Home Attualità Organizzazione criminale del capolarato sgominata a Caltanissetta

Organizzazione criminale del capolarato sgominata a Caltanissetta

by Rosario Sorace

Lo sfruttamento dei lavoratori stranieri nell’agricoltura è un fatto che negli ultimi anni sta uscendo allo scoperto. Poi una parte o persino la totalità del corrispettivo di chi lavorava nell’agricoltura veniva trattenuta dagli sfruttatori. Chi osava lamentarsi veniva sottoposto a terribili spedizioni punitive e tutto ciò è avvenuto il 3 giugno di quest’anno quando Adnan Siddique è stato ucciso, dopo che si era ribellato ai caporali denunciandoli.

Adesso sono stati ritrovati i libri ‘mastri’ in cui si erano elencati i nomi dei lavoratori e il loro compenso, non più di 25-30 euro al giorno. Tuttavia una parte di questo compenso o persino la totalità del corrispettivo, già misero, veniva trattenuta dagli sfruttatori.

Questa era la dura realtà a cui dovevano sottostare i cittadini pachistani che vivevano in condizioni misere e che venivano sfruttati in aziende agricole di Caltanissetta e provincia da loro connazionali con l’antico sistema repressivo del caporalato. I carabinieri sono risaliti agli artefici di questo sistema criminale e sono riusciti a sgominare arrestando una banda di 12 persone, in esecuzione di un’ordinanza restrittiva emessa dal gip di Caltanissetta su richiesta della locale Procura. Sei persone sono anche coinvolte nell’omicidio di Adnan Siddique, ucciso lo scorso 3 giugno.

Gli arrestati sono indagati, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata al caporalato, estorsioni, sequestro di persona, rapine, lesioni aggravate, minacce, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato. Il gruppo è formato da pachistani che da tempo sono residenti nel centro della città, “agendo con metodo paramafioso, ha assoggettato la comunità di appartenenza sottoponendola a un regime di vessazione e terrore e sfruttandola professionalmente al fine di assicurare all’associazione continuità nel tempo”.

L’indagine è stata denominata “Attila” e si è rafforzata anche a seguito di numerose denunce presentate da altri pachistani alla polizia e ai carabinieri di alcuni paesi vicini, come Milena e Sommatino. Gli episodi di violenza sono stati numerosi e questi fatti criminali hanno consentito agli investigatori “di acclarare l’esistenza di una vera e propria associazione per delinquere”, che veniva finalizzata a imporre la propria egemonia sul territorio e sostenuta “dal costante ricorso a condotte minatorie e violente di elevatissimo allarme sociale”.

Il capo del gruppo criminale era gestito da Mahammad Shoaib che reclutava la manodopera. I connazionali venivano offerti ai titolari di aziende agricole “in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori”.

Il compenso “si aggirava sui 25-30 euro al giorno, e trattenevano per sé una parte o persino la totalità del corrispettivo”. Chi si lamentava era immediatamente soggetto a spedizioni punitive, come è successo ad un nigeriano colpito a colpi di bastone e spranghe per avere chiesto la sua paga.

Sono stati coinvolti nell’indagine anche i titolari delle imprese agricole dove i pachistani venivano condotti a lavorare che, “trovavano conveniente rivolgersi ai caporali perché consapevoli che nessuna denuncia sarebbe mai potuta intervenire a danneggiarli, proprio per le condizioni di sfruttamento dei lavoratori”.

Nella sera del 3 giugno scorso avvenne l’omicidio del pachistano Adnan Siddique il quale si opponeva a questo sistema denunciando i suoi caporali. Poi tra le altre denunce ci sono le minacce di morte ricevute da un lavoratore con un coltello puntato alla gola.

La vittima venne sequestrata per tre ore, ed è stata costretta a chiamare il padre nel suo Paese di origine per farsi mandare 5mila euro come ricatto per la sua libertà. In un’altra occasione il gruppo ha aggredito una donna nigeriana con suo figlio di un anno, rapinandola di 200 euro, mentre il marito della donna è stato picchiato con calci e pugni.

I vari accusati hanno compiuto anche un’irruzione con pistola e coltelli in una comunità per minorenni, dove il gruppo ha pestato due ospiti che avevano avuto un banale diverbio con un altro ragazzino ed è stato quest’ultimo che aveva chiesto l’intervento del “boss” della banda per punirli.

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