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Salvini condanna il Rdc e difende i datori di lavoro che danno 600 euro al mese ai propri dipendenti

by Romano Franco

Della serie: Ci è o ci fa? Con l’avvento dell’estate si è aperta anche la stagione delle cantonate per il Senatore e leader della Lega, Salvini, che, per mettere in ridicolo il Reddito di Cittadinanza, dice: “Molto semplicemente se tu prendi €600 per stare a casa a guardare la televisione e ti offrono €600 per andare a fare il cameriere la soluzione la lascio intuire”.

Pare sia giusto, secondo il leader della Lega, per un cameriere prendere 600 euro in busta paga per un lavoro a tempo pieno. Perché dargli la possibilità di vivere, di prosperare e, perché no, anche di investire sul proprio lavoro e sul proprio operato?

Perché lasciarci sognare così in grande?

Questa è l’Italia caro Salvini, ho controllato, non è l’Unione Sovietica dov’è ad un uomo spetta un quarto di patata e nessun diritto legale o lavorativo.

E’ uno spettacolo davvero indecente e indecoroso vedere ragazzi con lauree e master costretti a fare i camerieri per pagarsi gli studi, diritto che dovrebbe tra l’altro essere garantito dallo Stato, e invece finiscono per essere addirittura sbeffeggiati da politicanti senza un minimo di contatto con la realtà.

La cosa davvero più indecente nella vicenda è sentire il folkloristico Salvini, un uomo con davvero pochi meriti, innalzatosi su di un piedistallo come giudice e boia, sempre pronto a sentenziare chi sfrutta il Reddito di Cittadinanza per sopravvivere piuttosto che fare da schiavo ad un datore di lavoro meschino e infame che ti tiene soggiogato con soli 600 euro; soldi che non servono neanche per pagarsi una stamberga in città.

Che sia stato dato a persone che non lo meritavano o che debba essere rivista la politica del Reddito di Cittadinanza è un conto. Ma non si può di certo difendere un datore di lavoro che dia in busta paga una miseria per un lavoro a tempo pieno.

Stiamo parlando di lavoro. Argomento sulla bocca della politica e dei sindacati che viene affrontato, da sempre, in maniera perpetua, fino allo sfinimento. Ma né alla Politica, soprattutto quella di sinistra che da sempre è stata quella più vicina ai lavoratori, e neanche ai sindacati sembra importare molto della condizione dei lavoratori. Si assiste ad un lavoro: Precario, poco remunerato e con condizioni di sicurezza da terzo mondo in alcuni casi.

Sono 554.340 le denunce di infortunio sul lavoro, mentre i casi mortali sono stati 1.270 nel solo 2020.

Si tratta di gente che si è svegliata la mattina, e non su di un letto di ospedale, solo per andare a lavorare e che non è più tornata. Non è più sopportabile una situazione del genere!

Bisogna rivoluzionare l’intero sistema lavorativo con: investimenti pubblici, l’abolizione di contratti da fame, un salario minimo ad ore e nuove regole per la sicurezza sul posto di lavoro che devono essere seguite e perseguitate se non rispettate.

Aziende come la Sammontana insegnano. Basta offrire uno stipendio decente per trovare tutti i lavoratori necessari.

L’azienda di Empoli, che da 70 anni produce gelati, ha appena assunto 352 operai stagionali negli stabilimenti della fabbrica toscana, e al momento sono 2.500 le domande che si sono accumulate negli uffici dell’azienda. Sono persone che andrebbero di corsa a lavorare lì. Perché è un’azienda seria: riconosce i diritti ai suoi lavoratori e, ogni mese, dà ai suoi dipendenti uno stipendio medio che consente loro di vivere in modo dignitoso. Non è scontato, di questi tempi.

C’è tanto troppo sfruttamento, soprattutto nel settore della ristorazione e del commercio. Una storia nota ai sindacati, che rimangono immobili e zitti. Lavoratori assicurati per 15 ore a settimana. Peccato che, in effetti, le ore di lavoro siano molte di più. Anche 45. O, magari, camerieri o cuochi che accettano di tutto: anche interi mesi di lavoro nero. Tutto pur di sopravvivere. 

Ma quanto costa vivere da soli in Italia?

La soglia di povertà oggi è stabilita dall’Istat a quota 780 euro e per vivere in Italia servono in media dai 970 a 1620 euro al mese. La grande variabilità dipende dalla location, ovviamente.

Non fare nulla dalla mattina alla sera di sicuro non è bello, e se uno ha la possibilità di crescere e prosperare non rimane di certo a casa con una formula che lo farebbe sopravvivere a stento, caro Carroccio.

Non siamo un popolo di fannulloni e di viziati, si tratta di giustizia ed equità. Prendere 600 euro al mese da un datore di lavoro che ne intasca migliaia in un solo giorno è da condannare e non è da difendere.

Fortunatamente però c’è gran parte dell’imprenditoria italiana che, nonostante le regole poco ferree e molto malleabili, si comporta in maniera professionale e corretta dando lustro e riqualificando quello che il sommo poeta, Virgilio, definiva una nobilitazione dell’uomo. Un Paese che rispetta il lavoro è un Paese sano che dà la possibilità e che non delimita il proprio potenziale lasciando l’imprenditoria ed estro solo ad una manica ristretta di individui.

Il Paese più forte è rigoglioso è quello che elargisce a tutti le stesse opportunità. Solo così si può avere la certezza di sfruttare al meglio il proprio potenziale. 

Bisogna dare valore al lavoro. Serve un salario minimo ad ore alla svelta. Servono extra pagati e serve una tutela del lavoratore molto più efficiente di quella odierna. Non si può assistere ad un rapporto datore-lavoratore che inquadra molto di più la condizione lavorativa di schiavo-padrone che di titolare-dipendente.

Anche la condizione Azienda-Stato deve essere rivista in più punti. Un imprenditore non può di certo dichiarare il fallimento solo per preservare il diritto sacrosanto di un lavoratore. Ed è proprio qui che deve intervenire lo Stato, che si dice socio quando si tratta di percepire le tasse e che se ne lava le mani quando si tratta di preservare la sopravvivenza di un’azienda; a meno che non ti chiami FCA.

Lo Stato deve essere più vicino all’imprenditore proprio come un socio; elargendo prestiti e servizi, anche di consulenza quando servono, consentendo all’azienda di risorgere anche dai momenti di crisi più bui.

Non augurerei mai a Matteo Salvini di essere pagato in voucher o con soli 600 euro al mese; nonostante le dichiarazioni da quattro soldi.

Uno stato vigile che fa della sua forza il benessere sociale della sua comunità non lascia indietro nessuno. E’ questa l’unica formula per riuscire al meglio dalla crisi tutti insieme.

La divisione creata e perpetuata dalle coalizioni politiche aumenta di più questa discrepanza che vede ognuno in difesa dei propri diritti. La politica deve trovare la giusta sintesi e non può limitarsi semplicemente a sputare sentenza. Ci vuole molto di più!

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