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Alla Versiliana il segretario della Lega lombarda e il presidente della Regione Lombardia hanno sollecitato un rinnovamento della linea politica del partito, chiedendo il coinvolgimento dei governatori e di Zaia. L’appello arriva a un mese dal raduno di Pontida e mette in guardia: senza cambiamenti la forza elettorale della Lega rischia di indebolirsi.
Un messaggio diretto alla leadership
Dal palco Massimiliano Romeo e il presidente Attilio Fontana hanno tracciato un quadro critico della situazione interna. Hanno segnalato difficoltà nelle sezioni, risultati elettorali deludenti nei sondaggi e un calo nella raccolta di nuove tessere.
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Romeo ha usato un’immagine netta per descrivere la situazione: quando si vede un amico che «si sbatte contro un muro» è necessario intervenire. Fontana ha aggiunto che, sebbene la critica sia dura, almeno si potrà dire di aver tentato di correggere la rotta con «la coscienza pulita».
La proposta organizzativa: più potere ai territori
I dirigenti hanno avanzato una riorganizzazione che dia maggiore centralità ai territori. L’idea prospetta una struttura a più anime, con una Lega Nord, una Lega Centro e una Lega Sud, in una sorta di confederazione che metta i governatori al centro del progetto politico.
Secondo Romeo, il modello servirebbe anche a rafforzare la credibilità del partito sul tema del federalismo: se si vuole portare questa proposta sul piano nazionale, il cambiamento va praticato prima dentro l’organizzazione stessa.
Segnali di tensione in platea
La discussione in sala non è stata pacifica. Alcuni sostenitori hanno fischiato i critici e mostrato cartelli «pro Salvini», intonando il coro «C’è solo un capitano». Dal palco Romeo ha replicato che non sono i sostenitori della linea dei governatori a voler dividere il partito.

La scadenza è chiara: un mese prima di Pontida
I due dirigenti hanno posto ora la palla nella metà campo della segreteria nazionale. Hanno chiesto a Salvini di riflettere e di indicare una strada condivisa prima dell’appuntamento di Pontida, fra circa un mese.
Romeo ha avvertito che, oltre ai rischi di lacerazione interna, la minaccia più concreta è l’allontanamento degli elettori: «Se chi ci vota ci punisce troppo severamente», ha spiegato, la conseguenza sarebbe una diminuzione drastica del consenso.
Fontana e Romeo hanno sottolineato di aver tentato per due anni di «spegnere i focolai» di divisione; ora, dicono, serve una risposta chiara dalla leadership per evitare che il malcontento si allarghi.












