tratta del primo quadro trimestrale completo dall’inizio della guerra in Medio Oriente e della crescita più debole dal tardo 2022.
I numeri del periodo aprile-giugno
La seconda economia mondiale ha registrato un valore aggregato di circa 69.570 miliardi di yuan, pari a circa 10.250 miliardi di dollari Usa, nel trimestre in esame. Il prodotto interno lordo è cresciuto del 4,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
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Nel primo trimestre l’espansione era stata più robusta, con un aumento del 5%. Il confronto mette in evidenza un rallentamento deciso nella dinamica economica tra i due trimestri.
Le cause indicate dalle autorità
L’ufficio nazionale di statistica cinese attribuisce il rallentamento a una domanda interna debole e agli effetti della guerra con l’Iran. Nel comunicato ufficiale si legge: “Sono presenti maggiori fattori di instabilità e incertezza esterni”.
Le autorità sottolineano quindi sia componenti interne sia pressioni esterne come elementi che stanno frenando la ripresa.
Perché questo dato è rilevante
Il dato del secondo trimestre è significativo perché arriva mentre Pechino cerca di consolidare la ripresa post-pandemia e di raggiungere gli obiettivi di crescita fissati per l’anno. Essere sotto il target solleva interrogativi sulle prospettive di domanda interna e sulla resilienza agli shock esterni.
È anche il primo bilancio trimestrale completo pubblicato dopo l’esplosione di tensioni nella regione mediorientale, elemento che le stesse statistiche citano tra i fattori di incertezza.
Osservazioni finali
Il quadro mostra una Cina che rallenta ma non si ferma: la crescita resta positiva, ma il ritmo si è ridotto. Nei prossimi mesi gli indicatori di domanda interna e l’evoluzione delle tensioni internazionali saranno osservati con attenzione per valutare la tenuta dell’economia.












