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Intervista a Caterina Chinnici(Pd), Parlamentare europea: “La legalità e le riforme per ottenere la svolta in Sicilia”

by Rosario Sorace

Caterina Chinnici, 67 anni, magistrato, parlamentare europeo, oggi è la candidata del Pd designata per la Presidenza della Regione e, adesso, scende in campo alle primarie del centro sinistra che si tengono sabato 23 Luglio.

Caterina è figlia del grande giudice Rocco Chinnici, Consigliere istruttore a Palermo, che venne assassinato dalla mafia il 29 Luglio 1983 in un terribile attentato dinamitardo sotto casa sua non appena uscì di casa con la scorta per recarsi al Tribunale di Palermo.

Rocco Chinnici fu il giudice che concepì per primo il lavoro d’equipe dei magistrati precorrendo il pool antimafia e chiamando accanto a sé Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, quest’ultimo in quel periodo in cui ricopriva l’incarico di giudice civile.

Il rapporto d’amore di Caterina con il padre è stato descritto in maniera commovente e struggente nel libro scritto dalla stessa figlia, “È così lieve il tuo bacio sulla fronte”, pubblicato nel 2014, da cui è stato tratto anche un film della Rai.

Qualche anno prima della tragica morte del padre, Caterina Chinnici, si era laureata brillantemente a Palermo in Giurisprudenza e nel 1979 a soli 25 anni intraprese la stessa carriera del padre Rocco, svolgendo le funzioni di pretore ad Asti e poi in Sicilia a Caltanissetta.

Nel 1993 diviene sostituto alla procura generale presso la Corte d’Appello di Caltanissetta. Mentre nel settembre del 1995 venne nominata Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minori.

Possiede grandi competenze sulle problematiche relative alle adozioni internazionali, maturando una vasta esperienza nell’ambito della giustizia minorile e del recidivismo nei minori, ricoprendo incarichi di primo piano in commissioni e strutture dello Stato proprio in questi settori.

Nel 2008 diventa Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo. Il primo approccio con la politica attiva avviene nel giugno del 2009 quando l’allora Presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo la nomina Assessore alla Famiglia e alle Autonomie locali.

Dopo viene indicata ad occuparsi della delega della Funzione Pubblica. In questa veste adotta e firma la legge regionale 5/2011 sulla trasparenza e semplificazione amministrativa contenente norme anticorruzione in grande parte anticipatrici della normativa adottata due anni a livello nazionale.

Nel 2014 il Partito Democratico la candida alle elezioni del Parlamento europeo e risulta eletta nella Circoscrizione Italia insulare.

A Strasburgo si è occupata con dedizione e passione agli atti legislativi in materia di lotta alla sicurezza, al crimine organizzato e alla giustizia. E’ stata rieletta nel 2019 con 113.248 mila preferenze. Abbiamo sentito dalla sua viva voce le motivazioni umane e politiche di questa discesa in campo.

 La Regione Siciliana è immersa in una crisi profonda sul piano finanziario e burocratico e risollevarne le sorti appare un compito improbo. Quali saranno le tue ricette per superare questo stato di cose?

Sono convinta che il cambiamento nella nostra Sicilia sia possibile: nel mio progetto di governo, la legalità è e sarà trasversale a tutte le politiche e all’azione amministrativa. Dobbiamo lavorare affinché la legalità sia la regola nella pubblica amministrazione che deve essere impermeabile alla criminalità mafiosa presente laddove ci siano beni, appalti, da aggredire.

Ho lavorato molto su questo tema e non soltanto in Europa: nel 2011 è stata approvata una legge regionale, la legge n.5 del 2011, che porta il mio nome, rimasta, in sostanza, inattuata. Va applicata con l’intenzione di incidere sull’azione e sulla trasparenza amministrativa per combattere i rischi di infiltrazioni della criminalità organizzata, di ingerenza della mafia, i tentativi di corruzione ancor più forti con l’arrivo dei nuovi fondi del Pnrr.

Sul fronte corruzione, poi, è importante lavorare sulla prevenzione, incidendo sulle norme regionali.

Il centrodestra è in crisi profonda dopo l’esperienza di Nello Musumeci, ritenuta da più parti fallimentare. Però bisogna dire che la stessa situazione viveva il centro sinistra dopo l’esperienza Crocetta. Ecco pensa che si possa fare quel salto di qualità necessario?

Sì, ritengo sia possibile e necessaria una svolta, tanto che il mio slogan in queste primarie è: “Un passo alla svolta”, non intendo parlare del passato: sono concentrata sulla costruzione di una proposta che sarà del tutto alternativa a quella del centrodestra, ma la nostra “modalità” non è stata e non sarà quella del lancio di accuse contro gli avversari politici, non cerchiamo nemici da combattere.

Il nostro è il registro dell’ascolto. In questi giorni ho incontrato tanti ragazzi: voglio che i giovani abbiano la possibilità di progettare un futuro nella loro terra se è ciò che desiderano, voglio che ci siano sviluppo e più lavoro, e voglio che siano spese al meglio e senza dispersioni le ingenti risorse finanziarie messe a disposizione dall’Unione Europea.

Dobbiamo creare strumenti e risorse per sostenere i giovani durante il percorso di istruzione, sostenere le start-up, indirizzare la formazione sulla base delle richieste delle aziende. Se ci mettiamo in gioco, lo facciamo per realizzare molto, questo molto dobbiamo realizzarlo insieme, perché insieme si può costruire di più. Per me quello che conta è l’attenzione alle persone.

Oggi all’orizzonte dopo l’implosione del Movimento 5 Stelle vi è un’altra faccia riveduta e corretta del cosiddetto “populismo”. Mi riferisco a Cateno de Luca avversario insidioso dei due poli.

Come ho già detto, la mia candidatura è per la Sicilia e non contro qualcuno. Al termine delle primarie, se i siciliani mi avranno dato la loro fiducia, mi confronterò con Cateno De Luca, così come con gli altri candidati alla guida della Regione Siciliana.

Si parla tanto di infrastrutture da realizzare per migliorare la mobilità, per risanare l’ambiente e per sviluppare il turismo. Pensa che la Sicilia riuscirà a sfruttare i fondi del PNRR?

La Sicilia dovrà necessariamente impiegare al meglio i fondi del Pnrr, sono un’occasione per la quale mi sono già impegnata al Parlamento europeo: la nostra Isola non può perdere un volano unico per lo sviluppo, per la sua economia, e per un futuro più sereno, soprattutto – come dicevo prima – per le giovani generazioni.

Certamente si dovrà agire su infrastrutture e mobilità con un piano d’emergenza e con l’occhio puntato a un impiego virtuoso dei fondi europei sventando gli interessi illeciti e puntando sulla prevenzione dei fenomeni corruttivi.

Dobbiamo utilizzare a pieno i finanziamenti che arrivano dall’Unione europea. Per il rilancio del ruolo della Sicilia, al centro del Mediterraneo, penso anche al Turismo e alla Cultura, intendo accorparli in un unico assessorato, li considero terreno fertile per un utilizzo “felice” dei fondi europei.

Com’è andato  il confronto interno con Barbara Floridia e Claudio Fava?

Ci siamo confrontati in questi giorni nelle assemblee previste dalle primarie, valutando le rispettive posizioni, ascoltandoci con rispetto.

Ritengo che questo sia importante per poi costruire insieme una proposta di governo che ridia credibilità alla Sicilia. Penso che ognuno di noi possa mettere a frutto la propria esperienza, il proprio percorso umano e professionale, cercando sintesi e accordi nell’esclusivo interesse della Regione, impegnandosi per un governo che dia stabilità ai siciliani.

Nel Parlamento europeo è stata autrice di importanti regolamenti per l’istituzione della procura Europea, organo sovranazionale con poteri di indagine penale e anche del regolamento sul mutuo riconoscimento dei provvedimenti di confisca e della direttiva per la lotta contro il terrorismo. A che punto siamo su questi delicati temi?

Ho trascorso gli otto anni dalla mia prima legislatura europea a oggi a lavorare sul potenziamento della normativa europea contro la criminalità organizzata.

Posso dire che in questo tempo l’Unione Europea ha compiuto tanti e importantissimi passi in avanti, anche grazie al contributo che l’Italia ha offerto in termini di esperienza sia legislativa che giudiziaria e di contrasto.

Di questo patrimonio giuridico e metodologico, il cui primo nucleo ebbe origine dal lavoro dei magistrati siciliani dagli anni Ottanta in poi, mi sono fatta portatrice in prima persona.

L’istituzione della Procura Europea è stata una grande conquista, è un prolungamento dell’idea di metodo da cui nacque il pool antimafia: in partenza si occupa solo di reati finanziari, che sono comunque un tipico affare collaterale della criminalità organizzata, ma si parla già di estenderne la competenza a tutta la criminalità grave transazionale.

Fondamentale anche il regolamento che ha reso eseguibili in tutti i paesi dell’Unione i provvedimenti di confisca emessi da un’autorità nazionale anche in assenza di condanna.

Ci sono stati poi altri atti legislativi europei in tema di lotta alla corruzione e al riciclaggio, di scambio di informazioni sui flussi finanziari, di coordinamento tra le autorità di contrasto, è un cammino che sta proseguendo per esempio con una nuova direttiva sulle confische attualmente in gestazione e che a mio avviso dovrà prima possibile arricchirsi di un nuovo tassello finora mancante: una definizione giuridica europea di criminalità organizzata che tenga conto di elementi caratteristici del fenomeno come il ricorso alla violenza, alla corruzione o all’intimidazione da parte delle organizzazioni criminali per acquisire il controllo di attività economiche o appalti o per influenzare i processi democratici.

In proposito ho già fatto realizzare uno studio giuridico, che ho poi presentato al Parlamento Europeo, e in una risoluzione del 2020 la plenaria dell’assemblea legislativa, approvando un mio emendamento, ha affermato la necessità di questo nuovo intervento normativo, che nel 2021 la Commissione Europea ha anche inserito tra gli obiettivi della nuova strategia dell’UE per la lotta alla criminalità organizzata.

Una definizione europea di criminalità organizzata svolgerebbe un ruolo simile a quello che nel nostro ordinamento ha la nozione di associazione mafiosa e sarebbe essenziale per dare massima efficacia a tutte le disposizioni europee vigenti e future, per armonizzare al meglio l’azione di contrasto nel territorio dell’UE.

Ovviamente ulteriori passi sono da compiere anche su altri fronti, per esempio l’adeguamento dei servizi di contrasto e dei sistemi giudiziari alle nuove sfide poste dall’era digitale, e basti pensare alla formazione della cosiddetta prova digitale o alle attività illegali collegate alle nuove criptovalute.

Penso che oggi sia assodata la consapevolezza di quanto è transnazionale la dimensione delle organizzazioni criminali: Europol ne ha censite oltre cinquemila attive nel territorio europeo e la Commissione Europea ha stimato in 110 miliardi all’anno i loro ricavi, tutte risorse sottratte ai bilanci pubblici, ai servizi e quindi ai cittadini. Nessuno stato può considerarsi immune, nessuno può farcela da solo: bisogna tenere la guardia alta tutti insieme.

Ci spieghi le motivazioni umane e politiche di questa scelta ?

Voglio mettere a frutto, “restituire” alla mia terra le tante esperienze maturate, anche la mia storia personale, per governare un’Isola complessa: ho lavorato in ambito istituzionale da magistrato per tanti anni, ho svolto compiti di governo da assessore regionale, ho lavorato nell’alta amministrazione come capo dipartimento al Ministero della Giustizia, sono alla seconda legislatura consecutiva nel ruolo di europarlamentare.

Credo che, dobbiamo guardare alla Sicilia con la prospettiva dell’Unione europea, e dobbiamo sapere di guardare oltre. La nostra Regione è la punta avanzata dell’Europa nel Mediterraneo: partiamo da questo per dialogare alla pari con il governo nazionale e con le istituzioni europee.

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