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CHIUDIAMO IL SEPOLCRO

by Calogero Jonathan Amato

Trascorse le reali esequie, ora possiamo tirare un respiro di sollievo. Nel senso che adesso possiamo tornare alle nostre cose che contano. E sono molte. È da dieci giorni che andiamo a pane e Royal Family, adesso ne abbiamo pieni i vasi, dei look delle ladies, delle divise coi medaglieri, delle parate e di cornamuse e salve di cannone. Il soldatino di Dofo Cream sarà anche simpatico col suo berrettone, ma ci sono delle faccende che bussano. Nei tempi bui restano solo le favole a nutrimento del popolo, il resto è esaurito, ma queste sono dissolte prima ancora di esistere. La mesta sfilata di quel rituale da regno incantato, emanava una tristezza propria, non riflessa, perché in quell’onirica rappresentazione di ciò che non esiste, è da leggersi tutto il vuoto di un Occidente disperato. È la calviniana rappresentazione del Cavaliere inesistente, che recita una parte che non c’è, affinché ciò che c’è non muti. Ed il popolo – sempre ebbro prima della sofferenza – esulta ignaro, sazio e confuso, illuso fino alla fine.

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