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Nuovi raid statunitensi hanno colpito diverse aree dell’Iran nelle ultime ore, con esplosioni segnalate anche nella capitale e attacchi mirati a infrastrutture nel sud del Paese. In parallelo si registra un contrasto di versioni sul rilascio di un’americana detenuta dal 2024 e l’ombra di un possibile allargamento del conflitto nel Mar Rosso.
Ciò che è avvenuto: obiettivi e attacchi
Le forze armate statunitensi hanno annunciato di avere preso di mira centri di comando iraniani, sistemi di difesa aerea, postazioni missilistiche e strutture di sorveglianza costiera per «ridurre la capacità dell’Iran di minacciare la navigazione nello Stretto di Hormuz», secondo un comunicato del Centcom.
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Tra gli episodi riportati dai media locali ci sono colpi contro infrastrutture nel sud del Paese: missili sulle aree attorno a Bandar Abbas, esplosioni sull’isola di Qeshm e danni segnalati a ponti nella zona di Bandar Khamir. Fonti iraniane citano inoltre raid contro l’aeroporto di Iranshahr e una torre di telecomunicazioni a Bandar Abbas.
Le autorità statunitensi hanno anche reso noto di avere neutralizzato una petroliera, la M/T Belma, che avrebbe ignorato ripetuti avvertimenti mentre tentava di dirigersi verso un porto iraniano. Un velivolo Usa avrebbe lanciato missili Hellfire contro lo scarico fumaiolo della nave, che battente bandiera di Curaçao, e l’ha resa inoffensiva, ha scritto il Centcom.
Teheran risponde e accusa
L’Iran ha parlato di «attacchi contro infrastrutture vitali» e ha minacciato rappresaglie. Il ministero degli Esteri ha definito gli strike una violazione della Carta delle Nazioni Unite e ha fatto appello ai Paesi vicini affinché non permettano l’uso delle loro basi per operazioni contro Teheran.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato gli Stati Uniti di aver commesso «crimini di guerra», citando, tra l’altro, la minaccia di colpire ponti, dighe e centrali elettriche. Secondo un comunicato ministeriale, tali atti violerebbero le Convenzioni di Ginevra e impongono l’obbligo internazionale di perseguire i responsabili.
Le autorità sanitarie iraniane hanno riferito di almeno 35 morti e oltre 300 feriti nei giorni di attacchi, mentre fonti locali hanno denunciato l’evacuazione dell’ospedale pediatrico Shahid Baqaei—con 211 bambini in chemioterapia—per danni causati da un attacco a una struttura vicina.
La vicenda dell’americana: due versioni
Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato su Truth Social che l’Iran ha permesso l’uscita dal Paese di una cittadina americana detenuta dal dicembre 2024, identificata dall’avvocato come Dena Karari, definendo il gesto «di buona volontà». Secondo l’avvocato Jared Genser, Karari sarebbe riuscita a lasciare l’Iran dopo restrizioni ai suoi spostamenti.
Da Teheran, però, l’agenzia Mizan, vicina alla magistratura, ha smentito che vi sia stato un rilascio o uno scambio: le verifiche non avrebbero individuato prigionieri americani corrispondenti alla descrizione fornita dagli Stati Uniti. Le due versioni restano quindi in contraddizione.
Il rischio di escalation regionale
Fonti citate da Reuters riferiscono che l’Iran ha chiesto agli Houthi yemeniti di prepararsi a chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb — via strategica del Mar Rosso — nel caso in cui gli Usa attacchino infrastrutture energetiche iraniane. Non sono stati forniti dettagli su tempi o modalità della richiesta.
Nel frattempo i riflessi della crisi si sono fatti sentire in diversi Paesi del Golfo: sirene antiaeree in Bahrein, intercettazioni di droni in Kuwait e l’abbattimento da parte della Giordania di alcuni missili che Teheran avrebbe lanciato, secondo rapporti regionali. I leader houthi hanno minacciato poi di colpire strutture petrolifere saudite se Riad dovesse partecipare a ulteriori azioni contro lo Yemen.
Il traffico nello Stretto di Hormuz è crollato: la piattaforma MarineTraffic, citata dalla Cnn, registra nelle ultime 24 ore solo tre transiti, il livello più basso dall’inizio dell’escalation, mentre persistono problemi di spoofing del segnale GPS che complicano il monitoraggio delle navi.
Diplomazia, difesa e armamenti
La Casa Bianca ha detto che l’Iran continua a cercare un accordo perché sta subendo «devastanti perdite», secondo la portavoce Karoline Leavitt. Sul fronte internazionale, il Pakistan ha invitato le parti a riprendere i colloqui tecnici previsti dal memorandum d’intesa, mentre l’Unione europea ha sottolineato l’importanza delle missioni navali per la sicurezza delle rotte marittime.
In questo contesto Washington ha autorizzato vendite militari: gli Stati Uniti hanno approvato la possibile cessione di sistemi d’arma all’Arabia Saudita per 1,96 miliardi di dollari e di servizi per il Kuwait per 484 milioni, secondo quanto riportato dai media americani.
La situazione resta fluida, con attacchi e contromosse che continuano a susseguirsi e la prospettiva di un ampliamento del teatro bellico che preoccupa per le ripercussioni sulle rotte commerciali e sulla stabilità regionale.












