Home Attualità Scompare l’ex magistrato Nicolò Amato; rimosso dal Dap dal Ministro Conso

Scompare l’ex magistrato Nicolò Amato; rimosso dal Dap dal Ministro Conso

by Rosario Sorace

E’ morto all’età di 88 anni Nicolò Amato, magistrato di origine siciliana, che ha ricoperto anche la carica di Direttore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria anche se negli ultimi anni svolse l’attività professionale di avvocato.

Amato fece una brillante carriera che lo portò a soli 25 anni a svolgere l’attività di Pubblico Ministero alla Procura della Repubblica di Roma. Mostrò di essere dotato di una vasta e profonda cultura giuridica oltre che di professionalità indiscutibile.

Nel corso del periodo svolto all’interno dell’ordine giudiziario si è occupato di importanti inchieste specie negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso e da ricordare quella sui Nuclei Armati Proletari, quella sull’attentato a Papa Giovanni Paolo II e infine quella sul caso Moro.

Dal 1983 al 1993 fu nominato direttore della “Direzione generale degli istituti di prevenzione e pena” del Ministero della Giustizia, che poi nel 1990 è divenuto DAP.

Si ricorda in particolare il suo ruolo di fautore e convinto sostenitore della legge Gozzini del 1986 che conteneva la riforma della pena. Si riteneva da più parti anche per sua stessa ammissione che fosse anche uno degli ideatori del carcere duro il 41 bis.

Il suo ruolo al vertice dell’amministrazione penitenziaria fu al centro delle indagini, e del successivo processo, sulla cosiddetta Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra.

Amato venne infatti allontanato da questa carica dopo una lettera di minacce inviata poco prima all’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

In quella missiva Amato veniva tacciato di essere “il dittatore”, mentre lui ha raccontato ai magistrati di Palermo appunto, testimoniando al processo Trattativa, di non essere mai stato informato dell’arrivo di quella lettera.

“Conteneva gravissime minacce a me, ma non mi fu detto nulla. Ne seppi l’esistenza dopo tempo. Se me ne avessero parlato, avrebbero dovuto dirmi se ero d’accordo a un alleggerimento del regime di 41 bis e io avrei risposto di no. Ma a quel punto non avrebbero mai potuto giustificare la mia rimozione”.

Al posto di Amato fu nominato Adalberto Capriotti dall’allora guardasigilli Giovanni Conso che fece un provvedimento ancora oggi assai discutibile non rinnovando e revocando oltre 300 provvedimenti di 41bis per detenuti mafiosi che per l’ appunto secondo la procura di Palermo era uno degli oggetti della Trattativa Stato-mafia.

Nel giugno 1993 dopo la sua rimozione dal Dap da parte del ministro Conso, fu destinato all’incarico di rappresentante dell’Italia nel Comitato Europeo per la prevenzione della tortura.

Tuttavia Amato rinunciò polemicamente perché gli sembrò un promoveatur ut amoveatur e dopo tempo abbandonò la magistratura per dedicarsi all’attività forense. Infatti, svolgendo l’attività di avvocato, ha fondato con Tiziana Maiolo, Marco Boato, Alfredo Biondi, Alma Cappiello e Marco Taradash il Comitato per la difesa dei diritti dei cittadini (Codici), del quale è stato anche presidente.

Amato scrisse un libro nel 2012 un libro “I giorni del dolore. La notte della ragione” in cui spiegò dal suo punto di vista i fatti riguardo alla rimozione dal proprio incarico al D.A.P. nel giugno 1992. Fu anche difensore di Bettino Craxi e nel 2013 ha pubblicato il libro “Bettino Craxi dunque colpevole”.

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