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L’involuzione dopo Tangentopoli

by Freelance

Di Nicola Dente Gattola

Sono ormai passati quasi 30 anni da quella fatidica stagione. Tangentopoli o meglio Mani Pulite, ha cambiato radicalmente il quadro della politica italiana. Nulla è più come allora, con una classe politica completamente azzerata e con effetti disastrosi.

La politica ha cominciato un percorso di declino che oggi ha trovato il suo sbocco naturale in forme più o meno evolute di populismo. In quel periodo la parola d’ordine era voltare pagina e far calare la “ damnatio memoriae” sui protagonisti della c.d prima Repubblica, in modo particolare su Bettino Craxi e sul PSI che, loro malgrado, hanno finito per diventare emblema di quella fase storica nell’immaginario collettivo.

I tempi sono ormai maturi per una valutazione obiettiva e serena delle conseguenze che ciò ha provocato, operazione quanto mai doverosa, anche per porre finalmente nella dimensione storica un periodo della nostra storia, con protagonisti che, pur facendo qualche errore all’epoca, sono stati dipinti come mostri. La classe politica anni 70/80, indubbiamente, ha portato il paese a raggiungere una posizione di prestigio e di benessere impensabile prima e dopo.

Ebbene ciò che balza agli occhi, in primo luogo, è che a fronte di un peggioramento del quadro politico, al giorno d’oggi, la politica manca di etica, poiché vi è stata unicamente una sostituzione di sigle e di personaggi. In pratica abbiamo assistito in questi 30 anni ad una sorta di nemesi “ gattopardesca” cambiare tutto per non cambiare niente.

Più volte siamo stati davanti ad episodi simili a quelli dell’inchiesta mani pulite, ma gli esiti sono stati ben diversi e soprattutto è mancata puntualmente una qualsiasi forma di coscienza civica, di ribellione dell’opinione pubblica , vero termometro delle sorti del paese.

Siamo partiti da un evento che volente o nolente ha provocato un impatto nella vita del paese, una sorta di rivoluzione, ma non abbiamo avuto uno sviluppo di un progetto, ma una progressiva ed inesorabile tendenza a conservare le posizioni maturate.

In quegli anni, si viveva nelle segreterie del parlamento un clima da “Millennium bag”; in poche parole si pensava di essere davanti ad un cambiamento epocale, che avrebbe travolto tutto e tutti. In quegli attimi, scanditi anche dal deprecabile episodio delle monetine a Craxi, si è avuta la netta percezione che la situazione da un momento all’altro potesse sfuggire di mano allo stesso governo, e c’era il pericolo di sfociare nell’anarchia più totale.

Gli arresti si succedevano con cadenza quasi quotidiana, l’attesa non era nel voler conoscere gli esiti di un indagine, ma piuttosto nel vedere quanti politici fossero stati arrestati o inquisiti quel giorno. Per la gente non era importante che vi fosse un regolare processo, ma che i colpevoli restassero il più possibile in carcere magari con una condanna esemplare.

Nel contempo si respirava un clima di cambiamento, avvalorato anche da eventi politici, su tutti, il referendum sulla preferenza unica e l’introduzione del sistema elettorale uninominale con il c.d. Mattarellum, insomma tutti segnali che lasciavano presupporre un cambio di sistema radicale con il venir meno di quelle che erano le certezze della prima repubblica.

Ma vi è stato realmente un cambiamento? Che lezione possiamo trarre da Tangentopoli?

Ebbene non vi è stato alcun cambiamento, ne alcuna rivoluzione, ma semplicemente, la sostituzione di una classe politica tutto sommato valida e preparata con politici sempre meno preparati e con un azione di governo sempre meno efficace.

Le ragioni del disagio attuale della crisi del sistema politico sono quindi da rintracciare nel modo dirompente in cui è avvenuto il passaggio dalla c.d. prima repubblica alla c.d. seconda, con la vecchia classe politica che non ha avuto il tempo di avviare una selezione dei suoi quadri .

Di conseguenza è giunta ad avere responsabilità di governo, una generazione non ancora preparata e tutto sommato debole, priva della necessaria autorevolezza per resistere alle pressioni. ​Si può quindi ritenere, vista la situazione attuale, analizzando gli eventi che vi sono stati negli anni, che alla fine la c.d. “tangentopoli” abbia solo avuto un grosso eco ma non abbia prodotto un reale cambiamento, la rivoluzione che ha infervorato gli animi in maniera quasi irrazionale abbia, più prosaicamente, solo avviato un ricambio di persone e non di sistema come lasciava pensare.

L’analisi del periodo a cavallo del 1992, come si vede, è quindi la chiave di volta per comprendere la situazione attuale, e il clima di profonda incertezza che stiamo vivendo, con una transizione, dura da quasi 30 anni e non accenna a concludersi.

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