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L’Iran smentisce l’avvio di un nuovo ciclo di negoziati indiretti con gli Stati Uniti, mentre Washington e i mediatori regionali continuano i tentativi di ricucire un accordo che eviti un’escalation. Sullo sfondo restano tensioni militari nella regione, una visita confermata del premier israeliano negli Emirati e pressioni internazionali sul dossier nucleare iraniano.
Punti principali
- Iran: fonti governative negano trattative dirette o indirette con gli Usa durante la missione alla Assemblea Onu.
- Usa: il presidente Donald Trump ha detto che si sono svolti colloqui tramite mediatori e ha ribadito la disponibilità a negoziare su sanzioni in cambio di “progressi concreti” sul nucleare.
- Il Wall Street Journal e altri media riferiscono di mediatori che spingono Teheran per concessioni nucleari al fine di riavviare i colloqui sul cessate il fuoco.
- Confermata la visita di Benjamin Netanyahu ad Abu Dhabi; emergono tensioni politiche e accuse di fughe di notizie.
- Segnalati incidenti militari e una potente esplosione nel nord della Giordania, secondo i media iraniani.
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Negoziati, mediatori e il nodo del nucleare
L’agenzia iraniana Fars, citando una fonte vicina alla delegazione di Teheran, ha chiarito che non sono previsti colloqui con gli Stati Uniti durante la trasferta a New York legata all’Assemblea Generale Onu. L’agenzia statale Irna ha espresso una linea simile, sottolineando che la delegazione attende una risposta di Washington alle proposte arrivate tramite il Qatar.

Dall’altra parte, il presidente americano ha affermato dallo Studio Ovale di aver assistito a trattative con l’Iran “tramite i mediatori” e di aspettarsi ulteriori contatti. Fonti citate da Axios e da altri media indicano che gli Stati Uniti richiedono in particolare il ritorno degli ispettori dell’IAEA e progressi concreti sul programma nucleare in cambio di possibili alleggerimenti delle sanzioni e dello sblocco di fondi iraniani congelati.
Secondo il Wall Street Journal, i mediatori—tra cui Qatar e Pakistan—stanno esercitando pressioni su Teheran per ottenere concessioni sul nucleare come condizione per riaprire i negoziati sul cessate il fuoco. Le fonti interne ai colloqui avvertono però che la probabilità di convincere l’Iran a cedere sul punto che più preoccupa Trump è limitata.
Abu Dhabi: incontro confermato e controversie interne
L’agenzia ufficiale emiratina Wam ha confermato la visita di Benjamin Netanyahu ad Abu Dhabi e un colloquio con lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan. Secondo due persone informate sul viaggio, il premier israeliano avrebbe chiesto al leader emiratino di smentire un articolo del quotidiano Haaretz che lo coinvolgeva in presunti avvertimenti ignorati prima dell’attacco del 7 ottobre 2023.
La fuga di notizie sulla visita ha sollevato tensioni in Israele: lo Shin Bet ha denunciato Channel 12 per aver rivelato il viaggio prima del rientro del premier, sostenendo che la diffusione anticipata abbia creato rischi per la sicurezza. Nello stesso contesto, Ronen Bar, ex direttore dello Shin Bet, ha annunciato l’intenzione di querelare Netanyahu dopo le accuse pubbliche riguardo agli avvertimenti pre-7 ottobre.
Tensioni militari e incidenti nella regione
I media iraniani e internazionali riportano una serie di episodi militari e di sicurezza: il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie (Pasdaran) ha dichiarato di aver sequestrato un secondo drone sottomarino statunitense nello Stretto di Hormuz, affermazione respinta dall’esercito americano. Sempre nello Stretto sarebbero stati feriti otto marines a causa di un attacco missilistico che ha colpito una nave, con sintomi di lesioni non gravi secondo fonti Usa.

In Libano le agenzie locali segnalano colpi di artiglieria israeliana contro una scuola e altre aree a Khiam e dintorni, mentre l’agenzia iraniana Irna riferisce di una “potente esplosione” nel nord della Giordania. Il quadro di incidenti conferma un clima di alta tensione e di rischio di nuove escalation.
Diplomazia, sanzioni e ricorsi internazionali
Teheran ha annunciato ricorsi all’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO) e alla Corte internazionale di giustizia all’Aia per le misure statunitensi che hanno colpito il trasporto aereo iraniano, dopo cancellazioni di voli attribuite alle sanzioni. Il capo dell’aviazione civile iraniana ha sostenuto che lo scalo di Teheran resta operativo nonostante le restrizioni.
Nel frattempo, Reuters e altre testate segnalano che i mediatori qatarioti potrebbero incontrare in separata sede sia il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sia rappresentanti americani per discutere una versione rivista di una proposta iraniana di cessate il fuoco in sette punti, che prevederebbe anche lo sblocco di asset congelati e la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Risonanze politiche e legali
Sul fronte diplomatico, Israele ha convocato l’incaricata d’affari spagnola per le dichiarazioni di esponenti del governo spagnolo ritenute ostili. A Gerusalemme, il governo valuta anche un dossier da presentare alla Corte Penale Internazionale contro il presidente turco, secondo fonti israeliane riportate da i24News, mentre Ankara ha chiesto all’Interpol azioni contro figure politiche israeliane.
All’interno della politica israeliana continuano le tensioni: il ministro per la Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir è finito nuovamente sotto accusa per un video in cui minaccia un detenuto di Hamas, mentre il New York Times documenta un aumento della presenza militare israeliana a Gaza nonostante il cessate il fuoco in vigore da quasi un anno.
Cosa resta da seguire
La situazione resta fluida: la discrepanza tra le smentite iraniane e le dichiarazioni di Washington sulle trattative rende incerta la traiettoria dei negoziati. I mediatori regionali continuano a tentare di trovare una soluzione che metta fine alle ostilità e eviti un’escalation più ampia, ma la questione del nucleare resta il punto più divisivo.











