Home In evidenza Salvo Andò: “Di fronte all’escalation della pandemia la politica deve dare prova di responsabilità”

Salvo Andò: “Di fronte all’escalation della pandemia la politica deve dare prova di responsabilità”

by Rosario Sorace

L’Italia è nuovamente nel panico con una classe politica che annaspa, balbetta, mostra ataviche fragilità e confusioni decisionali oltre che incapacità a definire un quadro di interventi omogenei nel contesto di uno scontro tra governo centrale e Regioni. Ne parliamo con Salvo Andò che analizza i segnali reconditi emersi nelle dinamiche sociali e politiche. Quale valutazione si ricava da questa nuova emergenza della seconda ondata del covid che diviene ogni giorno più virulenta e che mette a dura prova l’Italia e l’Europa.

Governo e opposizione in questa situazione che stiamo vivendo sono in preda ad uno stato confusionale e, oggi si fronteggiano, nei due schieramenti tra falchi e colombe che hanno idee diverse sulla necessità di restringere la libertà di movimento. Mi sembra una divisione che risente di una visione piuttosto ideologica delle emergenze da fronteggiare, ci sono i tifosi dell’apertura ed i tifosi della chiusura. Ed invece bisognerebbe fare una seria valutazione dei dati disponibili, dei pareri degli esperti, diffidando però da alcuni ciarlatani. E’ un guaio che a differenza di quanto è avvenuto nella prima fase del contagio adesso i tecnici vengono strattonati da una parte o dall’altra per assecondare decisioni dettate da calcoli politici. Purtroppo i vari leader politici cambiano idea e modificano le posizioni sulle cose da fare nel giro di poche ore e senza nessun pudore. Quel che appare certo è che i tempi di durata dell’epidemia sono assai incerti. Essi dipenderanno dalle politiche di contenimento che saranno poste in essere per frenare il contagio.

Non si riesce ad addivenire ad un’unità nazionale sul piano istituzionale almeno in questa fase storica che stiamo vivendo segnata dal dramma sociale della pandemia.

Infatti da un lato c’è il governo che tenta di evitare il peggio, e tuttavia non riesce a spiegare con chiarezza i reali costi sociali delle diverse opzioni. Mentre da parte dell’opposizione si ribadisce una linea di attacco a tutto tondo al governo responsabile di tutto. In nessun paese questo avviene. E’ una vergogna .Certo il governo è stato poco accorto nella gestione dell’estate spensierata. In quei mesi ci si doveva preparare al peggio che sarebbe arrivato, anzi era una certezza. Occorreva creare altri presidi quando si è avuto il rallentamento dell’epidemia. Ma l’unica certezza del centro destra e sempre la stessa: bisogna dare la parola agli elettori anche se il paese è in fiamme. L’Italia è l’unico Paese in tutta Europa dove si ragiona in tal modo. Nonostante il momento grave c’è una forte conflittualità politica che giunge al parossismo anche per responsabilità del governo che si è dimostrato incapace di dialogare con l’opposizione o con una parte di essa.

Adesso c’è una sorta di delegittimazione e di smarrimento delle persone nei confronti del potere politico accusato di non avere una visione chiara del futuro che ci attende.

La sfiducia e il malessere serpeggia tra la gente e cresce il ribollio della piazza ed il disagio sociale è evidente .Il rischio è che tra i manifestanti si infiltrino gruppi eversivi che tentano di ottenere udienza politica distruggendo beni pubblici e privati. Ci sono due piazze, una è la piazza del bisogno, l’altra quella di chi vuole fare caciara per conquistare visibilità politica.
L’ineffabile Di Maio non distingue, spiega che la piazza ha sempre ragione e che il governo deve fare ciò che la piazza chiede. Se questo è il senso dello stato di un ministro c’è da temere davvero il collasso del paese. Insomma non si capisce bene quale “piazze” bisogna ascoltare. Se il contagio continua ad estendersi le strutture ospedaliere non riusciranno a reggere l’urto . Ed avremo un’altra piazza quella dei parenti dei malati che chiedono cure efficaci e subito.

Sembra riaffiorare a fasi alterne una vena populista dal Movimento Cinque Stelle che tarda a deperire mentre il governo sopravvive a sé stesso nonostante tutte queste fragilità.

Una cosa è certa : non può essere la piazza a governare l’emergenza, a dettare l’indirizzo politico. Né le cose possono cambiare con un rimpasto di governo o con la nascita di un governo delle larghe intese, magari con figure di grande prestigio, che, poi, secondo la logica del centrodestra dovrebbe durare solo per il tempo per andare alle elezioni. Non mi sembra realistico che qualcuno possa accettare di fare parte di in un governo precario con la prospettiva delle elezioni anticipate.

La situazione politica è amletica e depone in ogni caso per un peggioramento del quadro complessivo per la debolezza dell’esecutivo.

Credo proprio che il Paese abbia bisogno di un governo che possegga capacità decisionale, ma che sappia produrre comportamenti chiari e coerenti. Insomma che guidi realmente il paese. Innanzitutto il premier deve rispettare gli impegni che assume, cioè dare ciò che promette. Non ci riesce e oggi è in calo nei sondaggi anche per questi continui proclami non realizzati. Non riesce a persuadere. Il Paese sulla bontà delle misure, sull’efficacia degli sforzi che propone cercando di sedare gli scontri nella sua rissosa maggioranza. Oggi sappiamo molte cose del virus e così si può ben fare una valutazione realistica sulla capacità di tenuta del sistema sanitario. Bisogna cominciare a programmare un futuro con prospettive più chiare, fare meno promesse, meno rassicurazioni fondate sul nulla, meno soldi a pioggia e più investimenti. Altrove in Europa, stando all’espansione del contagio, la situazione può essere anche più grave che in Italia però i cittadini sanno di avere a che fare con governi forti e solidi e che contano su una maggioranza che è già in grado di decidere. Ci vuole un leader che utilizzi il linguaggio della verità perché non si può vivere nella paralisi decisionale, non si può sempre rinviare la decisione difficile, che fa perdere consensi mentre la casa brucia. Il governo oggi è tenuto insieme dalle preoccupazioni dei ministri o di alcuni di essi di perdere il posto se si fa la crisi.

L’Italia appare divisa tra negazionisti e catastrofisti e sembra che si perda continuamente il lume della ragione.

Purtroppo è assai triste dovere constatare che lo spirito di solidarietà e senso civico che abbiamo registrato nella prima fase del contagio paiono ormai scomparsi. Vi sono responsabilità anche in coloro che non sanno contenere la tentazione di cavalcare l’onda della protesta popolare. Il ruolo delle opposizioni è stato quello di badare solo a criticare ed attaccare il governo. Hanno simulato un’intransigenza nel richiedere più rigore quando il governo proponeva l’apertura, mentre hanno continuato a invocare la apertura di fronte alle proteste dei commercianti. Un governo alle prese con un’emergenza così drammatica non può dare ragione a tutti, deve avere una sua linea e deve saperla spiegare al Paese. Solo a queste condizioni i comportamenti del governo saranno prevedibili e la sua linea non sarà continuamente ondivaga. Bisogna dare misure di ristoro eque non a pioggia tenuto conto dei danni da ciascuno subiti. Dare poco ma a tutti è la più grande ingiustizia.

Il conflitto tra i poteri dello Stato appare evidente e naturalmente risulta davvero incredibile e inconcepibile tra governo centrale e regioni.

La leale collaborazione richiesta a più voci non c’è più e si ribadisce il fallimento della riforma del Titolo V della Costituzione. Infatti si è creato un clima di conflittualità permanente che ha indebolito l’azione del governo nazionale senza che ci fosse un risultato positivo per l’autonomia regionale.
Bisogna rimettere mano nei rapporti tra governo e regioni rifacendo e riformando nuovamente il titolo V della Costituzione. In tal senso vi può essere un adeguato raccordo tra stato e regioni se si attua la riforma del bicameralismo perfetto però si sa bene che su questa materia si accendono lunghe e defatiganti dotte dispute accademiche ma la politica non è in grado di decidere perché non ha una precisa idea di paese. Quella che viviamo non è solo un’emergenza sanitaria ma anche sociale ed economica, quindi, mi sento di affermare che le competenze regionali in materia sanitaria reggono fino ad un certo punto. Occorre intervenire a 360 gradi e questo lo può fare solo il governo. Infatti l’art. 120 della Costituzione, conferisce al Governo un potere sostitutivo degli organi della regione ”in caso di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica o quando richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unita economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali”, e, tutto ciò, deve avvenire nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione”.

Il clamore delle polemiche e il chiasso delle chiacchere sovrasta tutto e diviene motivo per addivenire a contenziosi sempre più aspri.

Certamente l’intervento dello stato rischia di creare incomprensioni e conflitti con le popolazioni locali, che vengono fomentate ad arte dalla politica. Però la crescita di contagiati e morti era abbastanza prevedibile dopo un “estate allegra” e, invece, di produrre in tutti un sussulto di responsabilità si procede al classico scarica barile. Da un lato le regioni ritengono che il virus si diffonda per il fatto che le persone lo fanno circolare, mentre, dall’altro se si parla dei rimedi ciascuna regione vuol fare da sé e rivendica il diritto a scegliere cosa fare per garantire il diritto alla salute e rilancio dell’economia.
Però i fatti dimostrano che il virus circola tra di noi e che non si può allentare la presa, occorrono misure più restrittive. Naturalmente se cresce il numero dei malati alla distanza risulterà vano ogni sforzo che dovesse essere fatto per rilanciare l’economia.

Un punto nodale sembra quello dello scontro tra regioni di destra con il governo accusato di essere partigiano e protettivo verso le regioni di centro sinistra.

Mi pare quindi indecorosa la rissa tra le regioni che traligna immediatamente in rissa politica. Si accusa il governo di volere proteggere i governatori amici e danneggiare quelli politicamente ostili. Sbraita più di tutti il governatore Fontana che ha affermato che Conte avrebbe usato due pesi e due misure e che si è voluta punire la Lombardia perché leghista. Se poi però osserviamo i dati dell’ultimo mese i pazienti covid negli ospedali lombardi sono aumentati da 335 a più di 5500 e quelli in terapia intensiva da 39 a più di 660. Quindi appare veramente ridicola l’accusa avanzata per rappresaglia politica ad una rappresaglia politica nei confronti della Lombardia. Ma il Veneto che sarebbe stato premiato non è altrettanto leghista? Si sono create le tre zone incrociando i dati forniti dalle stesse regioni. Se errori materiali vi sono stati non dovrebbe essere difficile provvedere a correggerli. Oggi occorre fermare il virus e contemporaneamente ristorare per i danni subiti le diverse categorie. Ma si si deve, comunque, procedere a seri controlli, che nella fase uno dell’epidemia non ci sono stati. Non si può sempre aspettare che intervenga la magistratura per sanzionare eventuali truffe.




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