Home In evidenza Salvini ricerca avversari politici. Rimane Lamorgese il “nemico pubblico numero uno”

Salvini ricerca avversari politici. Rimane Lamorgese il “nemico pubblico numero uno”

by Romano Franco

E fu così che un “discolo” Salvini viene ripreso dall’esecutivo Draghi. Ieri, il leader della Lega è stato convocato da Palazzo Chigi per un colloquio con il premier Mario Draghi; l’incontro di facciata sarebbe stato fatto “per affrontare i temi legati alla ripresa dell’attività di governo”.

Il capo del Carroccio ieri era nella capitale per dare un po’ di spinta e di brio alla campagna elettorale del candidato sindaco del centrodestra, Enrico Michetti, che proprio non vuole decollare. E come potrebbe visto che gli attori principali, Meloni e Salvini, con le loro figure ingombranti rischiano di oscurare il candidato a sindaco del centrodestra, unito al pericolo che si presenti un’altra disfatta come quella avuta in Emilia Romagna o Toscana.

Scegliere candidati troppo miti ti da la possibilità di avere più potere su di esso, ma il carisma e l’attrattiva nei confronti della persona viene meno. Del resto i cittadini non potranno votare Salvini o Meloni a governare su Roma ma Michetti, che fino ad ora è rimasto a guardare.

Ma ritornando all’incontro avuto con il premier, Salvini tende a precisare che il meeting è andato bene sottolineando che, tra un cocktail e una tintarella in spiaggia, le sue preoccupazioni sono tutte “sull’Afghanistan, sul blocco di 60 milioni di cartelle di Equitalia, sulla riforma delle pensioni, quella della giustizia, della pubblica amministrazione, del codice degli appalti e sulla riapertura delle scuole da garantire in presenza”.

Durante il colloquio non sono giunte informazioni riguardo al discorso caldissimo “Lamorgese”, che da tempo riempie i sogni inquieti di Salvini e Meloni, per non dire che, con le politiche messe in atto dalla Ministra, stia battendo il campo per un loro exploit di voti e preferenze.

E’ da giorni che l’ex ministro dell’Interno accusa l’attuale ministra del pessimo operato degli ultimi giorni. “Rave party con morti e feriti che durano giorni, orde di baby gang che terrorizzano la riviera romagnola. Dopo navi francesi e tedesche, oggi una nave con bandiera norvegese lascerà 322 immigrati in Italia. Lamorgese, dove sei?”, non risparmia di certo le parole il leader del Carroccio che “chiederà ufficialmente che la ministra venga a riferire su quanto non sta facendo”, puntualizzando che “ci sono ministri che si sono dimessi per molto meno di un rave”, peccato che il riferimento valga ma non in Italia.

Nessuna critica a Draghi, nessuna critica all’Esecutivo, nel mirino di Salvini pare esista solo Lamorgese. E’ lei il nemico numero uno da abbattere. E così, forte dei dati che aumentano a suo favore, Salvini, fomenta dicendo che “i numeri bocciano Lamorgese, che non sta facendo il ministro dell’Interno, siamo arrivati a quasi 40 mila arrivi nell’anno del Covid, solo via mare. Stanno sbarcando immigrati da navi francesi, norvegesi, tedesche, spagnole. Non è possibile che l’Italia sia trasformata nel campo profughi d’Europa”.

L’attacco alla ministra Lamorgese, la difesa dei valori cristiani “corrotti” da laicità, uguaglianza sociale e diritti e doveri uguali per tutti, sono gli unici temi rimasti in comune con Giorgia Meloni.

Se dovesse lasciar perdere anche quella battaglia Salvini, con la nuova linea europeista e aperturista improntata a politiche di prevenzione, si vedrebbe politicamente di sicuro più vicino al Pd che non alla sua sempre più ingombrante alleata storica Giorgia.

Poi sul caso Durigon aggiunge il leader della Lega: “Mai parlato con Draghi di questo. Non penso che tra le sue priorità abbia i parchi di Latina. Per lui, sono preoccupato zero”, taglia corto Salvini, che anzi, mette in chiaro: “Fortunatamente fascismo e comunismo sono stati sconfitti dalla storia e nessuno ne ha nostalgia. Ho stima di Claudio Durigon con il quale stiamo lavorando alla riforma delle pensioni, che interessa milioni di italiani. Il 31 dicembre scade Quota 100: è impensabile tornare o riavvicinarci alla legge Fornero”, conclude Salvini.

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