Dopo dichiarazioni e belle parole a favore del pubblico e dei giovani, ecco che Draghi ritorna alle sue origini e, senza indugio e remore, affida il piano del Recovery Fund alla multinazionale Mackinsey, con sede a New York, guarda caso, Capitale di Multinazionali e banchieri.
Nulla importa se i suoi silenzi “assordanti”, in tempi di pandemia e con la terza ondata in corso, non siano proprio da democrazia occidentale; tanto, i suoi sponsor o illustri “cortigiani” sono sempre pronti come cecchini: a colpire chi lo ostacola e ad esaltare ogni sua azione, anche se di poco conto.
Le scuole, fondamentali per cultura e libero pensiero, rimangono chiuse; e le generazioni che crescono sono condannate ad una cultura negata e confusionale. Ma l’importante è precludere. E’ il primo principio di ogni regime totalitario che si “rispetti”, rendere ignorante e succube la popolazione. Non che si voglia paragonare il governo Draghi a qualche tipo di regime, non sia mai detto.
Ma ora il problema è un altro. In questo momento il Recovery Plan, che doveva essere gestito dall’élite italiana tanto da coinvolgere Draghi e company, è stato appaltato “Udite udite” ai tecnici di una società multinazionale di consulenza, la Mackinsey.
Anche se questo si può tranquillamente definire “scandaloso”, c’è un fattore davvero inquietante che salta all’occhio: l’arrivo dei tecnici privati è stato deciso senza renderlo noto, senza spiegazioni e in segreto; si è saputo solo perché trapelato anonimamente.
McKinsey & Company chi sono?
McKinsey & Company è una multinazionale di consulenza strategica. Un aspetto controverso dell’operatività della McKinsey è il suo non vincolarsi in esclusiva, questo infatti potrebbe far sorgere un conflitto di interessi qualora team diversi di consulenti lavorassero per concorrenti diretti in uno stesso settore.
Ciò gioca a vantaggio dell’azienda, dal momento che questa politica non la costringe a rifiutare del lavoro per potenziali clienti, cosa che potrebbe verificarsi con altre aziende di servizi finanziari; anzi, sapere che un concorrente si è rivolto a McKinsey ha storicamente rappresentato un forte impulso per le aziende a richiedere anch’esse l’assistenza di McKinsey.
Tale politica implica anche il fatto che McKinsey mantenga il segreto sulla lista dei suoi clienti. Inoltre per questo motivo si pone una grossa enfasi sulla riservatezza dei clienti anche all’interno dell’azienda, e ai consulenti è vietato discutere dei dettagli del loro lavoro con i membri degli altri team.
Una specie di vittoria assicurata per l’azienda e chi investe nella sua consulenza per quanto riguarda i piani di ricostruzione e resilienza post pandemia. “Mica scemi!”
La minaccia di Confindustria
Inoltre, ad aggiungere la ciliegina sulla torta all’amministrazione Draghi, c’è un altro fatto che indigna la nostra bella Repubblica fondata sul lavoro, ed è proprio quella risposta di Confindustria all’annuncio di sciopero dei portuali di Genova a generare scalpore. Infatti, in una nota, Confindustria risponde ai lavoratori: “Si ricordino che una giornata di lavoro oggi è un privilegio“. Una specie di minaccia velata stile “Don Vito Corleone” che manda un monito ai portuali dicendo di non tirare “troppo la corda”, poiché, dietro di loro, c’è tanta gente disoccupata e disperata che non aspetta altro, facendo intendere che un licenziamento di massa non sia proprio una vera utopia.
Annuncio passato quasi inosservato in un paese dove disuguaglianze e disparità sono all’ordine del giorno e sempre più agli antipodi. Chi diceva che il governo Conte fosse una dittatura non aveva ancora messo in preventivo la caratura di Draghi e Co. Prepotenze e soprusi devono finire. Uniti insieme e Avanti Italia! Sciopero!
