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Zagrebelsky fa chiarezza sulle strumentalizzazioni di incostituzionalità

by Romano Franco

E’ l’ora della resa dei conti. Alcuni leader politici con delirio di onnipotenza hanno deciso di criticare il Governo sulle misure applicate per il ritorno alla para-normalità della cosiddetta ripartenza. Le stesse vengono definite da alcuni come “prove di dittatura”. Secondo alcuni personaggi il cosiddetto lockdown viene utilizzato dall’esecutivo come strumento per instaurare un regime dittatoriale alla Pinochet o alla Mussolini. Ed è proprio dall’estrema destra che, qualche mese fa, celebrò la famosa marcia su Roma del 28 ottobre 1922, con una cena evento che riportava sul menù la stessa acquila fascista e il motto: “Dio, patria e famiglia”.

Verrebbe da dire da quale pulpito la predica. Ma dimenticati i loro principi e, ammesso che si tratti di principi, avvicinandosi al loro desiderio di stato totalitario, questi bontemponi dichiarano guerra al Governo per averci costretti ad una chiusura imposta per la tutela della salute, replicando aspramente il tentativo di abuso di potere, come se vivessimo in situazione di completa normalità.

La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, denuncia addirittura la “violazione della Costituzione”, così come Matteo Salvini, colui che questa estate, tra un drink e l’altro e qualche raggio ultravioletto di troppo, aveva chiesto i pieni poteri. A questi si aggiunge anche il leader di Iv Matteo Renzi che la Costituzione provò addirittura a demolirla, senza successo per fortuna, appena qualche anno fa, che con un intervento al Senato dice: “Non daremo a Conte i pieni poteri che non abbiamo dato a Salvini”, come se fossero giorni qualsiasi.

“Abbiamo una Costituzione sospesa da due mesi” dice la leader di Fratelli d’Italia che agita la battaglia strumentalmente alla Camera, proprio lei che ha fondato il suo partito su ideologie post fasciste.

Ma a zittire tutti ci pensa Zagrebelsky che in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano dice: “Chi dice che il governo e il suo capo si siano dati i famigerati pieni poteri e che la Costituzione sia stata violata, non sa di cosa sta parlando”.

E alla domanda: “Si mette in discussione la legittimità dei provvedimenti del governo. Lei che pensa?

Zagrebelsky risponde:

“Stiamo ai testi. Abbiamo due decreti-legge, il primo convertito in legge e il secondo, a quanto mi risulta, non ancora esaminato dal Parlamento, ma in vigore. E poi 11 decreti del presidente del Consiglio, gli ormai celeberrimi dpcm. I decreti legge sono equivalenti alle leggi, che servono, secondo Costituzione, a fronteggiare i “casi straordinari di necessità e urgenza”. Credo che nessuno dubiti che si sia in uno di questi casi. Il decreto legge numero 6 di febbraio stabilisce che le autorità competenti sono “tenute ad adottare ogni misura di contenimento e gestione adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica”. Successivamente indica le materie in cui tali misure possono intervenire: circolazione, trasporti, scuola, manifestazioni pubbliche, ecc. In breve: le misure attuative (i dpcm) sono autorizzate dalla legge e il governo ha fatto uso dell’autorizzazione in quanto “autorità competente”. Il governo non ha usurpato poteri che non gli fossero stati concessi dal Parlamento. Undici decreti sono tanti, ma l’autorizzazione data al governo prevede precisamente che l’attuazione sia, per così dire, mobile, seguendo ragionevolmente l’andamento dell’epidemia”.

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