Home In evidenza “Il governo dei G30” e la fobia dell’investimento pubblico

“Il governo dei G30” e la fobia dell’investimento pubblico

by Romano Franco

Tre mesi fa i trenta potenti del mondo, il noto gruppo conosciuto con il nome di G30, gruppo che annovera tra le sue fila anche l’illustrissimo Presidente Mario Draghi, mentre la pandemia infuriava, scrivevano le future politiche economiche: “Reviving and Restructuring the Corporate Sector Post-Covid”.

Nel documento si prevede come minimizzare i costi a lungo termine delle politiche e delle iniziative e si prevede che la pandemia durerà ancora a lungo; più di cinque anni considerando l’utilizzo di “lungo termine” che in economia vuol dire dai cinque anni in su.

Esordiscono nel documento parlando di come “occorre minimizzare i costi di lungo termine delle politiche e delle iniziative. Perfino con le misure di mitigazione del Governo, alcuni settori non essenziali non fanno profitto”.

Quali sono questi settori? Lo scrivono subito dopo: “La manifattura, i trasporti e le piccole imprese”. Settori che con la pandemia hanno trovato una morte lenta e non proprio indolore.

Per lor signori questi settori sono quindi non profittevoli. Non sono necessari e si interviene per smantellarli. E poco importa se i futuri finanziamenti andranno ai privati per rendere più pulite e tecnologiche le aziende di chi non ha perso nulla, anzi. E’ questa la giustizia e l’equità promulgata negli anni da questi signori.

Abbiamo una tassazione ridicola che premia chi più ha e può permettersi di abbassare i costi, abbiamo un economia stantia che come una slot machine prende soldi che ridistribuisce solo in piccola parte alla gran percentuale; il resto finisce sotto il mattone di qualche paperone pronto a conservali per eventuali investimenti su Marte, per qualche altro business idiota o per qualche azione narcisista di filantropia.

Inoltre, con le nostre politiche fatte dai clientes delle multinazionali o da chi detiene le stesse sotto “falso nome”, dobbiamo la sfilza di investimenti dedicati ai privati a discapito del pubblico. Abbiamo un servizio pubblico vergognoso e un servizio privato che costa tanto a causa della scarsa qualità del pubblico.

Abbiamo una mentalità triste e ristretta. Il fatto di vedere l’elezione come una scommessa. Chi vince premia i suoi fans e se ne frega del benessere di tutti, l’importante è sempre quello: fare un altro giro intorno al sole e presenziare come ectoplasma in un’altra legislatura.

Benvenuti in Italia! Patria dell’opportunismo e dell’egoismo! Purtroppo, questa pandemia ci ha aperto gli occhi e ci ha illustrato con la lente d’ingrandimento la struttura della società nella quale viviamo. E’ una società meschina, che non pensa alla comunità e non pensa ai più deboli, improntata per mandare avanti gli opportunismi personali e del più forte.

Serve una risposta e alla svelta, altrimenti questa crisi rischierà di lasciarne indietro in parecchi.

Ma per il G30 “La risposta iniziale dei governi al coronavirus è insostenibile”, sostengono, “l’inadeguato target del supporto porta a un livello di spesa pubblica che sarebbe insostenibile per la lunga durata dell’economia”.

Secondo l’attuale Presidente del Consiglio le risorse dovrebbero essere date ai settori “corporate”, cioè il digitale e l’ambiente; poi chi se ne frega dei piccoli settori. Peccato che quei settori in Italia siano quelli che diano da mangiare a circa l’80% delle persone.

Ma nulla è perduto. L’investimento pubblico potrebbe essere una possibile opzione per far fronte alla crisi scatenata, che sta distribuendo in maniera sempre meno iniqua le ricchezze. Economie che fanno investimenti pubblici non conoscono crisi e rispetto alle altre escono più forti di prima; grazie alla coesione e allo spirito di squadra instaurato.

Ma quello dell’investimento pubblico è un tabù che a quella cricca dei 30 non tanto piace purtroppo! 

Basta finanziamenti inutili ai privati, serve stimolare l’investimento pubblico. Servono investimenti pubblici fatti sul web che tutelino tutte le persone che non riescono più a commerciare a causa del “monopolio” dovuto ai giganti del web.

Bisogna investire su piattaforme Made in Italy che diano la possibilità di vendita e di assistenza online a tutti coloro che vogliono aggiornarsi e addentrarsi nella vendita sul web. Che si tratti di alberghi, ristoranti, tabacchi e negozi di ogni genere. Questa sarebbe una svolta epocale!

Urge urgentemente contrastare i vari giganti del web che, giorno dopo giorno, continuano a calpestare sogni e speranze dei cittadini italiani bravi e onesti rimasti alla deriva e che, costantemente, vengono ignorati dalla nostra politica.

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