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Una Presidente della Repubblica

by Maurizio Ciotola

A una recente conferenza stampa, sollecitato da un giornalista per quanto riguarda il suo futuro, il presidente del Consiglio ha espresso parole semplici e inequivocabili.

Di grande statura evidentemente, sulla quale non abbiamo mai dubitato, proprie di chi è riuscito a captare attenzioni e consensi, grazie alla costruzione giornaliera di un ruolo e di uno status di coscienza e conoscenza che oggi vede pochi eguali.

Il riconoscimento della statura di un essere umano, partendo da una una visione e accettazione liberale, quanto democratica delle idee e delle azioni, è indipendente dalle opinioni che si hanno in merito alle sue azioni.

Altresì, tale riconoscimento deve restare separato dal giudizio delle stesse compiute comunque nel rispetto dei diritti umani, non sempre convergenti con le nostre idee di libertà e uguaglianza, di democrazia e società.

Così come la sua statura può risultare insufficiente a far convergere decisioni, che potrebbero promuoverlo al ruolo di custode della Costituzione e incarnare così l’unità del Paese.

Il prof. Draghi non solo è ben consapevole di questo, ma egli ha saputo sapientemente scuotere e rigettare una tendenza oramai pluridecennale, con la quale da tempo si annichilisce un intero sistema democratico e civile, allo scopo di rappresentarlo attraverso un “capo” condottiero.

Il presidente Draghi ha nei fatti bocciato l’idea di una Repubblica presidenziale, riaffermando il ruolo istituzionale e costituzionale del Parlamento, unitamente alle istituzioni territoriali, nell’elezione del Presidente della Repubblica.

In questo il prof. Draghi si è mostrato un forte difensore dei principi costituzionali, democratici e soprattutto, di una idea di condivisione delle decisioni attraverso il dialogo, in cui un coordinatore costituisce l’espressione di sintesi, niente di più e nulla di meglio.

A ben guardare questo schema decisionale e di coordinamento, non sempre particolarmente efficiente, ma sicuramente democratico, è rappresentato pienamente da tutti quei partiti che oggi, operando una forte astrazione, possiamo individuare in un centrosinistra allargato.

Draghi sta indicando la via per le modalità del riconoscimento di una possibile candidatura, estromettendosi di fatto dai giochi distruttivi, in cui qualsiasi democrazia normalmente incede.

La figura che il Presidente del Consiglio delinea in modo netto, non ha un nome e un cognome, almeno per il momento, ma è contraddistinta dal genere, senza nulla togliere al genere maschile, egemonicamente rappresentato nelle istituzioni e nei ruoli apicali nel mondo del lavoro, quanto in quello culturale e sociale.

Il Presidente Draghi ha riconosciuto ciò che i media e i “capi” e “capetti” hanno sminuito e umiliato negli anni, ovvero il valore di un sistema di persone che operano, nel rendere grande e solido il nostro Paese, ad ogni latitudine e in qualsiasi ruolo.

Nel dichiararsi un “nonno” come il Presidente Mattarella, ha restituito valore e dignità a un’età in cui per saggezza e capacità, le e gli attori sociali, politici e industriali, in una parola le persone, sono in grado di offrire senza più pretendere un ruolo esecutivo e di azione.

Poiché tale ruolo di azione incarna oggi la funzione centrale, ma non accentratrice, del Presidente della Repubblica in Italia.

Noi abbiamo difficoltà a intravedere donne con la funzione del “capo” o incarnanti quella di una posizione egemonica in misura illiberale, semplicemente e fortunatamente perché, la loro grande capacità e caratteristica sociale, ancorché culturale, respinge una simile visione del mondo.

Sembrano oramai maturi i tempi e se non lo sono sufficientemente, dobbiamo comunque operare con una visione protesa alla loro maturazione, affinché il nostro Paese esprima in una fase cruciale della Storia dell’umanità, una donna alla Presidenza della Repubblica.

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