Home Attualità Un esercito del Novecento che non può fallire

Un esercito del Novecento che non può fallire

by Raffaele Mortellaro

La Russia ha avviato la sua “Operazione Speciale” il 22 febbraio 2022 e oggi si riscopre a disporre di un esercito del Novecento.

Esercito che si è ritrovato impegnato nella prima guerra high tech della storia.

La supremazia nelle telecomunicazioni, oggi, è più importante di quella sullo spazio aereo (ad oggi, anche la VVS RF, reparto più efficiente in assoluto tra le forze convenzionali, ha conquistato la superiorità aerea ma non la supremazia, contro una forza aerea che non esiste praticamente più).

Il coordinamento tra droni e artiglieria è più efficiente del calibro di quest’ultima. Gli Starlink vanificano ogni ingente sforzo per distruggere le infrastrutture per la connessione alla rete.

Gli anticarro di Kiev dispongono di una tecnologia, quella della guida termica, la cui applicazione a scenari di guerra urbana si sta rivelando devastante.

I vecchi carri russi sono un bersaglio facilissimo per i Javelin, che “cercano” direttamente il calore del motore ribaltandoli e trasformandoli in una trappola mortale.

Se la superiorità tecnologica sarebbe un vantaggio innegabile tra eserciti moderni, le falle organizzative, gli errori e le arretratezze russe hanno fornito a questa superiorità ulteriori punti deboli a cui assestare colpi devastanti.

Tipica operazione da esercito del Novecento è stato l’attacco all’aeroporto di Hostomel, dove gli Spetsnaz avrebbero dovuto prendere il piccolo scalo (dotato però di una lunga pista d’atterraggio) che sarebbe servito da testa di ponte, attraverso cui aviotrasportare a proprio piacimento decine di migliaia di truppe a un tiro di schioppo da Kiev.

L’intelligence USA aveva però informato l’esercito di quanto quello fosse un obiettivo cruciale. I Russi sono arrivati privi dell’adeguata copertura aerea, convinti di imbattersi in una blanda resistenza da parte di effettivi dell’equivalente della nostra VAM.

Svariati tra i migliori soldati sono stati abbattuti prima ancora di toccare terra. L’aeroporto è stato poi abbandonato nell’impossibilità di mettere in sicurezza i dintorni, con un fuoco concentrico diretto sulla pista che ha costretto i grossi Antonov a tornare indietro rinunciando all’atterraggio.

A pensarci bene, non serviva neanche tutta questa intelligence o superiorità nelle telecomunicazioni per scoprire quanto Hostomel fosse un obiettivo importante.

Bastava studiare l’inizio dell’intervento a Praga, avviato dagli stessi reparti con la presa di uno scalo nei dintorni della capitale boema.

Era, però, il 1968. Le perdite tra quelle truppe devono essere state altissime, perché in situazioni complesse come l’assedio dell’Azovstal di Mariupol i reparti speciali sembrerebbero essere i grandi assenti.

Su tutti, il mitico 45mo aviotrasportato. La sensazione è che ci possano volere diversi anni per riavere delle truppe con le stesse capacità operative di quelle già perse.

La Russia aveva fatto un cospicuo investimento nella sua rete GPS, il Glonass, ma molti militari hanno reso tracciabile la loro posizione utilizzando la rete mobile ucraina.

Nell’impossibilità di atterrare a due passi da Kiev, decine di migliaia di soldati scarsamente addestrati si sono incolonnati alla bell’ e meglio sulle arterie stradali verso la capitale.

Questo ha fornito una miriade di informazioni preziose al nemico, che ha ricavato la posizione di diversi generali russi, eliminandoli. Non saranno forse 15, ma anche un solo Generale (quello perso in 10 anni di Afghanistan) in due mesi è molto grave.

Eppure, nonostante l’abbandono del fronte di Kiev e l’affondamento del Moskva, ad oggi i Russi stanno attaccando nel Donbass su un fronte di ben 480 chilometri.

Una offensiva poderosa, che smentisce categoricamente le previsioni catastrofiche che davano, dopo pochi giorni, i Russi sul punto di finire uomini, mezzi, finanche munizioni di lì a un paio di settimane.

Pochi, forse, all’inizio del conflitto credevano che sarebbe durato abbastanza da dover aprire veramente il capitolo energetico del braccio di ferro economico con il Cremlino.

Il perdurare delle ostilità rischia di dividere tra non molto il fronte europeo, formato da paesi con diversi gradi di interdipendenza economica con Mosca.

La Russia pagherà un prezzo, comunque, molto alto. La bruttissima prova data dal suo esercito ne ridimensiona immagine e aspirazioni.

Questo potrebbe avere conseguenze sul Trattato di Sicurezza collettiva, sulla proiezione russa nel Caucaso (la Georgia nella NATO e la Turchia che potrebbe far pesare la sua mediazione di oggi nel conflitto azero/armeno) e in Asia Centrale, dove già prima coesisteva con le mire culturali turche e quelle economiche della Cina.

Un capitolo a parte meriterebbe la relazione con Pechino, che è diventata adesso una strada obbligata per il futuro, in un ruolo sicuramente più subordinato di quanto già non fosse due mesi fa.

In una situazione cosi drammatica è abbastanza chiaro come, nonostante gli enormi costi, una sconfitta in Ucraina non sia contemplata.

Potrebbe interessarti

Lascia un commento