Home In evidenza Riforma pensioni: Governo e sindacati in un “cul de sac”

Riforma pensioni: Governo e sindacati in un “cul de sac”

by Romano Franco

E’ crisi tra governo e sindacati, per quanto riguarda la nuova riforma sulle pensioni. “L’incontro non è andato bene”, dice il leader di Uil Pierpaolo Bombardieri, dopo la riunione di ieri.

Il no secco dei tre sindacalisti si è verificato quando l’esecutivo del premier Draghi, nonostante i limiti evidenziati in questi anni dalla riforma Fornero, ha riproposto il ripristino della stessa legge, seppur dilazionata negli anni.

La critica dei sindacalisti si concentra soprattutto sulla poca invettiva del governo, disposto a riesumare una norma “anziana”, nonostante i difetti e i limiti che essa presenta e ha presentato nel tempo.

“Sulle pensioni non c’è neanche una scelta: né 102 né 104, c’è solo la scelta di stanziare 600 milioni per la proroga di Opzione Donna e l’Ape sociale. Né ci sono risposte a chi ha versato per 41 anni i contributi a prescindere dalla età anagrafica, non ci sono risposte sulla necessaria riforme complessiva”, spiega Bombardieri, che spiega come ora si valutino nei prossimi giorni “forme e strumenti di mobilitazione per sollecitare scelte adeguate”.

A fare eco al segretario della Uil, è il leader della Cgil, Maurizio Landini, che minaccia: “Se si andrà verso una decisione bene, se vorranno confrontarsi con noi, noi siamo pronti a farlo giorno e notte. Se non dovesse avvenire nei prossimi giorni, dopo che valuteremo quello che il governo fa, decideremo le iniziative di mobilitazione più adatte nel rapporto con Cisl e Uil. C’è bisogno di cancellare e modificare forme di lavoro che non hanno più senso e sarebbe ora di costruire una forma di lavoro fondata sulla formazione e sulla stabilità. Questa è la condizione per determinare un sistema pensionistico che stia in piedi”, sottolinea quindi il sindacalista.

Nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi il governo “ci ha ribadito che il perimetro presentato” per le pensioni “prevede 600 milioni di spesa, con 600 milioni non fai una riforma degna di questo nome. Ci hanno confermato che allo stato quelle sono le decisioni che hanno preso”.

Parla di “mancate risposte sulle pensioni, l’assenza di finanziamenti sulla non-autosufficienza, e le mancate risposte sul tema della riforma fiscale” il leader Cisl Luigi Sbarra dopo l’incontro, mancanze che “ci portano a ritenere fortemente insufficiente il confronto con il governo sulla manovra”.

Le pensioni, dice “non possono essere considerate un dettaglio nella contabilità generale dello Stato: non sono solo un costo economico ma soprattutto un problema di sostenibilità sociale. Ed è sbagliato ritenerle un lusso, un privilegio o una regalia: sono un diritto fondamentale dopo una intensa attività lavorativa. Per questo abbiamo chiesto che si possa uscire a 62 anni”.

E mentre i sindacati si preparano alla mobilitazione, le richieste sono quelle di abolire Quota 100, una riforma bandiera del Carroccio che è stata un totale fallimento sui numeri, anche se ha dato possibilità a parecchi giovani di entrare nel mondo del lavoro. Nel frattempo, quel che si chiede al governo è di ammorbidire lo scalone di 5 anni, che scatterebbe da gennaio, e di puntare l’attenzione su lavori gravosi e donne, prorogando Opzione donna.

La ricetta Giallorossa di Pd, Leu e M5s prevede più incognite della legge primordiale. Una riforma che si rispetti deve essere fatta tenendo sempre conto delle differenze e dell’equità, sempre più difficili da garantire al giorno d’oggi. Fare più scaglioni sia per quanto riguarda le tasse che per quanto riguarda il sistema delle pensioni, potrebbe essere alla base per estendere questi principi a tutta la popolazione.

Inoltre, strutturare un sistema che permetta ai lavoratori più sacrificati di andare in pensione prima di chi ha un lavoro che può intraprendere anche in tarda età, sembra l’ideale per quanto riguarda la soluzione da applicare al sistema pensionistico. E, anche se in parte questa operazione viene già effettuata, suddividere le stesse categorie in più sottogruppi, tenendo sempre conto di studi e dati alla mano, può essere la cosa più equa e giusta che si possa fare.

Il lavoro nobilita l’uomo, diceva Virgilio, ma se esso viene degradato da un salario misero, da una pensione da terzo mondo e da condizioni deplorevoli, non può più considerarsi tale.

Dare ad un’operaio la possibilità di sopravvivere senza l’opportunità di vivere e prosperare, non può essere considerato impiego, anzi, al contrario, possiamo affermare quasi per certo che, questo sistema di leggi e di norme vigenti, non è molto distante dal concetto di schiavitù.

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