Una comunicazione chiara è necessaria alla decarbonizzazione Ue già dal prossimo pacchetto energia

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Un’ondata di calore record ha riportato con forza il clima al centro del dibattito pubblico europeo, ma trasformare l’allerta in politiche efficaci è tutt’altro che scontato. Il pacchetto energetico che la Commissione presenterà a metà luglio sarà una prova chiave per capire se l’Unione saprà sfruttare questo slancio estivo.

(di Susi Dennison, senior policy fellow presso l’European Council on Foreign Relations – ECFR)

Il pacchetto in arrivo: cosa è in gioco

La Commissione dovrebbe mettere sul tavolo una riforma del Sistema di Scambio delle Quote di Emissione (ETS) e un Piano d’Azione per l’Elettrificazione, parte di un più ampio insieme di proposte in vista del Consiglio Energia di ottobre. Entrambi i dossier influenzeranno la direzione della transizione verde nell’immediato futuro: non solo in termini ambientali, ma anche sul fronte industriale e finanziario.

Il livello di ambizione scelto per questi provvedimenti dirà molto sulla volontà politica di convertire la preoccupazione pubblica per il clima in misure concrete.

Una revisione prudente dell’ETS

In vigore dal 2005, l’ETS è il mercato del carbonio più grande al mondo e genera risorse importanti per finanziare la transizione industriale negli Stati membri. Tuttavia, resta controverso, in particolare nell’Europa centrale e orientale, dove spesso è percepito come un onere imposto dall’alto.

Secondo le anticipazioni, la Commissione potrebbe limitarsi a interventi circoscritti: estendere il meccanismo all’interno dei settori già coperti — per esempio trasporto marittimo e aviazione — colmare lacune normative residue e valutare un possibile rinvio nell’eliminazione delle quote gratuite. Il modo in cui queste modifiche verranno comunicate — presentandole come un alleggerimento dell’impatto sulle imprese o come un rafforzamento dello strumento per la decarbonizzazione e il finanziamento della politica industriale verde — sarà un indicatore della direzione politica scelta a Bruxelles.

Spingere sull’elettrificazione: ambizioni e risorse

Il Piano d’Azione per l’Elettrificazione mira a portare il tasso di elettrificazione del consumo finale di energia a almeno il 32% entro il 2030, obiettivo fissato nel Clean Industrial Deal del 2025. Quando quell’obiettivo fu stabilito, l’elettrificazione era attorno al 24%: serviranno dunque cambiamenti significativi.

Per colmare il gap servono investimenti nelle reti, interconnessioni più efficaci tra Stati membri e procedure di autorizzazione più rapide. La sfida non è solo tecnica e finanziaria: occorre anche mobilitare risorse sufficienti in un contesto di concorrenza per i fondi e di preoccupazione dei Paesi contributori netti sul controllo della spesa comune.

Il consenso pubblico e la geopolitica dell’energia

A differenza dell’ETS, l’elettrificazione gode di una reputazione più favorevole presso l’opinione pubblica. Un sondaggio commissionato dall’ECFR in 15 Paesi, condotto nel maggio 2026, ha rilevato un forte sostegno agli investimenti in energie pulite e rinnovabili come alternativa a un possibile ritorno alle forniture energetiche russe.

Questa preferenza è rafforzata dalla percezione della fragilità delle catene di approvvigionamento: eventi geopolitici recenti, come la chiusura dello Stretto di Hormuz quest’anno, hanno mostrato quanto i prezzi e la sicurezza energetica possano essere esposti agli shock esterni.

Perché conta la narrativa politica

Non è soltanto il contenuto delle proposte a decidere il successo della prossima fase della transizione verde, ma anche il modo in cui queste vengono raccontate e negoziate con i cittadini. Il consenso che sembrava esistere nel 2019 si è sgretolato in un quadro politico più polarizzato e frammentato.

L’Unione ha l’opportunità di riposizionare il dibattito. Piuttosto che tentare di ricostruire la coalizione del passato, è necessario mettere a punto una strategia che rispecchi le condizioni politiche ed economiche attuali: mantenere l’impegno sulla decarbonizzazione, ma spiegandone chiaramente i benefici per sicurezza, competitività e qualità della vita. Occorre inoltre flessibilità nell’attuazione, per tenere conto delle diverse esigenze nazionali e locali, e strumenti che distribuiscano in modo più equo costi e benefici.

Il pacchetto di metà luglio sarà quindi un banco di prova precoce: indicherà se i leader europei intendono imprimere una nuova rotta alla politica climatica o limitarsi a difendere i compromessi del passato.

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