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Il grande equivoco

by Nico Dente Gattola

Da mesi al centro dell’agenda politica, volente o nolente vi è il tema dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica, chiamato a succedere a Sergio Mattarella.

Il dibattito è andato avanti, in modo silente, come in una partita di scacchi, in cui i due giocatori si scrutano tra di loro e cercano di prevedere le mosse dell’avversario; questo perché negli ultimi anni, per la verità con la fine della c.d. “prima Repubblica” il ruolo del Presidente è inesorabilmente cambiato.

Ma perché tanta attenzione intorno all’elezione? Non è solo per il ruolo o per la funzione che si va a ricoprire per 7 anni, ma c’è dell’altro.

Infatti, a cominciare dai grandi elettori e per finire ai segretari di partito, ognuno sa perfettamente che si tratta di un ruolo esiziale nella vita politica italiana, con un potere che di fatto si avvicina ormai a quello di un premier.

Questo perché siamo al cospetto di una figura che oggi non può essere definito più come un notaio della Costituzione, ma, il presidente negli ultimi anni si è ritagliato un ruolo sempre più attivo nella vita politica italiana.

Ma come si è arrivati a tutto ciò? Ad una figura che incarna un presidenzialismo sempre più spinto?

Di sicuro un ruolo rilevante è da attribuirsi alla crisi che attanaglia ormai da un trentennio le nostre istituzioni e con esse i partiti politici, incapaci di rigenerarsi e finanche di darsi regole che potessero assicurare una minima governabilità.

Nella palude della politica italiana, l’unica istituzione in grado di garantire un minimo di stabilità è stato il Quirinale, i cui inquilini hanno ripetutamente coperto le mancanze della classe politica, diventando, circostanza inusuale nella prima Repubblica, vero punto di riferimento per le cancellerie di mezzo mondo.

Insomma, sia pur restando immutata la Carta Costituzionale, di fatto, la figura del Capo dello Stato si è evoluta al punto da figurare una sorta di “soggezione” da parte dell’esecutivo: basti pensare al Conte I in cui il ruolo di Sergio Mattarella, era alquanto rilevante.

Si badi, non è l’unico esempio se andiamo a vedere il mandato di Giorgio Napolitano e di Oscar Luigi Scalfaro, che hanno avuto un ruolo non secondario nella nascita e nella caduta di alcuni governi.

Attivismo che non sempre è stato apprezzato e da alcuni è stato bollato come vera e propria ingerenza, ritenuto oltre i limiti dei poteri presidenziali, fissati nella Costituzione.

Giusto o no, va detto che tali interventi hanno origine da una scelta della classe politica che ha trovato più semplice affidare certe decisioni all’inquilino del Colle.

Non deve quindi meravigliare che il Capo dello Stato si senta implicitamente legittimato ad assumere su di sé il peso di condurre la politica nazionale, con decisioni che lo fanno assomigliare sempre di meno ad un notaio.

Scelte che non sempre sono state appoggiate dalla classe politica che ha finito per contestare l’azione del Presidente, di cui esiste ampia casistica.

Basti pensare alla parabola politica di Giorgio Napolitano che a torto è stato accusato di comportarsi come un “monarca” non a caso fu soprannominato “Re Giorgio” per aver condizionato la scena politica italiana.

In realtà lo stesso bis fu dovuto alle mancanze della politica, che non è stata in grado nemmeno di eleggere un successore.

Situazione che si sta ripetendo in questi giorni per la scelta del successore di Sergio Mattarella.

E pensare che un tempo la scelta dell’inquilino del Colle, paradossalmente non aveva l’attenzione di oggi, perché colui che veniva eletto doveva ricoprire un ruolo tutto sommato di rappresentanza, visto che eravamo e siamo in una Repubblica parlamentare.

Sarebbe il caso, allo scopo di evitare potenziali rischi di devianza della figura, di fare una nuova riforma; atta a disciplinare il ruolo alla luce della sua evoluzione.

In mancanza di ciò sarebbe, al contrario, cosa saggia se finalmente, dopo un trentennio di crisi, la politica tornasse ad avere un ruolo e ad assumersi le proprie responsabilità.

Questo perché l’istituzione del presidente della Repubblica è vittima di un grande equivoco causato da altri e non dal Capo dello Stato in carica.

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