Home Attualità Un altro studente egiziano arrestato e torturato al rientro da Vienna

Un altro studente egiziano arrestato e torturato al rientro da Vienna

by Rosario Sorace

Con lo stesso modus operandi avvenuto nei confronti di Patrick Zaki, un altro studente egiziano Ahmed Samir Santawy, 29 anni, che frequentava l’università di Vienna è stato arrestato al Cairo, i primi di febbraio scorso. Questo è il resoconto che riporta Amnesty International di questo studioso di diritti delle donne e in particolare di diritti riproduttivi in Egitto, che aveva cominciato a frequentare l’Università centrale europea nella sede di Budapest (Ungheria) già nel settembre 2019.

Succedeva ogni qual volta tornava nel suo paese, veniva interrogato sia all’arrivo che alla partenza sulle ragioni dei suoi viaggi all’estero e sulla natura dei suoi studi. Cosicché, dopo il clamoroso caso di Patrick Zaki che è detenuto preventivamente da oltre un anno nelle carceri egiziane, adesso tocca ad un altro studente europeo.

Le accuse che gli vengono mosse sono sempre le stesse e sono quelle di far parte di un gruppo terroristico, nonché di diffondere notizie e informazioni false e pericolose per lo Stato. Amnesty riporta i fatti e, cioè, che il 23 gennaio un gruppo di agenti di polizia e uomini in borghese aveva fatto irruzione senza mandato di perquisizione nella casa di Santawy, che in quel momento era assente, sequestrando il registratore delle immagini della telecamera a circuito chiuso dell’abitazione e lasciando le disposizioni che lo stesso studente si recasse presso gli uffici dell’Agenzia per la sicurezza nazionale, ovverosia i servizi segreti civili.

Pertanto il 30 gennaio Santawy si è presentato a una stazione di polizia di Nuova Cairo, il quale venne invitato a tornare il giorno dopo. E il 1° febbraio è stato arrestato e il 3 febbraio è stato trasferito in un’altra stazione di polizia della zona. Poi, il giorno dopo, è stato portato in un luogo sconosciuto fino al 6 febbraio, quando è comparso negli uffici della Procura suprema per la sicurezza dello Stato, procura che si occupa di antiterrorismo.

Le autorità hanno rifiutato di fornire informazioni sul detenuto sia alla famiglia dello studente che agli avvocati. La strategia repressiva del regime egiziano, protesa a reprimere eventuali dissidenti, continua con violenta determinazione specie nei confronti degli studenti sia stranieri che sono in Egitto che egiziani che si trovano all’estero.

“I nostri legali hanno potuto vedere Ahmed Samir, anche se per pochi minuti, durante l’udienza di convalida oggi – afferma Mohamed Abdelsalam, il direttore della ong Afte, con cui lo stesso Santawy in passato ha collaborato – Era spaventato e soprattutto aveva il volto tumefatto. In questi giorni lo hanno percosso, ma non sappiamo se oltre alle botte abbia subìto anche delle torture”.

L’avvocato di Santawy ha chiesto che il suo cliente potesse essere visitato da un medico forense per accertare le ferite riportate durante gli interrogatori nelle stazioni di polizia e naturalmente la richiesta non è stata accettata.

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