Home Senza categoria Letterina di Ferragosto

Letterina di Ferragosto

by Vittorio Lussana

Cogliamo l’occasione per augurare ai nostri lettori buone vacanze e una felice sosta di Ferragosto. Ribadiamo che l’annata che stiamo attraversando si sta rilevando difficile, per non dire funesta. Cerchiamo, pertanto, di superare questo 2020, un anno che sta dando una pessima prova di sé, con il giusto equilibrio psico-fisico e mentale.

A prescindere da tali considerazioni introduttive, ci appare chiaro che il Paese abbia bisogno, per il futuro, di risposte ben diverse, rispetto ai radicalismi che attualmente lo pervadono. A un Governo eccessivamente ‘schiacciato’ a sinistra fa eco una destra arroccata su posizioni di retroguardia, presa in contropiede su quasi tutte le tematiche attualmente sul tavolo. E’ chiaro che, da qui alle elezioni politiche, ci sarà bisogno di rielaborare un progetto maggiormente equilibrato, che ‘mimetizzi’ alcune posizioni regressive, evitando di produrre molto ‘fumo’ e ben poco ‘arrosto’.

Sin dall’inizio del Governo ‘Conte 2’ si chiede, per esempio, di sgombrare dal tavolo i due decreti sicurezza emanati da Matteo Salvini, finalizzati a ‘non gestire’ l’immigrazione e ad avere sempre a portata di mano un facile ‘bersaglio’ da indicare come ‘capro espiatorio’ di ogni male. L’arte della dissimulazione italiana, intorno a tale questione, ha ormai raggiunto il massimo della surrealtà. Eppure, quei decreti sono ancora in vigore, generando più danni che altro.

Dispiace anche il fatto che il Movimento 5 stelle non sempre si fidi delle soluzioni provenienti da altre forze e ‘ambienti’ che sostengono la sua maggioranza. Il più delle volte, non si tratta di consigli in ‘malafede’. Eppure, non sempre essi vengono accolti. L’intuizione di un esecutivo a guida 5 stelle, sostenuto dal Partito democratico e dalle altre forze progressiste, all’inizio dell’attuale legislatura rappresentò una vera e propria occasione perduta, a causa del leaderismo ‘patologico’ di Matteo Renzi, che dopo la sconfitta del 4 marzo 2018 era entrato in evidente stato confusionale. Ma a prescindere da quel frangente, è chiaro che la radicalizzazione delle posizioni si sia creata per errori che non possiamo comodamente addebitare al solo Movimento 5 stelle. Il quale, tuttavia, non sempre dimostra piena consapevolezza dei problemi e una sincera apertura mentale.

In buona sostanza, la prima questione che veniamo a sollevare, anche per motivi di coerenza giuridica, è la formale e ufficiale richiesta di un utilizzo dei decreti sicurezza emanati da Matteo Salvini per finalità ‘altre’. Come, per esempio, nuove forme di ‘packaging’ per le uova o altri tipi di alimenti. E’ una richiesta serissima e ben precisa, che ha lo scopo di porre l’esecutivo nella possibilità di rivedere l’intero sistema di accoglienza e le ‘falle’ che, regolarmente, si aprono nella sua attuazione concreta. Ribadiamo che la nostra posizione immigrazionista è giustificata da nobili sentimenti di socialismo umanitario. Ovvero, noi rispondiamo a precisi modelli culturali di riferimento, nei confronti dei quali intendiamo rimanere coerenti in maniera categorica, trattandosi di identità di appartenenza e non certamente di dottrinarismo ideologico.

Noi siamo i primi a essere consapevoli di come non si possa “promettere la Luna” a milioni di persone che fuggono dal ‘disastro’ neo e post colonialista. Tuttavia, proprio per ragioni di coerenza politica, il centrodestra italiano dovrebbe comprendere come una buona politica di integrazione, accompagnata da una logica di sicurezza realmente a favore dei cittadini, preveda l’espulsione di quegli immigrati che, sul territorio del nostro Paese, hanno ripetutamente commesso dei reati, anziché ostacolare chi cerca di entrare nell’Unione europea per ricostruirsi una nuova esistenza. Radicalizzare una visione di incitamento all’odio rimane una tattica diversiva, che ‘sposta’ ipocritamente la questione senza mai affrontarla veramente. Al contrario, sarebbe più coerente far comprendere a cittadini ed elettori che un’integrazione più ordinata e meglio governata sarebbe possibile, distinguendo situazioni e ‘casi’ e, soprattutto, a condizione di rispettare le nostre leggi, senza processi alle intenzioni nei confronti di quei dannati della Terra che chiedono aiuto. Speriamo che tale indicazione possa essere accolta, confidando nell’ascolto di molti ambienti moderati e conservatori meno inclini all’utilizzo speculativo dei problemi.

Tornando invece all’ottusità del Movimento 5 stelle, precisiamo di non aver ancora ben compreso le ragioni delle sue diffidenze nei confronti dello strumento finanziario del ‘Mes’. La questione di un possibile ritorno al Trattato istitutivo del meccanismo di stabilità, in una fase in cui stanno ‘saltando’ persino molti ‘unanimismi preventivi’ che bloccavano ogni processo decisionale europeo, ci appare un’obiezione poco convincente, ‘figlia’ di una visione apocalittica. Ogni eventuale ricorso a una qualsiasi Corte di Giustizia internazionale non consentirebbe alla Ue di imporre dall’alto una propria soluzione di politica economica – o politica in senso più ampio – a nessun Stato membro, se non coinvolgendolo in un percorso di compromesso. E questo ostinato rifiuto della parola ‘compromesso’ continua ad apparire un ‘arroccamento’ dettato da altri fattori, che i vertici della compagine ‘grillina’ non intendono chiarire.

Si tratta di una posizione parallela a quella di una destra sociale immobilista e fuori tempo massimo, anche sotto il profilo di un mancato ‘inquadramento storico’ del contesto internazionale che stiamo vivendo, che non è più quello degli anni ‘ruggenti’. Probabilmente, Grillo e Casaleggio intendono evitare ulteriori erosioni di consenso. Ma, così facendo, il Movimento 5 stelle continua a tener fermo un ‘punto’ che conviene solamente alla propria parte politica e non certamente al Sistema sanitario nazionale, che invece ha bisogno di interventi strutturali sul fronte della prevenzione medico-scientifica. In ogni caso, un simile atteggiamento finirà col produrre effetti controproducenti: ciò possiamo, sin d’ora, confermarlo, benché da noi non pregiudizialmente auspicato.

Infatti, nonostante i problemi fin qui accertati, noi giudichiamo la maggioranza che sta guidando attualmente il Paese la ‘meno peggiore’ possibile, benché si tratti di un esecutivo che, per molti motivi, stiamo sopportando e tollerando, in attesa che si creino le condizioni per una nuova fase politica. Intorno a questo punto, la nostra posizione rimane quella di un’evidente necessità di soluzioni politicamente e culturalmente ‘alte’, meno immerse in un neo-positivismo tecnologico che porta regolarmente con sé il germe di uno sviluppo fisiologicamente ingiusto, conseguente a una visione del capitalismo attardata su posizioni di dominio oligopolistico che non contemplano alcuna forma di equilibrio sociale.

Il modello di mercato che abbiamo di fronte non è affatto ‘weberiano’. E confidare unicamente in esso, senza correzioni o un maggior equilibrio redistributivo, produce solamente mezze verità e forme di dissociazione psicologica, inglobando ogni aspetto della vita delle persone all’interno di logiche meramente ‘contrattualiste’ o commerciali. Ciò a conferma dell’antica diagnosi di uno sviluppo totalmente dissociato dalla Storia, che non considera le scienze umanistiche un terreno di scommessa o di investimento alternativo, con finalità di espansione delle dinamiche occupazionali e di sviluppo.

Si preferisce, insomma, mantenere il percorso evolutivo della globalizzazione all’interno di una visione meramente opportunistica, totalmente ‘sganciata’ da ogni sano principio laburistico, etico o anche semplicemente civile. In questa nostra diagnosi, daremo forse un dispiacere ad alcune correnti liberali a noi vicine. Tuttavia, il quadro macroeconomico entro il quale ci stiamo muovendo conferma un modello di grandi multinazionali che tendono a porre barriere di entrata verso qualsiasi nuova forma di impresa, negando cittadinanza economica a tutte quelle idee di ‘autorigenerazione’ della società imperniate attorno a un’etica del lavoro. Un’etica che si preferisce abbandonare ai margini del processo globale, come se si trattasse di un ‘ferro vecchio’, inadatto a quelle stravaganti esigenze di ‘liquidità sociale’ che di certo non possono essere riduttivamente definite con il termine: ‘flessibilità’.

Stando così le cose, un simile coacervo di contraddizioni finisce col giustificare, ancora oggi, persino le diagnosi ideologicamente più vetuste, probabilmente al fine di tenere in piedi un ‘nemico’ che si può, ormai, considerare una mera entità astratta. Ma un modello di sviluppo che si attarda a dare la caccia ai fantasmi non serve a niente e a nessuno. Nemmeno a se stesso.

Potrebbe interessarti

Lascia un commento