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Carlo Calenda brama il Campidoglio

by Rosario Sorace

Fare protagonismo nel mondo delle “formiche politiche” col suo movimento che si attiva a rappresentare con Renzi il cenacolo dei “piccoli” che prima o poi cresceranno. Ha dettato l’excursus di Carlo Calenda.

La migliore occasione per emergere è, quindi, oggi a portata di mano per uscire dal limbo di sondaggi elettorali deprimenti e, quindi, si attendeva spasmodicamente l’annuncio che è arrivato in via ufficiale. Così, finalmente Roma tira un sospiro di sollievo nell’apprendere che Carlo Calenda si candida a sindaco della città eterna: “Non posso parlare per il Pd, partecipo a un tavolo. Auspico un appoggio largo”.

Detesta il movimento cinque stelle e si sente un incompreso nel Pd al punto che ha fondato un minuscolo movimento liberal democratico. Oggi si sente l’unico che può battere Virginia Raggi: “I mali di Roma vengono da lontano, ma con M5s e Raggi è peggiorato tutto. Mi candiderò a sindaco di Roma: un dovere e una grande avventura. Non posso parlare per il Pd, partecipiamo ad un tavolo con tutte le forze centrosinistra. Io auspico un appoggio largo perché una persona da sola non può fare questo lavoro” afferma baldanzoso l’ex ministro dello Sviluppo economico nei governi Letta e Renzi.

E poi, dice con la sua solita modestia: “Penso che chi ha la possibilità di riportare Roma tra le grandi capitali europee abbia il dovere di farlo. Sarà una grande avventura”.

Naturalmente non si sa bene se alla fine si candiderà poiché è consapevole del sondaggio che se non ottiene il sostegno dell’elettorato Dem il leader di Azione non arriverebbe neppure al ballottaggio. “Il Pd dovrebbe appoggiarmi, dice l’ex ministro, se pensa che io sia la persona adatta per governare Roma. Dicevano mai con i Cinque Stelle e poi hanno cambiato idea, io sono ancora là”.

Sull’idea delle primarie mostra perplessità: “Non sono sempre state la panacea. Farle oggi è molto complicato. Io ho fatto anche lo scrutatore alle primarie del Pd, ma credo che dobbiamo cercare di allargare il campo il più possibile. E poi c’è un piccolo dettaglio, c’è un’emergenza sanitaria. Come pensiamo che la gente esca di casa. Farle tra qualche mese vuol dire perder tempo a parlare tra di noi per molti mesi invece che ai romani. E poi alle primarie sono stati sconfitti Sassoli e Gentiloni, vinse Marino che poi il Pd rimosse”.

Si sofferma poi sul malgoverno della città con la Raggi: “I mali di Roma vengono da lontano, ma con M5s e Raggi è peggiorato tutto”. Questa posizione trova d’accordo il Pd: “pensiamo entrambi che la gestione dei Cinque Stelle sia stata disastrosa”.

La sua scelta di campo è il centrosinistra e il leader di Azione propugna che “ci sia un appoggio largo, anche da parte delle esperienze civiche che lavorano ogni giorno per la Capitale”.

Richiede soprattutto il sostegno Pd che “deve appoggiarmi se pensa che io sia adatto a fare il sindaco”, anche se Calenda è un oppositore sfegatato del governo. Aspira a fare una coalizione senza accettare le primarie proposte dal Pd: “C’è un’emergenza sanitaria in corso e le primarie non sarebbero un momento di partecipazione. Non sono sempre una panacea, vedi Ignazio Marino che le ha vinte e poi è stato rimosso”.

La posizione del Pd rimane sempre la stessa che è appunto quella delle scelte del candidato sindaco tramite una consultazione dei cittadini: “La coalizione vuole le primarie – afferma il segretario regionale dem Bruno Astorre – Nicola Zingaretti ha sempre detto che il sindaco di Roma lo scelgono i romani”.

La stessa cosa pensa Enrico Letta: ” Mi sembra una buona opzione, sarà poi Nicola Zingaretti a decidere. Ho molta fiducia in Nicola Zingaretti che sta facendo un ottimo lavoro sia come presidente della Regione Lazio che come segretario del Pd”.

Il movimento cinque stelle prende posizione con l’assessore al personale di Roma Antonio De Santis: “Calenda ha finalmente dissipato ogni dubbio e ha annunciato che si candiderà a sindaco di Roma. Con chi, come e perché non è importante. Lui viene prima di tutto e tutti, sempre. E’ la sua storia a dimostrarlo. Un romanzo di tradimenti, voltafaccia, giravolte spericolate e acrobazie brutali. Per lui l’amico fidato di oggi è l’acerrimo nemico di domani. Non è un caso, conclude acido il pentastellato, che la sua candidatura abbia innescato una disperata psicanalisi all’interno del Pd”.

Paolo Cento, responsabile nazionale Enti Locali di Sinistra Italiana fa una dichiarazione in cui mostra di prediligere le primarie: “La candidatura di Calenda si dovrà ora confrontare con quelle già scese in campo a partire da Monica Cirinnà e dalla disponibilità di una nuova generazione di amministratori municipali come Amedeo Ciaccheri. La strada da seguire è quelle delle primarie e della partecipazione popolare nelle forme possibili nella stagione del Covid-19. Noi abbiamo un’idea diversa della città e anche del dialogo con il M5s: ci confronteremo anche aspramente in tutti i tavoli e nelle primarie per vedere quali candidati e quali idee sono più convincenti per Roma. Consapevoli comunque che ci vuole una coalizione larga”.

Mentre il centrodestra con Matteo Salvini, in vista del vertice dei leader di martedì, conferma che il loro candidato unitario non sarà un esponente della politica ma sarà indicato una personalità della società civile: “Di Roma ne parleremo questa settimana, come per gli altri capoluoghi che vanno al voto. Non ci saranno candidati di partito – dice Salvini – ma candidati sostenuti dalla coalizione che arrivano dal mondo del lavoro, del volontariato, delle professioni”. Comincia il lungo ballon d’essai sulla pelle della città.

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