Sono passati 11 mesi dall’inizio della pandemia e l’Italia ha superato il tragico numero del milione di casi. Gli attualmente positivi sono circa 600mila. Nella giornata di ieri sono stati contati altri 33mila contagi e 623 decessi. Numeri che da giorni preoccupano non poco l’esecutivo.
Oggi verranno esaminati i dati in arrivo dalle regioni. E domani l’esecutivo li valuterà. Dopo questo passaggio, verrà presa la decisione di nuove possibili zone rosse o arancioni in Italia. Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia varano nel frattempo nuove ordinanze anti-assembramento.
In Campania lo scenario è ampiamente fuori controllo e, per ristabilire l’ordine e la quiete, si pensa di rafforzare la presenza dell’esercito e della protezione civile a Napoli. Sempre nella giornata di oggi ci sarà un nuovo vertice tra il premier Giuseppe Conte, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e i capi delegazione di maggioranza sulla manovra e le misure economiche per l’emergenza Covid-19.
Il premier rimane nella sua convinzione che un lockdown generalizzato, anche soft, non è nei progetti; ma in base alla nostra esperienza sappiamo che l’unica sicurezza che ti dà questo virus è, proprio, che “Del doman non v’è certezza”. Staremo a vedere.
L’aver istituito un metodo che prevede un sistema di monitoraggio scientifico e rigoroso in grado di produrre dati oggettivi dai quali far discendere “automaticamente” ogni tipo di intervento resta, per il premier, la strada migliore sulla quale andare avanti. Ma i piani possono cambiare nel giro di pochi giorni.
Nel confronto a palazzo Chigi, con i capi delegazione dei partiti di maggioranza, ha detto: “Non c’è spazio per contrattazioni politiche, né è possibile derogare ai criteri stabiliti”.
Alla riunione vi erano presenti anche il coordinatore del Cts Agostino Miozzo, il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro e il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli.
Ci sono forti pressioni su Conte per mettere misure più restrittive a livello nazionale. E, non solo da parte dei medici e membri del Cts, la richiesta, infatti, arriva anche da alcuni partecipanti al tavolo, come Dario Franceschini. Ma Conte pare non voglia sentir ragione, sostenuto caldamente anche da Iv.
Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, rassicura: “Il tipo di lockdown di marzo, con tutti gli interruttori staccati e il Paese al minimo, lo dico chiaramente non ce lo possiamo permettere; non reggerebbe il Paese. Nei prossimi giorni ci potranno essere nuovi lockdown rigorosi e territoriali e nuove zone rosse, già dalla prossima settimana”.
Lo scenario, in alcune aree del Paese, rimane caotico e critico. La Campania, sospesa da giorni tra il giallo e il rosso, è al limite. Ma le scelte ufficiali vengono al solito rimandate. Si deciderà venerdì, dopo che la cabina di regia fornirà nuovi dati, anche alla luce del report degli ispettori ministeriali.
“Il Governo – dice Conte – non intende restare con le mani in mano rispetto a quanto sta succedendo. La situazione di stress del sistema è evidente. Noi siamo lo Stato e se ci sono segnalazioni diffuse di criticità sulle strutture sanitarie della città di Napoli, serve dare un segnale”.
Il Governo ha fatto già sapere che intende rafforzare la presenza dell’esercito e della Protezione civile a Napoli. Inoltre, il premier ha incaricato il capo della protezione civile Angelo Borrelli di effettuare una ricognizione sui presidi già esistenti e di predisporne degli altri, per alleggerire gli ospedali e sostenere chi non può affrontare l’isolamento all’interno della propria abitazione.
Esercito
Intanto il ministero della Difesa fa sapere che “è stata individuata questa esigenza di intervenire su Napoli e quindi si interviene. Certamente c’è attenzione da parte del governo per la situazione di Napoli e il presidente del Consiglio e il ministro Lorenzo Guerini hanno incoraggiato questo intervento”.
Da oggi Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia adotteranno ordinanze più restrittive per contrastare gli assembramenti ed evitare che la situazione possa peggiorare.
