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Il voto in pandemia riapre le crisi: la lezione di Madrid

by Bobo Craxi

Redatto da https://www.huffingtonpost.it

Dalle elezioni parziali di Madrid si possono trarre diverse indicazioni che non riguardano soltanto la Spagna e la sua capitale ma anche la situazione politica europea che fa i conti con le conseguenze della Pandemia. La crisi economica, la catastrofe sanitaria, le misure adottate per contrastare l’impatto della pandemia influiscono, non poco sui comportamenti elettorali e sugli spostamenti politici di elettorati potenzialmente contigui che scelgono opzioni assai più radicali o più idonee sul piano programmatico affinché si possano affrontare i nodi strutturali delle crisi che vengono avanzando.

Così é stato nel caso madrileno; il Partito Popolare schianta il Partito socialista di Pedro Sanchez; le paure che si affollavano su una parte dell’elettorato; ovvero la possibilità che l’area regionale della capitale potesse vedere il venir meno delle prerogative fiscali e delle agevolazioni che hanno garantito il benessere che andavano a discapito del resto del paese sino state fugate dalla vittoria schiacciante della Presidenta Ayuso, paladina dell’iper-liberismo e dell’orgoglio madrileno, un simbolo della nazione più che una Capitale che ne simboleggi L’Unità.

Da un lato la libertà assoluta e totale in tempo di pandemia, ciò che la faceva assomigliare ad un Bolsonaro in gonnella, e dall’altro la sicurezza escludente della Destra ringhiosa, ai popolari il Compito di mostrare il volto più accettabile ed agli squadristi di Vox, con i quali dovrà governare, la concessione della piazza e dello scontro aperto, fisico, con avversari politici e i Nemici da abbattere, siamo stati immigranti, ambulanti, omosessuali, femministe e formazioni genericamente di sinistra.

Tutto compiuto nel nome del popolo che vuole abbattere le flaccide élite recitando un perfetto copione populista che si trasforma in totalitario. Dall’altra parte la difficile gestione dei partiti di Governo, socialisti in testa, che non sono in grado di contendere alla destra popolare la guida delle masse rifugiandosi, avendo scelto peraltro il candidato sbagliato, nella saga del politicamente corretto e nel tentativo di segnare le lezioni madrilene come uno spartiacque fra la democrazia e il caos.

Chi ha fatto le spese di questo tentativo di radicalizzare lo scontro è stato in anzitutto Podemos ed il leader Pablo Iglesias, che ha pagato il prezzo della sua trasfigurazione in pochi anni di leader conclamato del movimento degli indignati che si è trasformato presto in un politico piccolo borghese che non è riuscito a trasformare la sua utopia in una realtà permanente; un addio alla politica tragico e melanconico.

Ne ha fatto le spese persino il suo omologo di centro Ciudadanos, nato e cresciuto per contrastare l’elitismo delle classi dirigenti di Madrid e l’offensiva culturale politica dell’indipendentismo catalano; oggi ciudadanos non entra neanche in consiglio regionale nonostante Appartenesse alla Giunta Uscente.

Una parabola triste che segnala quanto siano biodegradabili le forze politiche senza radici che nascono in determinate fasi e che muoiono quando esse vanno ad esaurimento. É sicuramente il caso contrario per la neonata formazione figlia della scissione di Podemos, Mas Madrid, apparentemente formazione civica, in realtà lista che fonda la sua essenza nel pragmatismo ambientalista e di tutela della Salute, non a caso guidata da una giovane medichessa. La pandemia spinge ed obbliga le forze politiche a dotarsi di una capacità programmatica più forte e meno ancorata al lemma ideologico od allo spartiacque destra/sinistra su cui pure avevano puntato i contendenti della tenzone.

Votare in pandemia é un rischio, e infatti per chi governa il Voto amministrativo appare sempre un campanello d’allarme rilevante. Per i Socialisti di Sanchez una vera sveglia; una sconfitta secca ed in incognita enorme: ovvero come sia possibile governare la Spagna non avendo in mano né Madrid né Barcellona.

Gli estremismi opposti, la probabile vittoria degli indipendentisti scozzesi, riacutizzano la fibrillazione catalana oggi probabilmente ancora di più dopo la vittoria della destra nazionalista madrilena e apre le strade ad un possibile
ricorso alle urne anticipate dopo la celebrazione del Congresso di un Partito Socialista che si é assunto l’onere di guidare il paese in un momento assai delicato e che tuttavia non può non fare i conti con la fragilità politica del suo esecutivo.

Per chi avesse intenzione di mestare nel torbido delle fragilità europee non sarà sfuggita certamente l’apertura della crisi spagnola, gli esecutivi che vogliono mettersi a riparo dalle incursioni dell’instabilità non hanno che da evitare i ricorsi alle urne, un elettorato umorale, piegato dalla crisi economica, stremato dalla crisi sanitaria si rivolge cogliendo l’offerta più radicale o si attacca al vecchio legno del nazionalismo populista con buona pace della nobiltà della scelta europea e dei suoi compassionevoli finanziamenti che tardando non faranno che accelerare tutte le crisi in atto che la pandemia aveva rallentato e che oggi escono allo scoperto.

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