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Il Senato approva la modifica costituzionale sul voto ai diciottenni

by Rosario Sorace

In mezzo al turbinio di notizie e fatti ben più rilevanti è passata quasi sotto silenzio l’approvazione della modifica dell’articolo 58 della Costituzione che adesso permette di votare ai diciottenni anche per il Senato estendendo in tal modo la sua base elettorale. Dunque se si dovesse votare adesso ci sarebbero 4,1 milioni di elettori in più nella fascia compresa tra i 18 e i 24 anni.

Sarà comunque una base per lo più composta da donne e prevalentemente più giovane nel Mezzogiorno. Ora, Palazzo Madama ha approvato definitivamente il diritto di voto per il senato a partire dai 18 anni con una modifica della Costituzione che permetterà a molti giovani di votare i loro rappresentanti in uno dei due rami del parlamento che interesserà oltre 4 milioni di italiani nella fascia 18-24 anni.

Tuttavia, prima che la legge entri in vigore, bisogna sapere se sarà richiesto un referendum perché alla Camera dei Deputati il sì non ha ottenuto la maggioranza richiesta dei due terzi, così come al senato dove i favorevoli 178, 15 i contrari, 30 gli astenuti.

Ora entro 3 mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale si potrà ricorrere, se richiesto, ad un referendum costituzionale. Dunque il referendum può essere proposto da 500.000 elettori, da cinque Consigli regionali oppure da un quinto dei membri di una Camera. A quel punto, se si dovesse svolgere il referendum e darà esito positivo, questa modifica della Costituzione potrà diventare legge.

Se invece nessuno di coloro che possono promuovere il referendum si dovesse attivare per indirlo alla scadenza del termine dei tre mesi, la legge costituzionale sarà promulgata dal presidente della Repubblica entrando in vigore.

Oggi in Italia risiedono 4.106.139 cittadini tra i 18 e i 24 anni che dunque sono i potenziali aventi diritto al voto quando la norma entrerà in vigore. Nell’ambito di questa platea oltre 2,1 milioni sono donne, mentre gli uomini sono meno sono circa 1,9 milioni.

E quindi già questa è una differenza che mostra come sempre la componente femminile in vantaggio sugli uomini da un punto di vista numerico e anche di partecipazione.

Infatti uno studio dell’Istat del 2019 rileva che le donne hanno tassi meno elevati di partecipazione attiva alla vita politica e partecipano meno degli uomini sia ai comizi, si calcola il 3,0 per cento rispetto al 6,4 per cento degli uomini e sia ai cortei il 2,7 per cento, contro il 3,6 per cento sempre degli uomini.

Lo stesso vale per il sostegno finanziario fornito ad un partito che vede appunto il coinvolgimento delle donne inferiore, così come nell’impegno in attività volontarie e gratuite a favore di un partito. Le donne oltre i 14 anni che discutono di politica almeno una volta a settimana sono il 27,0 per cento, mentre per gli uomini è il 44,7 per cento.

Stessi dati si registrano sull’informazione dei fatti della politica italiana almeno una volta a settimana: per le donne che lo fanno il dato è del 45,4 per cento contro il 61,8 per cento degli uomini e quelle che sentono i dibattiti politici è il 15,6 per cento contro il 22,1 per cento degli uomini.

Questi dati statistici si riverberano alle urne e alle scorse elezioni europee del 2019 l’astensionismo femminile è stato il 45,3 per cento che appunto è una percentuale più elevata degli uomini che ha toccato il 42,4 per cento. La platea di cittadini uomini con età superiore a 25 anni sino ad adesso è di 24 milioni, mentre le donne sono meno di 22 milioni su un totale di 45,8 milioni di cittadini residenti.

Con la nuova riforma la posizione delle donne migliora con un ampliamento della base che non ribalta la situazione, bensì accorcia le distanze.

Per quanto riguarda la distribuzione dei nuovi elettori si avrà un incremento per chi vive in Lombardia e subito dopo al secondo posto abbiamo la Campania. Questo incremento per la Lombardia registra un maggiore aumento di elettori, mentre dal punto di vista delle percentuali è la Campania che ne ha beneficiato di più, con un incremento che è sempre sulla base dei residenti che supera il 10 per cento.

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