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Il giudice “No Green Pass” viene sospeso dalla magistratura

by Rosario Sorace

Il giudice no green pass, Angelo Giorgianni, è stato sospeso in via cautelare dalla sezione disciplinare del Csm dalle funzioni e dallo stipendio.

È stata così accolta la richiesta del Procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi. I fatti sono noti e sviscerati: il 9 ottobre Giorgianni aveva fatto un infuocato intervento dal palco di una manifestazione contro il green pass e il magistrato della Corte d’Appello di Messina in quell’occasione aveva chiesto “un processo, una nuova Norimberga” per i politici e il governo.

Il magistrato aveva detto che occorreva “giustizia per i morti, le privazioni, la sofferenza che hanno causato” i politici e il governo.

Pertanto appreso di tali inusuali e farneticanti accuse profferite da un magistrato in ruolo, la ministra della Giustizia Marta Cartabia, ha provveduto ad inviare gli ispettori per accertamenti e, contemporaneamente, il Csm ha aperto il procedimento disciplinare.

Intanto il magistrato dovrebbe andare in pensione a Gennaio e, dunque, la difesa di Giorgianni aveva provato a rinviare questo procedimento, allegando la richiesta del magistrato di anticipare a novembre il collocamento a riposo.

Ma Giorgianni aveva il suo piano B che era anche quello di dimettersi dall’ordine giudiziario. Angelo Giorgianni ha operato in magistratura dal 1977  nelle procure prima di Caltagirone, poi di Reggio Calabria fino al 1985, mentre, dopo, è tornato a Messina dove diviene Sostituto procuratore della Repubblica.

Abbraccia l’impegno politico e nel 1996 viene eletto al Senato per Rinnovamento Italiano nel collegio di Fano. È, quindi, viene nominato sottosegretario agli Interni del Governo Prodi fino al 13 marzo 1998, per dimettersi in seguito allo scoppio dello scadalo del “verminaio Messina” in cui viene coinvolto. Pertanto lascia i diniani e per un anno aderisce al Partito Popolare Italiano ed infine finisce nell’UDEUR.

Torna in magistratura nel 2001 ricoprendo la carica di Presidente di Sezione presso la Corte di Appello di Messina.

Nel 2010, invece, è nominato dal ministro Angelo Alfano come uno dei tre presidenti dell’Organismo Indipendente di Valutazione (OIV), organismo che valuta i dirigenti del Ministero della giustizia.

E’ stato anche Presidente di Commissione Tributaria Regionale. Recentemente Giorgianni ha espresso posizioni ampiamente complottiste e negazioniste ed è stato co-autore del libro “Strage di Stato. Le verità nascoste del Covid-19” con una prefazione di Nicola Gratteri, che peraltro successivamente si è pentito di aver presentato questo libro con la sua introduzione.

Durante la manifestazione nell’ottobre del 2021 ha tra l’altro anche detto “se il fatto di indossare la toga mi deve limitare a esprimere la mia opinione sulla legittimità di atti o di provvedimenti, o peggio ancora a denunciare fatti penalmente rilevanti, anche se riguardano rappresentanti delle istituzioni, allora preferisco lasciare la toga”.

Nel corso della manifestazione, aveva denunciato il governo italiano alla Corte internazionale di giustizia per crimini contro l’umanità e aveva invocato una “nuova Norimberga”.

A questo punto alcuni componenti del Consiglio superiore della magistratura hanno richiesto una pratica urgente davanti alla prima commissione per “verificare l’impatto di tali condotte sulla percezione della sua indipendenza quale magistrato”.

Durissima la posizione dell’Associazione nazionale magistrati che ha ritenuto le affermazioni di Giorgianni “apodittiche”, condannando “fermamente le parole e la condotta, non improntata a misura, equilibrio e sobrietà”.

Giorgianni non è nuovo a tempeste mediatiche giudiziarie, nel 1998, la stampa e la commissione parlamentare antimafia denunciarono il cosiddetto “verminaio Messina”, con presunte commistioni tra docenti universitari, imprenditori e magistrati, che portarono a numerosi arresti e, quindi, anche alle dimissioni di Giorgianni dalla carica di sottosegretario per i suoi rapporti, da magistrato, con discussi imprenditori.

Tuttavia il procedimento contro di lui davanti al Consiglio Superiore della Magistratura fu bloccato con delibera del Senato della Repubblica del 29 luglio 1999 sulla base della insindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari.

Questa delibera fu annullata dalla Corte Costituzionale tre anni dopo, mentre sia gli accertamenti svolti nelle competenti sedi giudiziarie, sia il procedimento disciplinare innanzi al Csm mostrarono l’infondatezza dei rilievi mossi a Giorgianni. Ora Giorgianni chiude la sua carriera di magistrato a seguito di questo procedimento disciplinare.

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