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Sono morti impuniti i criminali nazisti coinvolti negli eccidi

by Rosario Sorace

E’ un capitolo della storia che fa orrore quelle delle stragi naziste in Italia e nonostante i 60 ergastoli inflitti dai tribunali italiani quasi tutte le pene non sono state mai eseguite dalla Germania e dall’Austria. Karl Wilhelm Stark ed Alfred Stork sono stati condannati come responsabili per aver partecipato ai massacri del 1944 in provincia di Reggio Emilia e a uno degli eccidi di Cefalonia dell’anno prima.

Gli unici che sono stati assicurati alla giustizia italiana sono stati Priebke e Seifert, il Boia di Bolzano. Oggi i pm dei processi affermano che si poteva e si doveva ottenere una vera collaborazione dai due paesi. “Le loro colpe, ora, finiranno sepolte definitivamente. La pena che la giustizia aveva deciso per entrambi non è mai stata eseguita, com’è sempre successo alla fine di tutti i processi istruiti dopo che l’Armadio della Vergogna fu voltato dalla parte giusta. Gli ultimi due criminali di guerra tedeschi condannati per le stragi naziste in Italia sono morti: Karl Wilhelm Stark, accusato di vari eccidi del 1944 in vari paesi dell’Appenino tosco-emiliano, ed Alfred Stork, ritenuto responsabile di uno dei massacri sull’isola di Cefalonia del settembre 1943 nei confronti dei soldati italiani della Divisione Acqui. Il primo aveva cent’anni ed è morto il 14 dicembre scorso. Il secondo di anni ne aveva 97 e si è spento il 28 ottobre 2018 ma solo di recente si è saputo che è morto. Nessuno dei due ha mai fatto un giorno di carcere o di detenzione domiciliare”.

“Si chiude una pagina giudiziaria. E si chiude male, in verità. Nessuno ha scontato la pena inflitta dal giudice” afferma desolato il procuratore generale della corte d’appello militare di Roma Marco De Paolis, che ha istruito decine di processi agli ex soldati ed ex ufficiali delle SS e della Wehrmacht per i loro eccidi durante la ritirata verso Nord.

Dal 1994 gli ergastoli inflitti dalla magistratura militare italiana sono stati 60 e questi fascicoli giacevano nel cosiddetto Armadio della vergogna dove erano stati occultati nel 1960. Dunque non sono stati eseguiti perché le richieste di estradizione o di esecuzione della pena nei Paesi dei condannati sono sempre cadute nel vuoto. Soltanto l’ex capitano delle SS Erich Priebke, faticosamente condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine, e il caporale Misha Seifert, il boia di Bolzano, estradato dal Canada, e poi morto durante la detenzione a Santa Maria Capua Vetere.

L’ex sergente Stark, che era inquadrato nella Divisione Corazzata ‘Hermann Goering’ della Wehrmacht, è morto il 14 dicembre scorso e non si è mai pentito per gli eccidi compiuti sull’appennino tosco-emiliano nella primavera del ’44, in particolare quelli di Civago e Cervarolo, nel Reggiano, due borghi dove il 20 marzo furono trucidate complessivamente circa 30 persone, tra cui il parroco, e quello di Vallucciole, nell’Aretino, dove oltre 100 tra uomini, donne e bambini vennero uccisi per rappresaglia.

Persino nel 2018 una troupe della Rai riuscì a rintracciarlo nella sua abitazione a Monaco e il boia nazista affermò che non poteva pentirsi di “una cosa mai fatta” e che il processo era stato “una farsa”. Andrea Speranzoni, che è il difensore di parte civile per i familiari delle vittime nel processo sull’eccidio di Cervarolo, afferma che nelle frasi dette si “riassume in sette parole il suo modo sprezzante e la sua totale assenza di rivisitazione delle sue azioni criminali”.

E l’avvocato ricorda che “Stark all’epoca della strage di civili innocenti a Cervarolo e nelle successive stragi realizzate dal suo reparto militare sull’Appennino tosco-emiliano, era un sergente, comandante di squadra nella 3a Compagnia del Reparto Esplorante ed in servizio nello Stato Maggiore. Stark è stato parte attiva nei massacri e sempre in servizio, come hanno ricordato vari suoi commilitoni, fra cui ad esempio Adolf Wedl”.

In questa comunità i nazifascisti prelevarono uomini, giovani e anziani, compreso il parroco don Giovanni Battista Pigozzi, e questi 24 civili inermi non solo furono uccisi a colpi di mitragliatrice ma si procedette anche a bruciare i loro corpi.

“Il processo celebrato – continua Speranzoni – davanti alla giustizia militare italiana si avvalse anche di intercettazioni telefoniche nelle quali gli ex nazisti, parlando fra loro, dimostravano negli anni Duemila la loro adesione alle stesse aberranti e violente idee di sessant’anni prima. In particolare si distinguevano Gabriel e Luhmann, presenti nelle azioni di Monchio, Susano e Costrignano”, e “i processi che hanno giudicato Wilhelm Stark colpevole” hanno “messo bene a fuoco le sue responsabilità come coautore di uccisioni e di operazioni militari che ebbero come obiettivo la popolazione civile”.

Il processo venne celebrato a Verona 10 anni fa “rimarrà pertanto importante nella storia giudiziaria italiana, poiché ha posto un punto fermo sulle responsabilità dei nazifascisti nella spietata repressione di vittime innocenti”.

Per l’avvocato si trattò “di operazioni finalizzate a creare un clima di terrore, ma che non impedirono alle forze della Resistenza di liberare il nostro Paese da 20 anni di dittatura fascista e dall’occupazione nazista”. Mentre Alfred Stork è uno dei responsabili della strage di Cefalonia la cui esecuzione penale risultava ancora pendente nel 2020, come quella di Stark e solo di recente si è saputo che è morto il 28 ottobre 2018.

Stork fu un ex caporale dei Cacciatori di montagna, i Gebirgsjäger, e fu condannato per l’uccisione di “almeno 117 ufficiali italiani” sull’isola di Cefalonia, nel settembre 1943. Stork confessò agli inquirenti tedeschi di aver fatto parte di uno dei plotoni di esecuzione attivi alla “Casetta rossa”, dove venne trucidato l’intero stato maggiore della divisione Acqui.

“Ci hanno detto che dovevamo uccidere degli italiani, considerati traditori”, affermò l’ex caporale che in tal modo accreditò la tesi del rispetto di ordini superiori. La sua testimonianza fu agghiacciante ma Stork si rifiuterà di ripetere in seguito ai magistrati italiani.

Le fucilazioni dei militari italiani furono eseguiti dall’alba al tramonto: “I corpi sono stati ammassati in un enorme mucchio uno sopra l’altro… prima li abbiamo perquisiti togliendo gli orologi, nelle tasche abbiamo trovato delle fotografie di donne e bambini, bei bambini”.

Stork non hai tenuto in considerazione il processo italiano e non ha mai impugnato la sentenza di primo grado e così la condanna all’ergastolo è diventata così definitiva. Però non ha mai scontato questa pena.

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