Home Cronaca Sventato omicidio mafioso a Bagheria con l’arresto dei componenti di una cosca

Sventato omicidio mafioso a Bagheria con l’arresto dei componenti di una cosca

by Rosario Sorace

Importante operazione dei carabinieri a Bagheria che hanno sventato un omicidio e hanno consentito l’arresto di otto uomini legati ad un feroce clan mafioso che operava nel territorio.

Combattere le estorsioni potrebbe risultare difficile se non vi è la collaborazione delle vittime, e in questo caso abbiamo anche il caso di una persona che, nonostante, gli “avvertimenti” dei mafiosi aveva continuato a sfidare i vertici di cosa nostra guidati da Massimiliano Ficano.

Adesso i carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno eseguito un provvedimento di fermo a seguito dell’individuazione di numerosi reati quali l’associazione mafiosa finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e vendita di armi clandestine, l’estorsione, le lesioni aggravate, maltrattamenti, reati aggravati dalle modalità mafiose.

E’ stato quindi individuato un imprenditore edile, già ampiamente conosciuto dalle forze dell’ordine in qualità di storico prestanome dei clan.

Ma la cosa importante dell’operazione dei carabinieri è stato quello di evitare un omicidio cosicché grazie a questi arresti è stato smantellato il clan dominate a Bagheria, da sempre roccaforte di Cosa Nostra.

L’operazione è stata coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo, Salvatore De Luca e i militari del comando provinciale di Palermo hanno eseguito un provvedimento di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia nei confronti di 8 indagati.

Si è potuto fare luce attraverso intercettazioni ambientali, telefoniche, telematiche e veicolari degli assetti dei nuovi organigramma della famiglia mafiosa a Bagheria.

Si è, quindi, accertato di fatto il passaggio di “consegne” del “dominio criminale” a Bagheria da Onofrio Catalano (detto ‘Gino’) a Massimiliano Ficano, che è molto legato al capomafia ergastolano Onofrio Morreale.

Tale ruolo di capo ha ottenuto l’investitura dell’allora capo mandamento Francesco Colletti, che è stato arrestato nell’operazione Cupola 2.0 e che ora è un collaboratore di giustizia.

Ficano aveva già scontato una pena per associazione mafiosa e nel vuoto di potere al mandamento aveva assunto il comando anche con metodi violenti.

Insieme a Ficano sono stati anche arrestati i suoi uomini di fiducia che sono Gino Catalano, Bartolomeo Scaduto, Giuseppe Cannata, Salvatore D’Acquisto, Giuseppe Sanzone e Carmelo Fricano.

Il boss aveva sempre detto ai suoi fedelissimi di essere stato iniziato nell’organizzazione dai mafiosi vicini a Bernardo Provenzano che nel passato si erano persino occupati della latitanza del padrino corleonese.

Il capo della famiglia mafiosa aveva disponibilità di armi ed è stato anche accostato ad un imprenditore edile, tale Carmelo Fricano (detto “Mezzo chilo” ), ritenuto prestanome dei vertici della famiglia mafiosa e molto vicino allo storico capo mandamento detenuto Leonardo Greco.

Anche nel passato diversi collaboratori di giustizia hanno indicato Fricano quale “prestanome” di Greco, inserito organicamente nell’associazione mafiosa e, dunque, queste indagini hanno permesso di raccogliere prove nei confronti dell’imprenditore edile che adesso risulta indagato per associazione di tipo mafioso.

Invece è stato sventato l’omicidio di Fabio Tripoli, in apparenza estraneo al contesto mafioso, un tipo che si ubriacava che spesso era dedito a intemperanze e che aveva avuto l’ardire di sfidare pubblicamente il capo mafia Ficano.

Alcuni affiliati dello stesso boss mafioso hanno picchiato Tripoli e questo violento pestaggio ha provocato alla vittima un trauma cranico e la frattura della mano.

Tuttavia Tripoli avrebbe continuato a sfidare il capo mafia armandosi anche con una accetta e facendo circolare la voce di essere intenzionato a dare fuoco a un locale inaugurato dallo stesso Ficano.

A questo punto il boss aveva deciso di ucciderlo dando ordine ai suoi uomini di eseguire l’omicidio e nel contempo il boss si allontanò da Bagheria per evitare il pericolo di essere arrestato.

Ficano spadroneggiava in lungo e largo e le accurate indagini hanno accertato e documentato anche come il boss controllava le attività illecite del territorio.

Infatti, oltre alle estorsioni, risolveva controversie che insorgevano tra privati. Per esempio quando un panificio veniva accusato di ‘concorrenza sleale’ rispetto ad un’esercizio gestito da un soggetto vicino al clan, lo si costringeva a modificare la propria produzione, in modo che non venisse danneggiato l’esercizio commerciale vicino ai clan.

“Le vittime sono state effettivamente costrette a smettere di produrre i dolci oggetto della contestazione mafiosa di ‘concorrenza sleale’”, affermano gli investigatori.

La maggior parte degli affari erano legati allo spaccio degli stupefacenti e al controllo dei centri scommesse. Lo si evince dalla intercettazioni a cui il boss era sottoposto.

Proprio lo stesso boss spiegava ad un suo stretto collaboratore l’importanza del traffico di sostanze stupefacenti e della gestione dei centri scommesse, che erano le attività più remunerative per la famiglia mafiosa di Bagheria. “Attività che venivano controllate direttamente da capomafia – affermano i carabinieri – anche se non si esponeva mai in prima persona, delegando i suoi più fidati collaboratori”.

I proventi provenienti da queste attività illecite servivano a mantenere i familiari dei detenuti, dovere ‘sacrò dei boss liberi “in quanto, in caso di mancato adempimento di tale delicata incombenza, vacillerebbe il vincolo di omertà interna e, di conseguenza, la graniticità di Cosa Nostra”.

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