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A poche ore dall’entrata in vigore del mini taglio delle accise sul diesel deciso dal governo, la riduzione mostrata alle pompe è molto più contenuta di quanto atteso. Mentre il prezzo medio del gasolio scende di circa dieci centesimi al litro, gli strumenti di controllo varati a marzo appaiono deboli rispetto alle attese dei consumatori.
Riduzione modesta: i numeri alle pompe
I dati ufficiali del ministero delle imprese e del Made in Italy mostrano che il prezzo medio del diesel in modalità self sulle rete ordinaria è passato da 2,180 a 2,074 euro al litro, una diminuzione di circa 10 centesimi. Sulle autostrade il prezzo resta stabile intorno a 2,169 euro.
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In pratica, chi fa il pieno beneficia di poco meno del 60% dello sconto finanziato dallo Stato: su un rifornimento da 50 litri la differenza si traduce in circa 3 euro. La benzina, che non è stata oggetto dello sconto, è rimasta invariata: 1,986 euro al litro sulla rete ordinaria e 2,074 in autostrada.
Segnalazioni e controlli: cosa ha fatto il ministero
Il Mimit ha reso noto che il Garante per la sorveglianza dei prezzi, su indicazione del ministro Adolfo Urso, ha inviato alla Guardia di Finanza l’elenco degli impianti che non hanno aggiornato i listini per recepire lo sconto. Le anomalie più gravi segnalate saranno trasmesse all’autorità giudiziaria nell’ambito del cosiddetto “meccanismo antispeculazione” approvato a marzo.
I limiti del meccanismo approvato a marzo
Il provvedimento di marzo impone alle compagnie petrolifere di comunicare quotidianamente ai gestori i prezzi consigliati, pubblicarli sui propri siti e trasmetterli al Garante sui prezzi e all’Antitrust. Tuttavia, le sanzioni previste sono ristrette: la multa prevista scatta solo in caso di violazione dell’obbligo di comunicazione ed è pari allo 0,1% del fatturato giornaliero.
La reazione delle associazioni dei consumatori
Le organizzazioni che tutelano i cittadini mostrano scetticismo. L’Unione nazionale consumatori giudica l’intervento insufficiente, ricordando che comunicazioni analoghe erano già state annunciate in marzo senza produrre effetti rilevanti, se non qualche sanzione marginale.
Assoutenti chiede l’apertura immediata del tavolo con Mister Prezzi e della Commissione di allerta rapida, sostenendo che il mancato trasferimento ai consumatori dei benefici delle riduzioni delle accise si ripete ogni volta che il governo interviene sul prelievo fiscale.
Per Federconsumatori i ritardi nell’adeguamento dei listini sono «intollerabili»: l’associazione stima che i sovrapprezzi pesino sulle tasche dei cittadini per oltre 355,14 euro annui e chiede controlli serrati e sanzioni efficaci per contrastare quelle che definisce dinamiche speculative sui prezzi.
Perché i controlli potrebbero non bastare
Lo scoglio principale è normativo. Se non emergono intese anticoncorrenziali o abusi di posizione dominante, l’Antitrust dispone di margini limitati di intervento. Questo limita la possibilità di infliggere sanzioni quando i prezzi rimangono elevati o la ripresa dello sconto avviene con lentezza.
Le associazioni chiedono dunque modifiche ai poteri dell’Autorità e misure più incisive. Senza cambiamenti legislativi, avvertono gli osservatori, gli annunci di controlli rischiano di tradursi in risultati contenuti sul prezzo effettivo pagato dagli automobilisti.












