Home In evidenza UN QUADRO CONFUSO CHE HA BISOGNO DI CAMBIAMENTI

UN QUADRO CONFUSO CHE HA BISOGNO DI CAMBIAMENTI

by Bobo Craxi

Le cifre non lasciano spazio a grandi commenti di sorta: oggi altri 680 morti, per un totale di 66.537, ovvero migliaia in più delle vittime che hanno avuto negli altri paesi. Siamo consapevoli del fatto che la violenza del Virus non si sia placata così come il tanto propagandato “modello italiano” che, ha funzionato nella prima fase, si è rivelato un colabrodo in questa seconda ondata.

D’altronde per affrontare le grandi emergenze del nostro tempo siano esse ambientali e, come in questo caso, sanitarie o del potere pubblico ci si è affidati all’espertocrazia. E finché si è trattato di seguirne le tracce e le indicazioni, evidentemente, i governi hanno abdicato al proprio ruolo di guida non potendo che affidarsi a chi ne sapesse più di loro.

Poi l’affollamento del pluralismo delle opzioni scientifiche ha mandato in crisi questo modello ed ha ingenerato quella che appare sotto i nostri occhi una grande illusione che si è trasformata in una grande confusione che alla fine ha mandato in tilt i decisori ed ha frantumato le maggioranze politiche che devono decidere.

Posto che in nessuna parte di Europa, se si fa eccezione della Francia per un breve periodo, le opposizioni parlamentari non hanno cooperato con le maggioranze e tendenzialmente le destre o i populisti in genere hanno applicato delle dottrine liberali per cercare di mettere in sicurezza l’economia che sono rovinosamente fallite.

Nonostante il Presidente del Consiglio Conte abbia ribadito, noncurante del ridicolo, che “stiamo reggendo bene l’urto di questa seconda ondata” è evidente che ai problemi di carattere politico che sono emersi con evidenza a causa della reiterata richiesta di gestione collegiale dei fondi e delle politiche per il rilancio del paese, oramai sulle decisioni di adottare delle misure restrittive uniformi in tutto il paese per i giorni delle festività, si sia aperta una discussione dialettica che trasversalmente ha investito tutti i partiti dalla quale traspare evidente che la confusione è massima e che la sensazione che le aperture a scacchi colorati dell’ultimo mese non ci abbiano messo affatto a riparo.

Da qui le roboanti e terrorizzanti dichiarazioni dei dichiaranti a vario titolo, commissari, sottosegretari, ministri competenti e ministri non-competenti che facevano a gara per intestarsi le concessioni “octroyeé” ( la migliore imitazione di Maria Antonietta l’ha offerta l’ineffabile Di Maio che ha detto testualmente “permetteremo gli spostamenti fra comuni nei giorni di natale”).

Il quadro generale, quindi, che resta di preoccupazione e confusione, non può certamente ribaltarsi o aggiornarsi nel giro di qualche settimana. Questioni di fondo che si sono aperte con la Pandemia restano tutte sul tavolo inevase, la crisi istituzionale fra Stato e Regioni, la scelta della prospettiva parlamentarista o Presidenzialista, la natura della nuova Costituzione Europea rafforzata dagli interventi economici che devono maturare dei contrappesi politici più forti e nella revisione dei trattati e delle cessioni di sovranità nazionale su alcuni elementi rilevanti (in futuro armonizzare le politiche fiscali non sarà un argomento tabù).

Per queste ragioni maggioranze politiche non uscite dalle urne ma generate attraverso i meccanismi parlamentari mostrano tutta la loro debolezza mentre sullo sfondo la prospettiva dell’elezione di un nuovo Capo dello Stato incomincia a produrre le prime fibrillazioni e divisioni nonché la chiara volontà del Presidente del Consiglio di costituire un proprio “accampamento” elettorale pronto ad ogni uso, sia per il Quirinale che per un eventuale ritorno a Palazzo Chigi; perché, l’Avvocato del Popolo, ha trovato abbastanza convincenti le parcelle che il potere pubblico, che per alcune settimane è stato assoluto e non negoziabile, gli ha concesso in dono.

Si mescolano ambizioni politiche e personali alla tragica vicenda nella quale il paese è tutt’ora immerso senza una guida certa. La Pandemia distribuisce dolore e morte ma anche utili politici ed economici su chi ha lucrato in un senso o in un altro. I populismi governativi ed i populisti di opposizione hanno occupato lo spazio centrale della dialettica politica affrontandosi sul tema delle aperture e delle chiusure, civettando sull’anti-europeismo che ci ha tenuti lontani dal necessario approvvigionamento per le politiche sanitarie e sulle politiche internazionali nelle quali il rapporto con Trump e i cinesi è esattamente la stessa cosa.

Ora l’emergenza assicura ad entrambi una rinnovata esistenza nel palazzo, il tempo necessario per non decidere e per affrontare la inevitabile crisi strutturale dell’economia tamponandola con un deficit spending che non ricorda neanche da lontano la virtuosa gestione italiana del dopo guerra.

Queste sono le forze politiche che in questo momento drammatico affronteranno il dopo-crisi. Per questa ragione chi vuole accelerare e propone un cambio di passo e di indirizzo non ha tutti i torti.

Potrebbe interessarti

Lascia un commento