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Claudio Treves: il socialista che sfidò Mussolini

by Rosario Sorace

Claudio Treves fu una delle figure più importanti del nascente movimento socialista italiano, oltre ad essere stato la personalità politica più vicina a Filippo Turati, svolse un ruolo da grande protagonista nella lotta al fascismo.

Di origine ebraica proveniente dalla città tedesca di Treviri, fu, dapprima, vicino al Partito Radicale Italiano, mentre nel 1892 si iscrisse al Partito dei Lavoratori Italiani, nello stesso anno in cui conseguì la laurea in Giurisprudenza.

Nel 1893 divenne autorevole membro della direzione piemontese del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, subendo  nel 1894 una condanna a due mesi di confino. Svolse nella sua esistenza un’intensa attività come giornalista e iniziò come corrispondente all’estero nel quotidiano socialista Avanti!.  

Successivamente collaborò al periodico milanese Critica Sociale, fondata da Filippo Turati. Diresse anche il giornale radicale Il Tempo di Milano dal 1902 al 1910, anno in cui diventò direttore dell’Avanti!. Un fatto clamoroso ed eclatante che destò scandalo negli ambienti socialisti fu il duello nel marzo del 1915 con Benito Mussolini dopo serie di scontri con accuse reciproche.

Il duello avvenne alla Bicocca di Niguarda fu un combattimento alla sciabola molto violento in cui i duellanti si infersero reciprocamente varie ferite e contusioni. Al termine dell’ottavo assalto i medici e i padrini decisero di dare fine alla sfida, ma nonostante ciò, non ci fu nessuna riconciliazione. I due rivali furono diversi in tutto e per tutto. Da un lato Treves fu un uomo di grande cultura, che non amava la demagogia vacua e la retorica verbosa. Dall’altra parte Mussolini era vanaglorioso, pomposo, rozzo e scarsamente preparato sul piano culturale.

Claudio Treves fu sempre sostenitore di una neutralità e di una politica pacifista, quindi, contrario alla prima guerra mondiale. Fu sempre legato a Filippo Turati condividendo le posizioni gradualiste e riformiste, cosicchè, diventò deputato nel 1906.

Mentre nel 1920 aderì insieme allo stesso Turati e Matteotti al Partito Socialista Unitario divenendo direttore del quotidiano organo ufficiale del Partito La Giustizia che poi fu messo al bando dal regime fascista nel 1925 a seguito del fallito attentato a Mussolini da parte del suo iscritto Tito Zaniboni, avvenuto il 4 novembre precedente.

Fondò insieme a Carlo Rosselli e Giuseppe Saragat il Partito Socialista Italiano dei Lavoratori. Il 16 novembre 1926, entrò in vigore il Regio Decreto n. 1848 del 1926 ,che prevedeva “lo scioglimento di tutti i partiti, associazioni e organizzazioni che esplicano azione contraria al regime”, quindi, iniziò la dittatura con l’unico movimento politico legale che rimase il Partito Nazionale Fascista.

Cominciò così la persecuzione contro tutti gli esponenti dei partiti antifascisti che potevano essere arrestati e sottoposti a qualsiasi violenza fisica da parte delle Camicie Nere. Intanto il gruppo dirigente del PSU/PSLI scelse la strada dell’esilio in Francia che venne organizzato da Carlo Rosselli e che portò ad attraversare il confine appunto Treves, Saragat, Parri ed altri antifascisti.

Rosselli a seguito di questi espatri e  per aver programmato la fuga dall’Italia di Turati e Sandro Pertini, verrà arrestato e prima recluso nel carcere di Como, poi inviato al confino a Lipari. Treves dalla Svizzera raggiunse Parigi dove partecipò all’attività degli antifascisti e dove diresse il quindicinale Rinascita Socialista (organo del PSLI) e, poi dal 1927, il settimanale La Libertà, organo della Concentrazione Antifascista.

Poi nel 1927 il PSLI assunse la denominazione di Partito Socialista Unitario dei Lavoratori Italiani (PSULI), che, il 19 luglio 1930, anche con il sostegno di Treves, in occasione del XXI Congresso socialista, tenutosi in esilio a Parigi, si riunificò con il PSI di Pietro Nenni.

Claudio Treves, morì a Parigi un anno dopo la scomparsa di Turati, l’11 giugno del 1933 dopo aver commemorato, al mattino, il suo grande amico Giacomo Matteotti, altro grande esponente della corrente riformista.

Il suo giornalismo fu di grande modernità, efficace, asciutto e brillante, decisamente opposto con la ridondanza retorica di quei tempi. Lottò con tutte le sue forze e la sua intelligenza politica il fascismo e si impegnò alla riunificazione degli spezzoni del socialismo. Fu in parole povere un gigante della storia del socialismo italiano.

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