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Se il rischio è la regola

by Nico Dente Gattola

La stagione politica che si avvia alla ripresa rappresenta un rischio non solo per l’esecutivo Draghi, ma anche per tanti protagonisti dello scenario politico.

Questo per vari motivi, in primo luogo per le imminenti elezioni comunali, la cui posta in gioco, non è data solo dall’affermazione nelle singole realtà locali, ma va ben oltre.

Chiaro infatti che il fatto che siano chiamati al voto comuni come Torino, Milano o piuttosto Roma o Napoli ( per tacere di altri), determinerà un risultato che alla fine avrà inevitabilmente valenza nazionale.

Inoltre, costituisce un significativo test, per verificare lo stato di salute dei partiti di maggioranza ed i progressi dell’opposizione rappresentata da Fratelli D’Italia e perché no cominciare a determinare le posizioni di partenza per la corsa al Quirinale.

Senza dimenticare che i futuri assetti delle potenziali coalizioni; tanto per dire, è inevitabile che un affermazione del centro destra a Roma con Michetti sarebbe un discreto viatico per le ambizioni da Premier di Giorgia Meloni.

Stagione questa difficile anche per il buon Enrico Letta che tra le suppletive per la Camera a Siena, le elezioni locali e le quotidiane schermaglie interne al PD, si trova a fare suo malgrado una corsa ad ostacoli, con il rischio di una caduta rovinosa, letale per le sue rinate ambizioni politiche.

Per non parlare del leader della Lega Salvini, la cui leadership, comincia a mostrare le prime crepe, con Giorgetti e Zaia che rappresentano la cosiddetta “parte governativa”.

Sulla scorta di rappresentare le istanze dei ceti produttivi del Nord del paese, ognuno dei due singolarmente, marca in modo velato ma inesorabile la propria distanza da Salvini, per poi cercare di scalzarlo dal vertice del partito.

Niente di nuovo sotto il cielo, perché il “parricidio “ è una costante della politica, ma è chiaro sia anche un elemento di ulteriore incertezza sullo scenario politico.

Così come anche in casa dei 5 stelle il rischio dell’implosione e del definitivo disfacimento è dietro l’angolo e le prossime scadenze elettorali, potrebbero esserne il sigillo con tutto quello che ne deriva per tanti esponenti.

In primo luogo, questa fase politica rischia di diventare la pietra tombale alle ambizioni politiche di Giuseppe Conte; e si perché l’avvocato del popolo, in caso di flop elettorale, potrebbe pagare il conto pur essendo l’attuale caos dei pentastellati non attribuibile alla sua persona.

Missione, quasi impossibile quella di riuscire ad invertire la rotta dei consensi, per un movimento da tempo in caduta libera, ma è pur vero che allo stato l’ex Premier non aveva molte alternative, per tentare di riconquistare un posto sulla scena politica.

Come si vede, siamo davanti ad un quadro politico, in cui l’incertezza regna sovrana ed in cui, sono quasi tutti i protagonisti della scena a rischiare qualcosa.

Rischi che, inutile nasconderlo, si ripercuotono ognuno sull’esecutivo in carica, che già nell’immediato futuro, potrebbe risentire delle difficoltà dei suoi azionisti.

Certo si dirà , questo è un governo, quasi di solidarietà nazionale, cui la gran parte delle forze parlamentari, ha accettato di farne parte, dato il grave momento che attraversa il paese.

Tuttavia si tratta di una coalizione che definire eterogenea è un eufemismo e che come tale, potrebbe sfaldarsi in qualsiasi momento ed in cui tanti sono pronti a spendere il nome di Mario Draghi per uscire dalle proprie difficoltà.

E si perché a molti, avere “super Mario” come successore di Mattarella, potrebbe risultare la soluzione migliore per andare ad elezioni e quindi azzerare ogni rischio.

Quindi non ci si meraviglia che al momento i rischi maggiori, siano in realtà del Governo Draghi: certo, per nascondere i problemi di tanti, ma questa è altra storia.

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