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Un nuovo impegno per i diritti dell’uomo

by Bobo Craxi

Possiamo eccepire all’idea che l’esportazione dei principi della democrazie e i suoi valori conseguenti nelle società dove questi sono sconosciuti avvenuta negli anni scorsi attraverso l’uso della forza non è stata efficace.

D’altronde quelle che l’Occidente e l’alleanza atlantica hanno messo in campo furono sostegni a guerre di liberazione, o a movimenti ribellistici all’interno di consolidate satrapie autoritarie.

Quello che è avvenuto e che si è sprigionata una forza di resistenza in molti Paesi autoritari accompagnata al consolidamento di alleanze tradizionali e sostenute dal capitalismo autoritario cinese che è quello che in questo momento appare oggettivamente avvantaggiarsi di queste defaillance militari ma anche culturali imposte dalla scelta e dalla diserzione americana.

Pur dovendosi limitare a questo punto alla riduzione dei danni che deriveranno dalla perdita di influenza in aree del mondo decisive per tante ragioni, economiche, culturali, politiche; dobbiamo osservare che la prospettiva resta quella di mantenere saldi principi che fanno dell’esperienza post bellica delle società democratiche liberali un modello ancora da considerarsi più avanzato, più rispettoso dei diritti umani e, probabilmente, più efficace nell’indicare attraverso lo strumento democratico il sistema migliore per governare società sempre più complesse attraverso l’ausilio del consenso.

Da un certo punto di vista il processo della globalizzazione economica ha fatto perdere sensibilità verso il rispetto dei diritti umani garantiti e sottoscritto dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo adottata per consenso da tutti i Paesi nel 1948 e puntualmente disattesa dei comportamenti dei singoli Stati nei quali prevalgono ancora vistose arretratezze circa il rispetto dei valori democratici, della parità di genere, della libera circolazione delle idee e del pensiero religioso.

Questa insensibilità di cui l’Occidente si è reso protagonista nasce innanzitutto dalla convinzione che la vittoria della guerra fredda avrebbe generato un sistema mondo che aderisse in modo pieno ai valori dei vincitori della fase post bellica.

Le democrazie liberali non avevano previsto molte cose: L’insorgenza di regimi teocratici, il ritorno a vecchi nazionalismi in difesa delle sovranità, il rifiuto di aderire all’idea che vi fosse una cupola di Paesi dominanti che regolasse il traffico dell’economia ed anche i sistemi politici.

Dall’altro lato è altrettanto evidente che le democrazie liberali sono state molto indulgenti verso Paesi che non rispettavano questi valori, queste prerogative contenute nella carta universale dell’uomo ed hanno soprasseduto sovente per mere ragioni di interesse ai soprusi e agli abusi che venivano commessi nei confronti di etnie, di gruppi religiosi e verso il genere femminile.

Cedevolezza antica che possiamo sottoscrivere al capitolo real Politik ma che tuttavia risente molto della debolezza nel mantenere prioritaria la scelta dei valori democratici ed umani rispetto al crogiolo di interessi economici, sebbene in molti casi vitali.

Per questa ragione molti paesi sganciati dall’alleanza Occidentale hanno sempre rilevato che in materia di diritti umani si è operato sovente usando un doppio standard, un peso e una misura diversa nel giudizio e nella sanzione verso paesi ritenuti deficitari sul piano del rispetto dei valori democratici.

Ora i nodi sono venuti al pettine e possiamo sbracciarci, dico giustamente, nell’affermare che il pericolo viene di ritorno al potere di un gruppo fondamentalista teocratico come quello talebano in Afghanistan, tuttavia non dobbiamo dimenticare che l’Occidente ha civettato con paesi portatori di analoghe e vistose contraddizioni in materia di diritti umani; uomini politici si sono fatti finanziare le campagne elettorali, insistentemente abbiamo considerato il rapporto con la Cina necessario sul piano economico salvo poi paventare il rischio di un espansionismo imperialistico molto più largo ed anche molto più efficace rispetto all’imperialismo sovietico che non accompagnava la sua dottrina ideologica ad una potenza economica altrettanto dirompente.

Ora resta da riflettere su questa battuta d’arresto, aldilà delle implicazioni militari, delle probabili crisi umanitarie che seguiranno agli esodi delle popolazioni, sarà necessario nuovamente dispiegare una forza di persuasione di carattere culturale e politica per rigenerare un sistema globale che sappia aderire con convinzione ai meccanismi regolati da un ordine democratico, che non si faccia sopraffare dalla sola logica mercatista che rischia di far dilagare i processi autoritari nei Paesi democratici e di consolidarli nei Paesi ove la democrazia ed il rispetto dei diritti umani non sono mai stati praticati.

Più credibili saranno i leader democratici e maggiore potrà essere loro forza di persuasione, le compromissioni con gli oppositori della democrazie, con i violentatori dei diritti umani non possono essere più tollerati, questo vale in tutto l’Occidente ed a maggiore ragione in Italia dove l’elenco delle subalternità a paesi non allineati al vincolo culturale e politico occidentale è enorme, stanno tanto al Governo che all’opposizione e dobbiamo metterli in condizione di non nuocere per non venir travolti, anche per questa ragione, dalla imminente crisi dell’occidente.

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