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Il socialismo liberale e riformista di Tristano Codignola

by Rosario Sorace

Il ricordo di Tristano Codignola è intrecciato profondamente alla storia del socialismo italiano, essendo stato uno dei principali animatori della stagione positiva del riformismo legando il suo impegno nell’istruzione pubblica e nella scuola italiana.

Nacque ad Assisi e suo padre, Ernesto, fu un valente pedagogista, nonché gestore dell’importante casa editrice fiorentina La Nuova Italia. Dopo la laurea in Legge a 24 anni, Tristano si dedicò con viva passione all’azienda ereditata dal padre di cui divenne direttore nel 1936 e successivamente nel 1945 fu consigliere delegato.

Coltivò ideali profondamente antifascisti e si nutrì di un profonda cultura liberal socialista. Per tale motivazioni nel gennaio 1942 Codignola fu arrestato per attività contro il regime e a giugno condannato al confino politico nel carcere di Firenze e successivamente a Lanciano.

Uscì presto da questa condizione a novembre, grazie ad un’amnistia, anche se fu sottoposto alla sorveglianza continua della polizia politica. Quindi fu tra i fondatori e poi esponente di spicco del Partito d’Azione che raccolse attorno a sé le associazioni che lottarono il regime, quali la più nota fu Giustizia e Libertà.

Tristano partecipò sin dal 1943 nella città di Firenze alla resistenza al nazifascismo. Rimase profondamente turbato proprio dall’omicidio del filosofo Giovanni Gentile, nonostante lo avesse criticato aspramente per le sue posizioni di fiancheggiamento al fascismo e la sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana.

Codignola fu autore di una dura presa di posizione per questo assassinio scrivendo un articolo nell’aprile del 1944 sul foglio clandestino La Libertà. Quando finì la guerra Codignola proseguì la sua esperienza politica nel Pd’A, e, dunque, fu eletto deputato all’Assemblea Costituente nel 1946.

Fu vicesegretario di questa formazione politica e sostenne la candidatura di Riccardo Lombardi al congresso del 1946. Tuttavia questo partito si sciolse presto anche se uno degli artefici della sua nascita, Piero Calamandrei, fu contrario alla sua fine.

Iniziò una diaspora degli azionisti e Tristano si collegò soprattutto alle posizioni di Giuseppe Saragat, che nel frattempo nel 1947 era stato il fautore della prima scissione dal Partito Socialista Italiano di Palazzo Barberini sul versante di una nuova politica che mostrasse la fedeltà all’alleanza atlantica e la condivisione di alleanze governative con la Dc.

Il nuovo segretario del “Partito Socialista dei Lavoratori Italiani” fu l’intellettuale e scrittore Ignazio Silone, leader di “Europa Socialista”. Nelle elezioni del 18 aprile del 1948 Codignola partecipò alla coalizione Unità Socialista che fu composta da una lista del PSLI con l’Unione dei Socialisti, una forza politica capeggiata da Ivan Matteo Lombardo, nonché altri piccoli gruppi.

Ma Codignola non venne rieletto e già nel dicembre 1949 aderì al “Movimento di Unificazione Socialista” di Giuseppe Romita, che fu promotore, nel giugno precedente, di una scissione interna al PSI. Questa formazione confluì poi, insieme ad una componente fuoriuscita dal PSLI, nel Partito Socialista Unitario.

Nel 1951 si giunse alla fusione con lo stesso PSLI dando vita a quello che, nel gennaio dell’anno successivo, che prenderà il nome di Partito Socialista Democratico Italiano. Saragat divenne il leader di questo partito già nel 1951 e impose la sua linea molto vicina alla collaborazione con la Dc.

Nel dicembre del 1952 Codignola venne espulso dal Psdi poiché si oppose all’approvazione della cosiddetta “legge truffa” approvata dal gruppo dirigente saragattiano. Nel febbraio del 1953 Codignola diede vita ad Autonomia Socialista, di cui fu segretario, e che si presentò alle elezioni.

Non venne eletto neanche in questa occasione anche se si batté per non fare passare al referendum la legge truffa. Quest’ultimo risultato fu raggiunto e Codignola caparbiamente continuò il suo impegno politico nei gruppi minoritari del socialismo liberale fondando la rivista Nuova Repubblica.

La svolta avvenne nel 1957 quando Codignola aderì infine, insieme ad altri politici di Unità Popolare, nel PSI. Il tutto allo scopo di consentire a questo partito di rafforzare la politica dell’autonomia socialista che si sganciasse definitivamente dall’alleanza frontista e dall’orbita di influenza del Partito Comunista Italiano.

Tutto ciò venne favorito anche dai fatti di Budapest del 1956. Codignola divenne responsabile dell’istruzione pubblica del Psi che sarà un incarico che terrà per quasi vent’anni, sino al congresso del 1976. Ricoprì la carica di deputato nazionale dal 1958 al 1968.

Poi, di senatore dal 1968 al 1972 sempre nel Partito Socialista Italiano. Nel 1962 fu il vero grande artefice di una delle riforme di grande valore del centro sinistra che portò all’approvazione della legge istitutiva della scuola media unica. Durante il 1968 fu un osservatore attento e aperto al dialogo e si fece anche proponitore di un’amnistia per i reati politici legati alla contestazione giovanile.

Per due anni dal 1970 al 1972 Codignola fu eletto vicesegretario del PSI. Nel 1980 fondò con Giovanni Carocci la Carocci Editore. Nel 1981 venne espulso dal partito per aver sottoscritto un manifesto di critica nei confronti del segretario Bettino Craxi e dell’allora gruppo dirigente del PSI.

La sua ultima esperienza fu quella di fondare insieme agli altri politici espulsi una “Lega dei Socialisti” che ebbe breve vita. Morì però alla fine di quello stesso anno, durante un convegno del neo-movimento a Bologna.

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1 comment

Salvatore Nicosia 22 Dicembre 2020 - 16:27

È bello, quasi incredibile, che qualcuno si ricordi ancora di Codignola e degli uomini della sua generazione che gli furono compagni. Uomini che avevano cultura, valori, princìpi, coerenza e forza d’animo. Bravo Avantilive.

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