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I motivi per cui la mafia non è stata mai sconfitta

by Freelance

Di Mario Ravida

Sia ben chiaro: io non ce l’ho con i mafiosi…che vanno assolutamente combattuti e contrastati!

Può sembrare una grave affermazione, ma permettetemi di spiegare il perché: i mafiosi fanno una scelta di vita, la stessa scelta che ha fatto gente che l’ha combattuta.

Ci sta, nel gioco delle parti di chi fa scelte di vita contrastanti, tra chi sceglie lo stato e chi sceglie la mafia!

Uno dei motivi centrali per cui la mafia non è stata mai sconfitta dallo stato Italiano è questo: sin dallo sbarco degli Americani in Sicilia, c’è stata una connessione e una collusione tra organi Istituzionali e la mafia.

Tanto che un’ aiuto importante per lo sbarco Americano lo diede proprio la mafia dell’epoca!

Successivamente si è creato una specie di “contrappeso” dove si combatte l’ala militare della mafia (con molte difficoltà per chi attua il contrasto), ma non si attua un’effettiva volontà di spezzare quel legame tra mafia e Istituzioni che permettono, ed hanno permesso l’esistenza e l’alternarsi dei Governi dal dopo guerra in poi!

Le organizzazioni criminali sono apolitiche, appoggiano e favoriscono politicamente solo chi può garantire un ritorno economico dal consenso politico dato.

Infatti, dal dopo guerra in poi, tutti coloro che sono stati in grado di formare i governi in questo paese, lo hanno fatto con l’importante ed essenziale apporto delle organizzazioni mafiose, come tutti i collaboratori e indagini hanno ampiamente dimostrato!

Al maxi processo instaurato da Falcone e Borsellino è accaduto quello che la mafia non si sarebbe mai aspettata: è mancata a “cosa nostra” quella “protezione” politica che gli era stata sempre garantita, nei suoi vertici, con l’impunità e attuata tramite la “bocciatura” e il rimando al primo grado di giudizio di moltissimi capi mafia tramite assurde sentenze di un personaggio, alto Magistrato, che corrisponde al nome di Corrado Carnevale, detto l'”ammazza sentenze” e purtroppo di non solo lui.

I processi si sono “aggiustati” anche nel primo e secondo grado di svariati procedimenti!

Falcone e Borsellino, approfittarono di una mancanza di quella politica che, da sempre, proteggeva la mafia e grazie all’azione del Giudice Di Pietro che, azzerata la prima Repubblica con decine di arresti tra politici e imprenditori del paese, paradossalmente, toglieva anche la “protezione” a “cosa nostra” di quelle importanti componenti politiche e industriali che da sempre avevano corrotto!

Ha tentato di tutto, “cosa nostra”, per “aggiustare” quel maxi processo; hanno provato persino a corrompere un Giudice integerrimo di cassazione che aveva sostituito Carnevale (per l’azione di Falcone che nel frattempo aveva assunto cariche Giudiziarie-Politiche a Roma).

Giudice che corrisponde al nome di Antonino Scopelliti, che stava scrivendo il rigetto delle istanze dei mafiosi condannati a pesanti condanne in primo e secondo grado al maxi processo di Falcone e Borsellino!

Scopelliti, muore in un terribile attentato a colpi di fucile in Calabria!

Dopo quest’omicidio per i mafiosi condannati al maxi processo non vi è stata più speranza per “sistemare” quel verdetto che aveva distribuito pesanti condanne per Riina e i suoi!

A questo punto, Riina, inferocito contro chi lo avevano protetto sino a quel momento, scatena una vendetta contro i vertici politici Nazionali che non avevano saputo garantirlo, come da accordi precedenti, dato che, come detto, avevano assunto importanti cariche di governo per mezzo del consenso mafioso!

Riina ordina di uccidere il massimo esponente siciliano della corrente andreottiana, Salvo Lima, e fa uccidere uno dei cugini Salvo, potenti esattori siciliani e anelli di collegamento tra gli affari mafiosi e quelli politici.

Riina minaccia pesantemente anche familiari ed esponenti politici di primo piano nel panorama politico dell’epoca.

Instaura il terrore! I politici con i loro uomini di Stato cercano tramite Ciancimino ex sindaco democristiano di Palermo, che Falcone definisce il “più mafioso dei politici e il più politico dei mafiosi”, un aggancio tramite Mario Mori capo dei Ros dei Carabinieri.

Riina avuta tale notizia è contento perché dice che lo Stato “si é fatto sotto” e prepara un “papello” di richieste allo Stato tra i quali l’abolizione dell’ergastolo ostativo e altre impossibili richieste da concedergli in quel momento storico che avrebbe fatto capire tutto all’opinione pubblica più attenta.

Era già avvenuta la strage di Capaci e poi quella di Via D’Amelio in cui trova la morte anche Borsellino, e proprio quest’ultimo aveva saputo della “trattativa” in atto e non aveva potuto denunciarla, per volontà di quella Procura di Caltanissetta diretta dal Procuratore Tinebra, che non lo chiamò mai come testimone informato dei fatti, sebbene Borsellino ne avesse fatto esplicita richiesta!

Si poneva, quindi, per la mafia di Riina e per il governo tutto, una grossissima problematica da risolvere al più presto, anche perché Riina, forte dell’avvicinamento del Governo, tramite Mori e i suoi, rendendosi conto che avevano tutti paura, accelera la positiva conclusione della trattativa per il capo di Cosa Nostra tanto favorevole, compiendo altre stragi nel paese e, cioè ,quella di Milano, Roma e Firenze!

Nel contempo, menti raffinatissime, identificabili in Mori, servizi segreti, Tinebra, La Barbera e Contrada, avevano posto in essere un “accordo” con il numero due di “cosa nostra” Bernardo Provenzano.

Tale patto consisteva nell’impunità di quest’ultimo e nella protezione degli affari mafiosi, con inabissamento di Cosa nostra che non avrebbe più compiuto stragi e omicidi eclatanti.

Il piatto forte era che Provenzano avrebbe consegnato Riina allo Stato insieme ai responsabili delle stragi!

Così accade: arrestano Riina con la mancata perquisizione nel suo covo, dove si sarebbero potuti rinvenire il “papello” con le richieste del primo accordo e chissà cos’altro; arrestano i Graviano; Santapaola e molti altri.

Per ognuno di questi arresti, ci sarebbe un’altra storia da raccontare esplicitando le responsabilità e gli accordi segreti di Giudici, mafiosi e alti componenti delle Istituzioni.

Comunque, il pericolo per la squallida vita dei politici, che accettarono e condivisero tali strategie, é disinnescato. Provenzano e Matteo Messina Denaro con l’accordo di tutte le mafie esistenti nelle altre province e altre Regioni garantirono una stabilità politica.

I garanti politico della mafia di Provenzano e Matteo Messina Denaro si identificano in Dell’Utri Marcello, fondatore di Forza Italia e l’altro in Berlusconi, capo del partito che stravinse, con l’aiuto di “cosa nostra” e le mafie, le elezioni nel 1994.

La mafia, ritrovava, quindi, il suo referente politico, superando e cambiando chi da sempre li aveva protetti.

Si tentò anche precedentemente di formare, come garante delle mafie, le Leghe meridionali che, come dicevo, furono superate da Forza Italia.

Si doveva, quindi, proteggere Provenzano e Matteo Messina Denaro, garanti dell’accordo. Da qui in poi si innescano le vicende di Ilardo e del Colonnello Riccio, uno ucciso prima di pentirsi per impedirgli di rilevare retroscena sugli accordi politici del passato (l’uso da parte dei governi di estremisti golpisti e terroristi, per il compimento di “affari sporchi” come omicidi di politici onesti e di fare luce sulle trame “atlantisti” che tenevano a scongiurare un patto di governo di sinistra e centro, sponsorizzato da Aldo Moro, nonché atti stragisti propedeutici per la finalizzazione di più colpi di stato con attentati e stragi in anni 60/70/80 sino all’abbattimento del muro di Berlino).

Questo sapeva Ilardo e per questo muore in quelle circostanze assurde.

Ilardo avrebbe anche rivelato lo scopo di attentati, con l’uso e l’aiuto di gruppi paramilitari fascisti, come “Gladio”, per supportare e contrastare un’improbabile invasione Sovietica a seguito la conseguente “guerra fredda” tra America e Russia!

Al centro di tali scellerati accordi, quindi, mafie, servizi segreti, gruppi eversivi di destra e di sinistra e le garanzie degli anni 90 che vedevano Forza Italia da un lato e Provenzano-Matteo Messina Denaro dall’altro.

Ilardo viene eliminato per non rivelare tutto ciò e chi lo gestiva, il Colonnello Riccio, massacrato, arrestato e perseguitato giudiziariamente screditandolo!!!

Provenzano non viene arrestato, sebbene Ilardo porta i Ros di Mori nel suo rifugio dove rimane latitante indisturbato per altri 6 anni. Anzi, viene curato e operato alla prostata da un luminare, un grande chirurgo, Attilio Manca che viene fatto uccidere per non farlo parlare e rivelare chi aveva operato per conto anche dello Stato!

Per tali motivi, la puntata di Report di lunedì scorso, è pericolosissima per il “sistema”, in quanto si potrebbero svelare retroscena e accordi politici, mafiosi, eversivi, dei quali non è possibile la prosecuzione giudiziaria poiché questo infame paese crollerebbe nei suoi vertici attuali, che stanno concedendo ai mafiosi che sanno ( Graviano e molti altri) quello che da sempre richiedono: l’abolizione dell’ergastolo ostativo e concessioni carcerarie di favore per non parlare! 

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