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Il Quirinale specchio della crisi italiana

by Nico Dente Gattola

Il mandato di Sergio Mattarella volge ormai al termine e, come naturale, sono cominciate le grandi manovre per la sua successione.

Un tempo l’elezione del Capo dello Stato era un avvenimento ordinario, importante ma non decisivo, visto il ruolo di “mero notaio” ricoperto nel nostro sistema.

Con l’avvento della c.d. “ seconda repubblica” il quadro ha cominciato a cambiare, poiché con la crisi dei partiti, l’inquilino del Colle, ha avuto via via un ruolo sempre più attivo.

Trasformazione cominciata con l’elezione di Oscar Luigi Scalfaro, il cui mandato si svolse in un momento drammatico per il paese; mandato che sarà ricordato soprattutto per la palese opposizione all’esecutivo Berlusconi I.

Da allora nulla fu più come prima, poiché, sempre più spesso, con i suoi successori, da Ciampi a Napolitano a Mattarella, abbiamo assistito alla nascita di esecutivi del Presidente e, non di rado, il mancato ricorso alle urne è stato dovuto alle scelte del Presidente di turno.

Insomma il Capo dello Stato è diventato gradualmente, sempre più protagonista della vita politica del nostro Paese, quasi come d’improvviso fossimo diventati una Repubblica Presidenziale, un po’ come i nostri cugini d’oltre Alpe.

La cosa più singolare è che se si prova ad avanzare l’ipotesi di una riforma del genere si rischia di essere tacciati di avere pulsioni dittatoriali e di conseguenza la cosa non è mai stata affrontata nemmeno a livello ipotetico.

Eppure i segnali sono inequivocabili e l’inesorabile trasformazione del ruolo del Presidente, di anno in anno, si fa sempre più evidente.

Ma a cosa si deve in concreto questa sorta di deriva presidenziale?

Ebbene tutto ciò è riconducibile alla crisi del sistema politico italiano (forse dopo 30 anni meglio chiamarla decadenza), con i partiti che non trovano nulla di meglio da fare per ovviare alle loro difficoltà che caricare di responsabilità sempre maggiori la figura del capo dello stato.

Dalla scelta del successore di Napolitano nel 2013, che poi sarà se stesso, fatto insolito e ulteriore indice dello Stato comatoso in cui versano le nostre istituzioni, il sistema rivolge grande attenzione alla scelta del Presidente.

Attenzione che però non è dovuta ad una maggiore percezione dell’importanza del ruolo, ma in realtà cela la preoccupazione dei nostri politici, di riuscire a trovare un valido ombrello, meglio parafulmine, in grado di assicurare la tenuta del sistema.

In poche parole, il Presidente della Repubblica è visto come l’unica istituzione in grado di assicurare il mantenimento degli equilibri attuali. E la situazione, come si vede in questi giorni, può solo degenerare.

Ma è chiaro che alla lunga anche la nostra democrazia rischia di risentirne, poiché, stiamo gradualmente andando verso una sorta di costituzione non scritta che dipinge per l’inquilino del Colle un ruolo particolare in nome della tenuta del sistema Italia.

Ma benissimo potrebbe accadere che a furia di continui strappi ed eccezioni, si crei una situazione di conflitto con rischi imprevedibili, per il nostro ordinamento.

Come ovviare a tutto ciò? Facile, auspicare il superamento della crisi attuale della nostra politica: si potrebbe ipotizzare l’introduzione del Presidenzialismo con gli opportuni contrappesi, ma occorrerebbe una classe politica più efficiente di quella attuale, il che presuppone un quadro che oggi non esiste.

Di sicuro occorre assicurare una maggiore governabilità, e chi ha l’onore e onere di rappresentare l’Italia in Parlamento si assuma le sue responsabilità. Senza delegare al Presidente della Repubblica funzioni che non gli competono!

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