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8 luglio 1978: Sandro Pertini è eletto Presidente della Repubblica

by Emilio Graziuso

Sabato 8 luglio 1978, Sandro Pertini viene eletto Presidente della Repubblica con 832 voti favorevoli su 995 votanti.

Prima, però, di soffermarci sull’elezione di colui che diverrà il Presidente della Repubblica Italiana più amato di tutti i tempi, dobbiamo fare un passo indietro ed analizzare il contesto storico – politico nel quale tale elezione avvenne.

Il 1978, infatti, è un anno drammatico, cruciale e particolare della storia del nostro Paese. Il terrorismo è sempre più incalzante ed efferato e nel 1978 infligge un durissimo colpo al cuore dello Stato con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro.

A rendere ancora più deboli e, sotto alcuni aspetti, vacillanti le Istituzioni, anche a livello di opinione pubblica, contribuiscono le dimissioni, rassegnate in data 15 giugno 1978 (14 giorni prima dell’inizio del semestre bianco e con sei mesi e quindici giorni di anticipo, quindi, rispetto alla naturale scadenza del mandato presidenziale), dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone a seguito dello scandalo Lockheed.

Dopo tali dimissioni si apre il periodo di supplenza di Amintore Fanfani (DC), Presidente del Senato e, dunque, seconda carica dello Stato, del quale comincia a circolare il nome, quale possibile futuro Capo dello Stato.

Cominciano, quindi, i lavori, i conciliaboli, i vertici delle segreterie di partito per individuare la figura più adatta a ricoprire la massima carica dello Stato in un periodo così particolare per la democrazia e per le Istituzioni repubblicane.

Trovare la convergenza su un nome appare opera ardua, dati i veti incrociati che si registrano da più parti. I nomi di Guido Gonnella (DC), Giorgio Amendola (PCI) e Pietro Nenni (PSI) non riescono ad aggregare.

I socialisti puntano, quindi, su Antonio Giolitti e Giuliano Vassalli, il primo, indubbiamente, maggiormente quotato all’interno del partito. Tra i vari nomi che circolano vi è anche quello di Ugo La Malfa. Nessuno, però, riesce ad aggregare.

All’interno del Partito Socialista, oltre a Giolitti, si comincia parlare di Sandro Pertini, quasi ottantaduenne, quale possibile candidato alla Presidenza della Repubblica.

Tra i due esponenti socialisti si registra, in tale fase, una velata e sottile polemica. Come scrive Mario Guidotti (M. Guidotti, Sandro Pertini. Una vita per la libertà, Editalia 1987), Giolitti, in una intervista, parla, “in generale”, della candidatura di anziani alle cariche dello Stato, come di un fenomeno prettamente italiano, che desta notevole stupore negli altri Paesi Europei.

Pertini, dal canto proprio, con il carattere e l’ironia che lo contraddistingue, risponde a tono al compagno socialista: “Mia madre è morta a oltre novanta anni, a causa di una caduta. Mio fratello è arrivato a novantaquattro anni ed è morto per una banale indigestione. Mia sorella a novantatré. Appartengo ad una famiglia longeva e, consentitolo, lucidissima” (M.Guidotti, op. cit., pag. 101).

Ed ancora, sempre Pertini afferma che: “L’identikit del Presidente della Repubblica è che deve essere alto, giovane, bello e senza pipa” (M.Guidotti, op. cit., pag. 101). È evidente l’ironia del futuro Capo di Stato.

Giolitti, infatti, è indubbiamente alto, senza pipa, non so dire se fosse bello, ma sicuramente non era giovane, avendo 63 anni.

Con il passare dei giorni la possibile candidatura di Pertini prende sempre più forma, sebbene il futuro Capo dello Stato non sia allineato con il nuovo corso socialista del Segretario Bettino Craxi.

Basti pensare, ad esempio, alla ferma opposizione di Pertini, nei giorni del sequestro di Aldo Moro, ad ogni forma di trattativa con le Brigate Rosse ed il dissenso, quindi, con la linea dettata al riguardo da Craxi.

Sarà, comunque, lo stesso Craxi a proporre ufficialmente il 2 luglio 1978 la candidatura di Pertini a Presidente della Repubblica.

Al Partito Comunista di Enrico Berlinguer piace subito la candidatura di Pertini e nei giorni successivi anche la Democrazia Cristiana ed il Partito Repubblicano convergono su colui che incarnava i valori della resistenza.

Torniamo, quindi, all’inizio del nostro articolo. Sabato 8 luglio 1978, Sandro Pertini viene eletto Presidente della Repubblica con 832 voti favorevoli su 995 votanti (il nome di Sandro Pertini risuona dalla voce di Pietro Ingrao,  Presidente della Camera dei Deputati, durante lo spoglio delle schede, nel Parlamento riunito in seduta comune).

Il neo Presidente della Repubblica si ritira, quindi, immediatamente nella propria abitazione nei pressi di Fontana di Trevi nella quale continuerà ad abitare anche durante il suo settennato – dove scrive il proprio discorso per il giorno successivo.

Il 9 luglio 1978, quindi, dopo aver giurato fedeltà alla Repubblica, Sandro Pertini leggerà alle Camere il proprio discorso di insediamento. Discorso programmatico, ricco di ricordi, impegni e progetti per il nostro Paese.

Un discorso di forte impatto, per certi aspetti fuori dagli schemi o almeno fuori da quelli ai quali gli Italiani erano stati abituati dai precedenti Capi di Stato.

Discorso, quindi, in puro stile “pertiniano”: battagliero, rigoroso, indipendente e libertario.

Il Presidente affronta, infatti, i problemi di più stretta attualità, primo fra tutti il terrorismo e la violenza che affligge il Paese: “Siamo decisi avversari della violenza, perché siamo strenui difensori della democrazia e della vita di ogni cittadino. Basta con questa violenza che turba il vivere civile del nostro popolo, basta con questa violenza consumata quasi ogni giorno contro pacifici cittadini e forze dell’ordine, cui va la nostra solidarietà”.

Nel parlare di lotta al terrorismo, Pertini rivolge il suo un pensiero ad Aldo Moro: “Se non fosse stato crudelmente assassinato, lui, non io, parlerebbe oggi da questo seggio a voi”.

Ancora per il Capo di Stato è necessario risolvere dei nodi essenziali quali la disoccupazione, in particolare quella giovanile, la scuola e la cultura: “Bisogna sia assicurato il lavoro ad ogni cittadino. La disoccupazione è un male tremendo che porta anche alla disperazione. Questo, chi vi parla, può dire per personale esperienza acquisita quando in esilio ha dovuto fare l’operaio per vivere onestamente. La disoccupazione giovanile deve soprattutto preoccuparci, se non vogliamo che migliaia di giovani, privi di lavoro, diventino degli emarginati nella società, vadano alla deriva, e disperati, si facciano strumenti dei violenti o diventino succubi di corruttori senza scrupoli. Bisogna risolvere il problema della casa, perché ogni famiglia possa avere una dimora dignitosa, dove poter trovare un sereno riposo dopo una giornata di duro lavoro. Deve essere tutelata la salute di ogni cittadino, come prescrive la Costituzione. Anche la scuola conosce una crisi che deve essere superata. L’istruzione deve essere davvero universale, accessibile a tutti, ai ricchi di intelligenza e di volontà di studiare, ma poveri di mezzi. L’Italia ha bisogno di avanzare in tutti i campi del sapere, per reggere il confronto con le esigenze della nuova civiltà che si profila. Gli articoli della Carta costituzionale che si riferiscono all’insegnamento e alla promozione della cultura, della ricerca scientifica e tecnica, non possono essere disattesi”.

Il Presidente Partigiano prosegue, quindi, con l’enunciare valori essenziali e non negoziabili:

1)La pace: “L’Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire”;

2)La concordia: “Dobbiamo operare perché, pur nel necessario e civile raffronto fra tutte le ideologie politiche, espressione di una vera democrazia, la concordia si realizzi nel nostro paese. Farò quanto mi sarà possibile, senza tuttavia mai valicare i poteri tassativamente prescrittimi dalla Costituzione, perché l’unità nazionale, di cui la mia elezione è un’espressione, si consolidi e si rafforzi. Questa unità è necessaria e, se per disavventura si spezzasse, giorni tristi attenderebbero il nostro paese. Questo diciamo, perché vogliamo la libertà, riconquistata dopo lunga e dura lotta, si consolidi nel nostro paese. E vada la nostra fraterna solidarietà a quanti in ogni parte del mondo sono iniquamente perseguitati per le loro idee”;

3)La libertà e la giustizia sociale: “Certo noi abbiamo sempre considerato la libertà un bene prezioso, inalienabile. Tutta la nostra giovinezza abbiamo gettato nella lotta, senza badare a rinunce per riconquistare la libertà perduta. Ma se a me, socialista da sempre, offrissero la più radicale delle riforme sociali a prezzo della libertà, io la rifiuterei, perché la libertà non può mai essere barattata. Tuttavia essa diviene una fragile conquista e sarà pienamente goduta solo da una minoranza, se non riceverà il suo contenuto naturale che è la giustizia sociale. Ripeto quello che ho già detto in altre sedi: libertà e giustizia sociale costituiscono un binomio inscindibile, l’un termine presuppone l’altro: non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà, come non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale”;

Pertini ricorda, infine, i propri compagni di lotta per il trionfo della libertà e democrazia nel nostro Paese: “Non posso, in ultimo, non ricordare i patrioti coi quali ho condiviso le galere del tribunale speciale, i rischi della lotta antifascista e della Resistenza. Non posso non ricordare che la mia coscienza di uomo libero si è formata alla scuola del movimento operaio di Savona e che si è rinvigorita guardando sempre ai luminosi esempi di Giacomo Matteotti, di Giovanni Amendola e Piero Gobetti, di Carlo Rosselli, di don Minzoni e di Antonio Gramsci, mio indimenticabile compagno di carcere. Ricordo questo con orgoglio, non per ridestare antichi risentimenti, perché sui risentimenti nulla di positivo si costruisce, né in morale, né in politica”.

Il neo eletto Presidente conclude il proprio discorso d’insediamento affermando che “da oggi io cesserò di essere uomo di parte. Intendo essere solo il Presidente della Repubblica di tutti gli italiani, fratello a tutti nell’amore di patria e nell’aspirazione costante alla libertà e alla giustizia. Onorevoli senatori, onorevoli deputati, signori delegati regionali, viva l’Italia!”. Inizia così il settennato di Sandro Pertini.

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