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- Contesto italiano: numeri e vantaggi strategici
- Tre scenari al 2035
- Richieste di connessione: l’ampiezza del fenomeno
- Gap tra richieste e realizzazioni
- Collo di bottiglia autorizzativi e tempi di allacciamento
- Efficienza tecnologica e impatto sui consumi
- Quali fonti energetiche per i futuri data center
- Strumenti e misure proposte
La crescita della domanda energetica legata ai data center è reale, ma secondo uno studio dell’Università di Padova con il contributo del Wwf Italia il fabbisogno futuro può essere coperto con energia rinnovabile senza ricorrere a nuova capacità termoelettrica o al nucleare. Lo studio indica lo scenario “base” al 4% dei consumi nazionali entro il 2035 come la proiezione più plausibile, mentre scenari più estremi appaiono probabilmente sovrastimati.
Contesto italiano: numeri e vantaggi strategici
A fine 2025 l’offerta di data center in Italia è ancora oggetto di contabilità divergente: il Politecnico di Milano registra 216 strutture per 609 MW installati, mentre l’Italian Data Center Association indica 397 MW. La raccolta statistica è complicata dall’introduzione del codice Ateco per i data center solo nel 2025 e dalla presenza di molte infrastrutture interne alle imprese.
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L’Italia gode però di alcuni vantaggi strutturali: la posizione geografica nel Mediterraneo e l’arrivo di nuovi cavi sottomarini in fibre ottiche (tra cui BlueMed, 2Africa, SEA-ME-WE 6 e Quantum Cable) rafforzano la connettività verso Africa, Medio Oriente e Asia, con punti di approdo in città come Palermo, Bari, Napoli e Genova. I nuovi impianti si concentrano dove convergono fibra ad alta capacità, rete elettrica in alta tensione e produzione di energia.
Tre scenari al 2035
Il report valuta tre possibili traiettorie per il fabbisogno dei data center entro il 2035. Lo scenario base stima una quota pari al 4% dei consumi nazionali, con circa 2.000 MW installati e un consumo annuo di 13 TWh. Lo scenario “accelerato” sale al 7,5%, mentre quello “trainato dall’intelligenza artificiale” arriva al 15%.
Secondo gli autori, il quadro più prudente è il valore base: i due scenari più alti riflettono in larga parte annunci di progetto e ipotesi di crescita difficili da realizzare nei tempi indicati.
Richieste di connessione: l’ampiezza del fenomeno
Terna registra una crescita esplosiva delle domande di connessione per nuovi data center. Le richieste erano pari a 14,18 GW a fine 2024; nel 2025 si sono aggiunti 41,46 GW e nei primi mesi del 2026 altri 22,82 GW. A fine marzo risultavano 480 pratiche per un totale di 82,63 GW.
La concentrazione territoriale è marcata: la Lombardia guida la classifica con 273 richieste per 40,9 GW, seguita dal Piemonte (59 richieste per 12,36 GW) e dalla Puglia (25 richieste per 7,14 GW). Zone con nuove interconnessioni sottomarine, come Savona, Genova e Bari, sono diventate appetibili per grandi insediamenti.
Gap tra richieste e realizzazioni
Non tutte le domande si traducono in progetti reali. Negli anni 2023-2025 solo il 68% degli investimenti annunciati è stato effettivamente realizzato, secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano. I ritardi e le pratiche seriali creano un ampio scostamento tra gigawatt richiesti e capacità concretamente necessaria e realizzabile.
Collo di bottiglia autorizzativi e tempi di allacciamento
Un nodo critico è la tempistica per l’allacciamento alle reti in alta e altissima tensione. Le fasi che vanno dalla richiesta alla realizzazione richiedono mediamente tra 3 e 7 anni, un intervallo giudicato incompatibile con le esigenze industriali da molti operatori.
Il quadro autorizzativo italiano è frammentato tra procedure statali e competenze locali. Inoltre, la prassi attuale prevede che Terna emetta preventivi solo dopo la richiesta dell’operatore, senza un prescreening sulla fattibilità tecnica, ambientale o finanziaria. Il sistema favorisce richieste a catena, contenziosi e ritardi.
Efficienza tecnologica e impatto sui consumi
I progressi nei chip e nelle tecniche di raffreddamento riducono l’intensità energetica dei data center. Esempi aziendali mostrano guadagni di efficienza significativi: Google oggi ottiene oltre sei volte più potenza di calcolo per unità di energia rispetto a cinque anni fa.
Per questa ragione il rapporto suggerisce di usare lo scenario base come riferimento nelle pianificazioni di sistema, trattando gli scenari più alti come stress test. I data center, dotati di tecnologie di controllo avanzate, potrebbero inoltre contribuire attivamente alla gestione della rete offrendo servizi di flessibilità.
Quali fonti energetiche per i futuri data center
Lo studio conclude che la domanda prospettica può essere soddisfatta con energia rinnovabile, eventualmente integrata dall’attuale flotta di centrali a gas a ciclo combinato poco utilizzate, senza necessità di nuova potenza termoelettrica dedicata. Il nucleare — inclusi i piccoli reattori modulari — non dovrebbe fornire contributi significativi entro il 2035 e non va considerato come soluzione per coprire la domanda dei data center nel prossimo decennio.
Il Wwf chiede standard elevati: scegliendo aree già industrializzate per evitare consumo di suolo, adottando sistemi di raffreddamento a circuito chiuso per minimizzare l’uso di acqua e garantendo condizioni di lavoro e relazioni con il territorio basate su partecipazione e misure efficaci di ripristino ambientale, come sottolinea Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia.
Strumenti e misure proposte
Tra gli strumenti indicati dal report emergono i Power Purchase Agreement a lungo termine, già attivi in alcuni casi. Queste partnership aiutano a collegare consumi di grandi operatori con offerta rinnovabile dedicata.
- Apple–Engie: 138 MW (marzo 2026), parte di un portafoglio Engie da 1,6 GW al 2030;
- Edison–Data4: accordo decennale avviato dal 2025;
- Iren–Statkraft: 30 GWh/anno solare, decennale dal 2025;
- Enfinity–Microsoft: 400 MW in Italia nel 2026.
Il rapporto suggerisce inoltre misure politiche strutturali: un Piano Nazionale di sviluppo dei Data Center, un processo autorizzativo chiaro e senza cortocircuiti, criteri di idoneità territoriale (capacità di rete elettrica e fibra, alimentazione rinnovabile, prossimità a reti TLR) e soglie vincolanti di sostenibilità. Altre proposte includono prescreening tecnici per le richieste, il principio “brownfield only” per nuovi insediamenti e obblighi di approvvigionamento da fonti rinnovabili.
In sintesi, lo studio invita a evitare scelte affrettate e costose: pianificazione sobria, standard elevati e strumenti di mercato come i PPA possono favorire uno sviluppo della filiera dei data center che sia sostenibile dal punto di vista ambientale, energetico e sociale.











