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Nuovo scontro nella maggioranza, governo Draghi sui temi della Giustizia

by Rosario Sorace

Mercoledì e giovedì il nuovo Governo riceverà la fiducia e ci sarà immediatamente nella Commissione Affari costituzionali il primo grande nodo con la votazione sugli emendamenti al Milleproroghe. L’ostacolo più rilevante è rappresentato dalle norme di Bonafede, su cui appunto sono stati presentate richieste di modifiche da Costa (Azione), Annibali (Italia viva), Zanettin e Sisto (Forza Italia).

Il M5s fa quadrato su questa riforma della prescrizione: “Riforma presidio di civiltà. Provocazioni non possono essere accettate”. Si scontreranno adesso i due schieramenti opposti: da una parte M5s, Pd e Leu, che sosteneva Giuseppe Conte, dall’altra Lega, Forza Italia e Italia viva che hanno visioni assai diverse e opposte sul dossier relativo alle riforme della giustizia e in particolare alla prescrizione con una proposta opposta a quella di Bonafede.

Riuscirà Mario Draghi a placare gli animi e procedere uniti nell’esame delle questioni più scottanti del decreto mille-proroghe? Adesso tutti sono formalmente nella stessa maggioranza ma è assai improbabile un voto compatto su queste, soprattutto, quando si tratta di temi relativi alla giustizia.

L’obiettivo fondamentale degli emendamenti di Forza Italia, Italia viva e Azione è quello di sterilizzare la legge di Alfonso Bonafede che blocca la prescrizione dopo il primo grado di giudizio. I nemici della riforma chiedono di tornare al vecchio ddl Orlando, oggi ministro del Lavoro, che prevedeva solo uno stop di 36 mesi ai termini dopo il primo e secondo grado di giudizio.

Sul piano numerico in Parlamento, se si dovesse al muro contro muro l’alleanza tra Pd, M5s e Leu, potrebbe respingere l’incursione delle nuove componenti politiche della maggioranza Draghi. Infatti, sul decreto Milleproroghe, la commissione Affari costituzionali e Bilancio si esprimono in una votazione comune e in atto la coalizione del Conte 2 avrebbe 49 voti, contro i 46 di Lega–Fdi–Forza Italia e renziani.

Lo stesso potrebbe accadere nel caso in cui gli emendamenti venissero ripresentati al momento della votazione del testo in Aula poiché a Montecitorio, infatti, Pd e M5s hanno la maggioranza. Vi è un problema di tempi poiché il decreto dovrà essere convertito in legge entro l’1 marzo e dovrà essere esaminato pure al Senato.

Quindi si dovranno affrontare ed esaminare migliaia di emendamenti e perciò si tenta di operare uno sfoltimento. Ormai le armi si stanno affilando per lo scontro su questi temi divisivi e Giorgiò Mulè già fa capire il clima che si prepara: “Continuiamo a sostenere che i disastri prodotti dal ‘fine prescrizione mai‘ sono quelli che riguardano i processi infiniti e quindi la giustizia negata. Occorre agire rapidamente e in profondità per togliere questi totem ideologici: il processo deve essere equo e sono sicuro che troveremo una sintesi in Parlamento”.

Lucia Annibali di Italia Viva non sembra disposta a rinunciare agli emendamenti e i renziani adesso sono ben consapevoli che la giustizia non è più la leva per fare cadere Conte, ma rischia di mettere in crisi sin dall’inizio l’esecutivo Draghi screditando, tanto per cambiare, lo stesso Matteo Renzi.

Questa probabile spaccatura sulla prescrizione cadrebbe immediatamente sulla testa di Marta Cartabia, nuova guardasigilli, che tra l’altro Renzi stima e appoggia. Quindi potrebbe essere verosimile un ritiro in extremis degli emendamenti di Italia viva e a quel resterebbero in campo gli esponenti della ex opposizione, quali la Lega e Forza Italia.

I 5Stelle annunciano di essere pronti a tutto e fanno sapere: “Prescrizione è uno dei presupposti per il nostro sostegno al governo”, e si attende il comportamento che terrà il nuovo governo sui vari voti in commissione. A quanto pare Draghi durante le consultazioni non ha mai parlato del tema della prescrizione, né tantomeno l’ipotesi di cancellarne la riforma.

“Se qualcuno abbatte la prescrizione noi ci ritiriamo dal governo“, ha dichiarato Vito Crimi all’assemblea dei parlamentari di sabato scorso. “È evidente che questa maggioranza è tenuta al rispetto delle opinioni di ciascuna delle sue componenti. E che le provocazioni non possono essere accettate, del resto non sarebbero un buon viatico. La riforma della prescrizione di Bonafede per noi è una presidio di civiltà che ha portato in avanti l’Italia. Ora, si può discutere di come renderla più aderente al sistema e viceversa, ma non certo di cancellarla. Questo è uno dei presupposti perché ci sia il sostegno del M5S a questo governo”, afferma Mario Perantoni, deputato del M5s e presidente della commissione Giustizia della Camera.

Come si ricorderà, la legge Bonafede, è entrata in vigore nel gennaio del 2020 ed è stata sempre un motivo di conflitto sia nel Conte 1 che nel Conte 2 quando sia Matteo Salvini che i due Matteo hanno sempre manifestato l’assoluta contrarietà alle proposte Bonafede.

Comunque nell’ultimo governo uscente era stato individuato un lodo che inseriva due meccanismi diversi della prescrizione a seconda che gli imputati siano stati condannati o assolti alla fine del processo di primo grado. Tale punto di mediazione è inserita all’interno del ddl di riforma del Processo penale, che allo stato attuale era fermo proprio in commissione Giustizia.

Questo disegno di legge che è legato a doppio filo ai fondi del Recovery e lo spiegava dettagliatamente la relazione dell’ormai ex guardasigilli: “Non soltanto gli investimenti richiesti dal Ministero della Giustizia, ma l’intero Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sarà scrutinato tenendo conto della capacità di affrontare con riforme normative, investimenti e misure organizzative i problemi del processo civile e penale e di apprestare un’efficace prevenzione della corruzione”.

Non solo i 3 miliardi previsti per velocizzare i processi, ma persino i 200 miliardi provenienti da Bruxelles sono strettamente vincolati alle riforme della giustizia. L’Ue non richiede solo la riforma civile ma esige anche la riforma del penale e, comunque, Draghi, durante le sue consultazioni, non ha mai accennato alla riforma della giustizia penale sostenendo che l’Europa ci chiede solo quella civile.

Naturalmente quest’ultima riforma non divide le forze politiche e il disegno di legge delega di riforma della giustizia civile, che è stato approvato a dicembre 2019 e che da allora è bloccato alla commissione Giustizia del Senato, punta a snellire i tempi con la semplificazione del rito.

Non sembra comunque corretto il fatto che l’Ue non ci chieda d’intervenire sul diritto penale. Infatti nelle raccomandazioni indirizzate al nostro Paese per il 2019 e il 2020 la Commissione Europea ci esorta ad “aumentare l’efficienza del sistema giudiziario civile, ad attuare tempestivamente e a favorire l’applicazione dei decreti di riforma in materia di insolvenza, al fine di velocizzare i procedimenti di esecuzione forzata e di escussione delle garanzie e a rafforzare ulteriormente la resilienza del settore bancario” e anche di “favorire la repressione della corruzione, anche attraverso una minore durata dei procedimenti penali”.

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