Guardare al voto americano con fiducia senza nascondere una legittima preoccupazione.
Non è un voto qualsiasi quello che il popolo americano sta effettuando in queste ore ed il cui esito incerto farà tenere con il fiato sospeso un paese intero e le Capitali di tutto il Mondo.
L’equilibrio e la stabilità del Mondo passeranno attraverso il Referendum (perché di questo si tratta) sulla gestione Trump ovvero il Presidente che ha rilanciato la primazia americana ed ha finito per allontanare gli Stati Uniti nella prima volta nella loro Storia dalla condivisione dei problemi della Comunità Mondiale e quindi aggravando i problemi della mancata governance della Globalizzazione economica che é entrata vistosamente in crisi con lo scoppio della Pandemia Mondiale.
Un tempo i paesi ricchi potevano scaricare su quelli poveri i costi delle loro perdite economiche e le conseguenze delle loro pandemie, ora che tutto va messo in comune e l’interdipendenza si è fatta norma l’assenza del baricentro politico americano, nel caso di una vittoria di Trump, diventerà sempre più pericolosa e rischia di generare instabilità regionali sempre più larghe ed aprire le porte di fatto all’affermazione della leadership cinese, senza che questi ultimi abbiano in fondo lanciato un offensiva finale per la conquista del dominio economico e politico del pianeta.
Se si protrae l’instabilità e l’incertezza del vincitore, come paventano molti osservatori in queste ore nel caso di contestazioni dell’esito del voto o di una vittoria democratica non lampante, ci troveremmo dinnanzi ad una situazione ricca di incognite.
A differenza della difficile assegnazione del titolo di inquilino della Casa Bianca che vide per un mese il riconteggio dei voti espressi per AL Gore e George.W.Bush quest’oggi le divisioni negli Stati Uniti appaiono molto più profonde che riguardano le questioni di fondo di una società che pur rimanendo “aperta” di fatto nei voleri di Trump rilancia l’auto-sufficienza del sogno americano declinata per riportare la nazione in una dimensione precedente al primo conflitto mondiale, isolazionista in casa e fuori, riaprendo il conflitto razziale che era rimasto sopito dopo le lunghe marce per la conquista dell’uguaglianza fra le diverse etnie e generando l’idea che gli Stati Uniti siano una nazione messa sotto assedio dalle potenze russe e cinesi e diffidando financo del proprio alleato storico europeo competitore innanzitutto sul piano economico.
Il voto rappresenta un tornante storico decisivo, perché un altro quadriennio di instabilità mondiale apre la strada a scenari imprevedibili, certamente di squilibri e ondate che non potrebbero esser padroneggiate con la stessa efficacia e spirito con le quali sono state affrontate alla fine della Guerra Fredda. I teorici del nuovo ordine mondiale oggi si trovano ad essere i primi responsabili del suo disordine, delle scelte radicali e squilibrate che riducono il Pianeta in uno stato di incertezza e precarietà.
Che si tratti della gestione del delicato tema del Cambiamento Climatico che ha già dato tutti i suoi segni più evidenti, che si tratti di squilibrio ecologico a causa degli allevamenti intensivi che generano, come abbiamo visto, la creazione di potenti virus, sconosciuti e fuori controllo.
Che si tratti di una gestione bene ordinata della Globalizzazione il cui contributo all’aumento delle diseguaglianze e disparità nel Pianeta, quando i diritti individuali vengono esaltati in contrapposizione con l’interesse della collettività, come hanno spinto i teorici del liberismo facendoci ritrovare un nuovo e virulento divario in termini geografici e di classe.
La minaccia di una nuova vittoria di Trump è quella di mantenere vivo nel Mondo il Nazionalismo basato sull’esclusione e sull’identitarismo ideologico e religioso che come vediamo ha ricominciato a produrre le sue vittime.
Si decide quindi fra poche ore il destino della Storia. Non è accaduto molte altre volte in questi ultimi anni. Dobbiamo guardare alle elezioni americane con fiducia senza nascondere una giustificata preoccupazione.
