Home Attualità Guerra, recessione e ritorno al carbone: Un disastro chiamato UE

Guerra, recessione e ritorno al carbone: Un disastro chiamato UE

by Romano Franco

Dopo il fallimento della crisi in Ucraina e il ritorno a carbone, grazie alle “argutissime” sanzioni che a detta delle teste d’uovo di Bruxelles sarebbero servite per isolare e costringere alla resa il “bastardo” russo, ecco che l’Unione europea si appresta ad affrontare una recessione senza precedenti.

La colpa di questa recessione è da imputare alla mancanza di materie prime, che provenivano in gran parte dalla Russia e che hanno portato ad un’inflazione repentina e abbastanza prevedibile.

La Commissione, dopo mesi e mesi di sano populismo in cui si vedeva uscire quasi illesa dal conflitto, oggi prevede una leggera contrazione nel primo trimestre del 2023; che ben presto continuerà ad accentuarsi.

L’epilogo era già scritto, dopo una gestione così sconsiderata e fanatica della questione ucraina, e i danni economici, subiti ancora solo in parte, oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Escludendo la prosecuzione della guerra e del massacro messo in atto in quelle terre, che ogni giorno si arricchiscono di nuovi morti tra i civili e ingenti danni al territorio, è difficile non notare chi si sta arricchendo dalla crisi scatenata.

Si perché è questa la verità ineluttabile, chi ci guadagna?

Proprio mentre il presidente ucraino parla di libertà, il governo di Kiev per ogni giorno di guerra diventa sempre meno libero nei confronti di chi oggi sta scommettendo sulla resistenza in maniera costante.

Una gran bella contradizione se si considera il potere che può avere su uno Stato la grande finanza. L’Italia ne sa qualcosa.

Ma egoismi a parte, la popolazione europea oggi è messa a repentaglio da una crisi creata dai leader dell’Ue e di questo qualcuno dovrà renderne conto in futuro.

Nell’area dell’euro nell’ultimo trimestre di quest’anno e nel primo trimestre del 2023 si prevede una recessione tecnica che grazie all’ottimismo, senza alcun dato, tornerà presto ad una crescita positiva la prossima primavera, dicono gli analisti europei.

Le previsioni di crescita per il 2023 sono state ridotte allo 0,3 per cento sia nell’UE che nell’area dell’euro, un taglio di oltre un punto percentuale rispetto alle precedenti stime di luglio.

Ma più si va avanti e più la mancanza di materie prime, essenziali per la nostra industria, vengono meno. Ma per il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, che parla di una crescita positiva la prossima primavera la situazione non è catastrofica e per rassicurare i mercati minimizza.

“Ci stiamo avvicinando alla fine di un anno in cui la Russia ha proiettato ancora una volta l’ombra oscura della guerra nel nostro continente – dice Gentiloni – l’impennata dei prezzi dell’energia e l’inflazione dilagante stanno ora prendendo il loro pedaggio e stiamo affrontando un periodo molto difficile sia dal punto di vista sociale che economico”, ha affermato.

Si prevede che tre paesi registreranno una crescita negativa nel 2023: la Germania, dello 0,6%, la Lettonia, dello 0,3% e la Svezia, dello 0,6%.

Male anche il nostro Paese che dovrebbe avere una crescita del 0,3% secondo i dati più positivi.

Tuttavia ci si aspetta che solo quattro paesi crescano oltre l’uno per cento – Irlanda, Malta, Romania e Bulgaria – con il resto dell’uno per cento o meno.

Nel frattempo le aspettative sul PIL per quest’anno sono state aumentate al 3,2% nel blocco della moneta unica e al 3,3% per l’UE nel suo insieme, in aumento rispetto al 2,6 e al 2,7 in precedenza, in gran parte a causa della forte performance nel settore dei servizi poiché i consumatori hanno speso i loro risparmi durante la pandemia.

L’esecutivo dell’UE ha anche fornito le sue prime previsioni per il 2024, che vede la crescita tornare al blocco dell’1,5 per cento nell’area dell’euro e dell’1,6 per cento nell’UE.

La Commissione prevede inoltre che l’inflazione rimarrà più alta più a lungo, all’8,5% nell’area dell’euro quest’anno e al 6,1% il prossimo, rispettivamente al di sopra del 7,6% e del 4% precedentemente previsti.

Allo stesso modo, nell’UE i prezzi dovrebbero ora aumentare del 9,3% su base annua e rimanere elevati al 7% nel 2023, rispetto all’8,3% e al 4,6% in precedenza.

La crescita dell’occupazione si fermerà anche nel 2023, invertendo una tendenza che aveva portato l’occupazione nel blocco a livelli record dopo la pandemia. La disoccupazione aumenterà al 7,2% nell’area dell’euro e al 6,5% nell’UE nel 2023.

Nessuno è contrario al principio di base dell’UE, in cui appunto l’unione fa la forza, ma essere critici nei confronti dell’Europa significa soprattutto voler aggiustare ciò che oggi non funziona. Anche nel nostro giornale, che non pullula di economisti, si era riuscita a prevedere questa crisi tanto folle quanto stupida. Non era difficile.

Insomma, se Gentiloni che ha anche il compito di attrarre investitori in Europa parla di inflazione dilagante e situazione molto difficile significa che la guerra di Putin, in termini economici, sia costata con tutta probabilità più a noi che ai cittadini russi. Grazie Unione Europea!

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