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Zapaden Park, un viaggio tra i fantasmi della memoria

by Nico Dente Gattola

Dopo due libri ispirati alla filosofia e con cui ha in un certo senso messo a nudo il suo tempo, Marco Palmieri sorprende i lettori con una spy story dal titolo Zapaden Park.

Il libro, ambientato nella Sofia post comunista del 2006, ha inizio allorquando un ex agente dei servizi segreti, Vasil Mladenov, da anni lontano dal suo paese, viene condotto dalla polizia in un parco di Sofia, appunto Zapaden Park, dove in una fossa è stato ritrovato il cadavere di una ragazza, sepolto lì, secondo gli inquirenti, nel 1989.

A partire da questo evento si dipana una trama avvolgente, un vero e proprio thriller che cattura l’attenzione del lettore, con il protagonista Vasil che dopo tempo si trova al cospetto del suo passato o, meglio, della sua precedente vita.

Perché l’importante qui non è tanto scoprire se l’ex agente sia o meno responsabile di questo omicidio, misteriosamente tornato a galla, ma il suo costante confronto con il passato, con un ambiente, una realtà e con persone con le quali il buon Mladenov credeva di non aver più alcun rapporto.

La narrazione ha sullo sfondo un delitto di 17 anni prima, ma è in realtà un viaggio nelle sensazioni di un uomo che ritorna dopo anni nella sua patria ed insieme un affresco del clima che si respirava dopo la fine del regime comunista in Bulgaria.

Anni difficili, che hanno trasformato i paesi dell’ex cortina di ferro in un’immensa terra di mezzo. Perché il passato torna o, meglio, è come se non se ne fosse mai andato, avendo spesso solo mutato nome: cambia poco se ciò riguarda i fantasmi che popolano la vita dell’ex poliziotto o la storia di una nazione intera.

Viene da dire, come Tomasi di Lampedusa, “cambiare tutto per non cambiare niente”. E non si è tanto lontani dalla realtà; viene qui fuori la vena fatalista dell’autore, da non confondersi però con semplice pessimismo, perché in realtà è lucida obiettività e constatazione oggettiva.

Con Zapaden Park l’autore rende anche un tributo ad un paese a lui molto vicino, ma com’è nel suo stile; non in modo agiografico o elegiaco, ma rendendolo protagonista di ciò che più l’appassiona, il viaggio all’interno della natura umana e delle sue infinite pieghe.

E quale periodo potrebbe meglio rendere questo viaggio se non quello che parte dal 1989? Tale anno ha una valenza simbolica altissima, quando con la caduta del Muro di Berlino si innesca un fenomeno i cui effetti si riverberano ancora oggi.

Ciò che quindi attira di più il lettore, anche quello meno attento a certe tematiche, è il riuscire a rendere da parte dell’autore un quadro di quello che era un paese ex comunista ed il difficile percorso verso una nuova stagione politica ed economica.

A volte ci si illude di aver chiuso i conti con una fase storica o con delle circostanze personali poco piacevoli, ma in realtà non è così perché, come ci dice l’autore attraverso i protagonisti del libro, spesso abbiamo realizzato solo un’operazione di rimozione mentale senza davvero eliminare nulla in concreto.

Insomma troppo spesso si nasconde la polvere sotto il tappeto, e questo vale per le scorie del regime comunista che ancora sembrano esistere in Bulgaria così come per i sentimenti e le vicende della vita.

L’autore non si avventura in valutazioni critiche o meno su quel periodo storico, ma cerca di rendere un quadro quanto più obiettivo possibile. Il ritorno alla democrazia, ci dice Palmieri, non è mai tutto rose e fiori ma è pieno di spine e di ostacoli, perché vi sono troppi aspetti del passato che tendono a sopravvivere.

Il romanzo è quindi nel complesso un viaggio nei sentimenti dell’essere umano, intrecciati al passare del tempo, inteso sia come tempo soggettivo, nostro interno, sia come tempo delle vicende storiche sullo sfondo delle quali si muovono i personaggi.

Ed in questo ZAPADEN PARK si pone in felice continuità con IL TEMPO E LA VIRTÙ e LA CASA OCCIDENTALE, precedenti creature di Marco Palmieri.

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